Daniel-san

due righe a proposito del debutto scaligero, stringate come sempre, mercé l’ascolto radio-satellitare.
Campeggia lo straordinario stato di forma dell’orchestra, guidata da un “sosia di Billy Joel” in grande condizione. Una interpretazione eccezionale, caratterizzata da un suono invidiabile, mellifluo; e soprattutto da una agogica azzeccata in pieno, tra lentezze (accanto alle ricordate lezioni dei massimi interpeti, mi sembra ben tangibile quella bernsteiniana) e convulsioni cromatiche ben presenti ma non esasperate nell’effettistica. Sciogliere la matassa musicale del Tristano è una probatio diabolica, e appare superata con lode, bacio accademico e dignità di stampa (in DVD).
Amfortas ha parlato di “spolvero inaudito da anni”: durante l’ascolto mi sono maliziosamente domandato se tornare agli impraticati capisaldi della storia dell’opera, anziché rispolverare l’ennesimo inedito settecentesco, tipo L’idrocele di Poseidone, o Il Mercurio indultato, abbia avuto una forza motivante anche sugli orchestrali.
La regia di Chéreau, al solito, destoricizza il contesto ad indicare la perenne attualità delle tematiche trattate. Per esprimere un giudizio completo dovrei scorgere il secondo atto, che ho solo ascoltato. Lasciatemi intanto dire: dopo tante patinate “sublimazioni” con luci bianche rosse o quant’altro, è bello ritrovare una Isotta che stramazza al suolo, tra ruscelletti di sangue, dopo cinque passi, esattamente come il Bill di Quentin Tarantino.
Sui meriti o demeriti dei cantanti non dico, aderendo alla schiera “Carducciana” di quelli che – di fronte a tanta bellezza orchestrale – ritengono che il cimento vocale sia destinato inevitabilmente ad essere impari. Non mi è parso, però, questo sfacelo.

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5 Risposte

  1. Grazie della citazione.
    Ormai tutto è storia, direi, mentre mi sembra irrinunciabile lo spunto sui presunti separati alla nascita.
    Alcuni attenti osservatori hanno individuato evidenti somiglianze tra Ian Storey e il Grissom di CSI.
    Io contesto fieramente e trovo invece che in alcune espressioni, Storey sia riconducibile all’appesantito Alec Baldwin di questi ultimi anni.
    Non solo, rilancio pure: la Meier, stravolta dalla concentrazione, mi è apparsa talvolta ricordare Dame Joan Sutherland. In alcuni momenti le usciva una scucchia sbaloriditiva.
    So che Giorgia, da attenta osservatrice qual è, indicherà la strada maestra e risolverà la fondamentale questione.
    Ciao 🙂

  2. 1) nulla da eccepire sull’esecuzione musicale, non sono un’appassionata di Wagner ma ho ascoltato dalla prima all’ultima nota, il che vuol dire che non può aver fatto tanto schifo come sostengono quelli lì, altrimenti avrei cambiato canale;
    2) in ogni caso meglio William Petersen di Alec Baldwin;
    3) sono comunque perplessa a causa delle scelte sceniche: solo menzionare “Tristano e Isotta” mi mette in modalità preraffaellita. Non posso farci niente, succede e basta. E quindi quando mi trovo davanti qualcosa che di preraffaellita non ha proprio un beato piffero… boh, ecco, mi perplimo.

    > la Meier, stravolta dalla concentrazione, mi è apparsa talvolta ricordare Dame Joan Sutherland. In alcuni momenti le usciva una scucchia sbaloriditiva

    ma ROTFL!!! 😀

  3. (l’ho risolta con una risata, altroché. :D)

  4. ragazzi ora che mi ci fate pensare… è Grissom a palla! 😀 qualche cena in più di “Vivere e morire a L.A.”, ma me lo rassembla parecchio!!

    Insomma, tra BarenJoel e Grisstorey, siamo di fronte a “L’attacco dei cloni!!”

  5. …e hai dimenticato la Waltrauderland… 😀

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