Sacro Rota

Ieri, concerto pomeridiano alla biblioteca Magliabechiana degli Uffizi, che davvero gode di una acustica perfetta: avvolgente e naturale.
Musiche di Nino Rota a cura del Trio Albatros: un ensemble giovane, sicuro di sé e di ottima qualità. Attento, a suo ulteriore merito, alla musica di oggi.
Con Rota difficilmente ci si riesce a sottrarre dalle suggestioni filmiche, nonostante i propositi di affrancarlo dalla sua figura di sound tracker.
Gli astanti a me limitrofi mugolano all’unisono sul medley delle musiche felliniane elaborato da Rocco Abate: evidente indizio epistemologico di metus novi nell’ascolto – si apprezza ormai solo quello che già si conosce, su cui si può essere confortati dalla propria pre-scienza…
L’Albatros, meritoriamente, ci prova ad ampliare i nostri orizzonti, ed infatti ha appena presentato un cd di musica da camera di Rota, etichetta Stradivarius.
Lo sforzo tecnico è notevole ma, almeno per quello che è stato presentato ieri, lo stile di Rota non riesce, pur nella sapienza di scrittura, ad affrancarsi dagli stilemi di inizio secolo scorso e proporre qualcosa di sferzantemente originale: non certo casuale l’encore con un interludio di Jacques Ibert.
Eccezione, forse, è il Trio per flauto violino e pianoforte (1958) eseguito in apertura, che merita almeno un riascolto quando non una sistematica scoperta.
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