recondita armonia di Giuditte diverse

mancano 72 ore alla chiusura della Mostra su Francesco Furini a Palazzo Pitti. L’ho visitata solo stamane e l’ho trovata fantastica, al punto che ho acquistato anche il non “newtoncomptonoso” (€35 scontato) catalogo.
Furini necessita di essere affrancato da ogni accostamento allo stile di Caravaggio (quantunque avesse lavorato in gioventù presso la bottega di un suo discepolo), non possedendone l’esasperazione anatomica, fisiognomica, dinamica. Va verso un’altra direzione, la ricerca della soavità, soprattutto nei volti; ma incastonandola in contesti notturni ed in meraviglie cromatiche.
Si avvertono diversi periodi emozionali: i dipinti immediatamente successivi al 1633, anno in cui prende l’abito talare, testimoniano di un inaridimento, quasi a tangibile ripulsa del mondo secolare – tale atteggiamento sarà per fortuna temperato nel giro di un triennio, avviandolo verso i capolavori delle Maddalene (incanti color oltremare), di Agar, di Sebastiano (deliziosa rubedo).
Potente, invece, la mano sui disegni preparatori agli affreschi (1639-42) della Sala di Giovanni da San Giovanni, che ospita parte della mostra. Si può così confrontare il tratto a matita rossa (quasi sempre proveniente dal Gabinetto dei disegni e stampe degli Uffizi) ed il risultato sulla parete (per me stravince il disegno).
La rassegna collaziona meritoriamente tele provenienti, tra l’altro, da Praga, Madrid, San Pietroburgo, Monaco, Stoccarda, Schlissheim…
Per cui, andate! Mi ringrazierete. Oltretutto la mostra è assai poco visitata in rapporto alla Galleria Palatina (biglietto diverso): passate le code uniche alla biglietteria ed all’entrata, (comunque smaltite in fretta: 15 minuti cumulativi di attesa), godrete della tranquillità necessaria alla concentrazione.
Dopo la visita alle altre parti del palazzo previste nel biglietto (Museo Argenti, Porcellane, Costumi, Boboli, Giardino Bardini); mi son ristorato in San Frediano con un light lunch a base di maccaroni al sugo, una lonza (di maiale) leggiera e presta molto, fagiuoli all’uccelletto, vino al fiasco e caffé.In fase digestiva, sorpresa a pagina 212 del catalogo, a proposito della Giuditta fiorentina: «Il ruolo iconico del dipinto nella percezione del Seicento fiorentino è testimoniato dall’utilizzo fattone nell’allestimento di Tosca durante il 68° Maggio Musicale Fiorentino (2005) [vedi mia breve recensione e chiosa su critiche al regista]… In quell’occasione al Teatro Comunale in un allestimento [quello di Giorgio Barberio Corsetti e Cristian Taraborrelli] ricco di rimandi alla pittura del Cinque e Seicento da Andrea del Sarto a Mattia Preti, era visibile sulla scena una riproduzione della Giuditta di Furini, mentita come Maddalena, nella cui veste il pittore Cavaradossi avrebbe ritratto la marchesa Attavanti, provocando la gelosia di Tosca».

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