Trois cartes ici… Quatre là!

partivo doppiamente prevenuto. L’opera di Bizet non rientra certo tra le mie preferite, come tutte le cd. “opere da pullman” (quelle ove si conoscono tre arie e si cantano in gita); inoltre ero circuìto dalle critiche che sono piovute su questo allestimento, senza lasciare totalmente immuni cast vocale e concertazione.
Allora, quando si vuol prendere in giro un avversario surclassato a scopa, gli si dice «conta te i punti che fai prima».
Quanti punti abbiamo totalizzato ieri, al di là degli scroscianti applausi del pubblico, sempre benvenuti?
Mêlons, Coupons! Scorriamo rapidamente il mazzo.
Poche carte: una scenografia e regia [EDIT: di Carlos Saura] evidentemente irrisolta tra zeffirellismo (i disegni proiettati sul sipario agli intervalli) e kabuki, ritrova qualche idea nell’ultimo atto, dove il sole s’affioca in concomitanza col maturare della tragedia, e dove mi è piaciuta quella porticina rossa che delimita la dimensione “pubblica” e “privata” del dramma dei due protagonisti.
Tra la primiera dei cantanti, contiamo il sette di cuori Alvarez, certamente superiore al restante lotto per qualità, ma con un contegno attoriale, riprendendo  Arruga, al limite del fastidio.
Non una grande impressione, invece, né dal “sette bello” Gertseva (potente, ma inespressiva: brutta Habanera, piacevole Seguidilla) né dalla Mula, che sa come conquistarsi le grazie del pubblico, mediante i mezzi toni, e finisce lì; né infine da d’Arcangelo, che concepisce Escamillo come una rincorsa a chiudere sulla nota alta. Tre cantanti dotati ma ingessati. Niente primiera.
Il “re bello” (in Versilia si conta) è nostro. Un Mehta malizioso, a volte larghissimo in aiuto ai cantanti, a volte roboante sopra essi; bello, staccato accelerato e marcato come mi piace, nei Preludi a primo e quarto atto. Ho avvertito un paio di errorini all’inizio ma, giustamente, “non scassiamo la penna”.
Il Coro (vero mazzo di denari di questa compagine) lo cito assolutamente (per carità! smile): sui suoi standard di qualità, senza impressionare.Conclusione: uno a tre, denari pari. Un po’ pochino. Contiamo di rifarci con Fedra.

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