Diamandà

ovvero cronache profane di una tempesta vocale che si è abbattuta ieri su Firenze e sul sottoscritto. Mi reco insomma, vestito da marinaro e clamorosamente fuori posto in una platea giovane e con qualche darkettone, al Piccolo Teatro del Comunale ad ascoltare Diamanda Galás ed il suo spettacolo You’re my thrill (che diventerà un disco l’anno prossimo). Conosco già i prodigi della sua voce, che può far male; prendo ulteriore conoscenza della sua intelligenza creativa, con cui scompone i classici francesi e me li instilla in testa almeno fino al giorno presente. Mi dicono che, rispetto anche ad altri concerti, è in formissima. L’inizio è roboante e penso che i timpani  non sopravviveranno. Alla terza canzone – Amours perdues – reinventata e cantata con tutte le viscere, ho i lucciconi. Meno male che è buio. Anche Heaven have mercy, verso la fine, è da brivido. Sembra che Diamanda sappia leggere le esasperazioni proprie di ogni stile, e portarle al parossismo. Il resto, qualcosa di più qualcosa di meno, mi piace, anche se a volte sembra che prevalga la ricerca del perturbamento rispetto alla ricerca del senso. Un’artista incredibilmente originale, con un dono.
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6 Risposte

  1. per me la galas è insopportabile, così barocca e negativa / qualcosa di superfluo nel panorama musicale / sono passati anni dalla prima pessima impressione ed ancora non son riuscita a cambiare idea /
    naturalmente (as usual) è un punto di vista personale /
    un saluto /c

  2. La Galas continua a scavare nel solco tracciato ai tempi da Buckley (Tim) e continuato con le ricerche vocali di Stratos. Ognuno ha i propri gusti, ma occorre sapere che Diamanda fin dai suoi esordi si è ispirata alla sofferenza e al disagio per narrarci la sua arte. Dopo la morte del fratello il suo interesse si è spostato verso un tentativo di “Canto estremo del dolore”, sorta di esorcismo artistico nei confronti del male estremo, sempre presente nell’uomo.
    Una poetica condivisibile o meno, ma sempre una poetica vocale d’alto spessore e su questo non ci piove. Sfido a trovare altre cantanti, troppo spesso considerate “artiste”, capaci di narrare poetiche così sublimi… poi vabbeh, piace ai dark per chiaro gusto estetico funebre di quest’ultimi, ma non solo.
    Come si sarà capito adoro quella donna… bob, ti invidio. 😉

    yours

    MAURO

  3. mauro
    leggo con ritardo il tuo commento /
    conosco la storia di diamanda galas (devono anche averle dedicato un ciclo di storyville, se non erro), ugualmente non ne apprezzo la sperimetazione, troppo arzigogolata e pesante / …fermo restando che questa è la mia personale opinione (nel post precedente forse non l’avevo sottolineato, ma mi pare ovvio) /
    un saluto / P

  4. post scriptum /
    l’interessante e centrato parallelo con buckley non toglie il fatto che i risultati estetici dei due artisti sono diametralmente diversi / personalmente trovo che la componente uterina (etim. isterica) della galas appesantisca la desolazione disperata e il delirio elegante di tim buckley, che rispetto a lei ha proposto una narrazione ben più fluida e lieve /
    P

  5. Hai assolutamente ragione Parergon riguardo a Tim. Il paragone è chiaramente basato sulle tecniche e ricerche vocali non certo per il risultato espressivo finale. A confronto di Diamanda, Tim è solare! ^__^

    E si: hanno dedicato a Diamanda uno storyville di spessore raro. 😉 Grazie del confronto.

    yours

    MAURO

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