sf*ga e contromisure

Ai superstiziosi dico subito di non scappare a gambe levate da questo scabrosissimo post, perché ho pronto un suggerimento.Insomma, domani l’altro, con la prova generale pomeridiana, apre al pubblico l’allestimento fiorentino dell’OVI (Opera Verdiana Innominabile), spesso indicata con giri di parole “l’opera verdiana che debuttò a San Pietroburgo” o con assonanze lasciate alla fantasia di ognuno. Io me ne sono coniate tre: vegetariana (“la verza nel cestino”), sartoriale (“la forma del vestito”), liceal-softcore (“la porca del festino”, ovviamente di mia preferenza).
In realtà ero partito con le migliori intenzioni di non curarmi di questo tabù; ma alla prima (ed ultima), timida sortita del nome vietato fronte a qualche musicista, mi hanno fatto pentire di essere nato!
Inutile dire che, oltre al nome, anche l’opera in sé induce molti ad un’inveterata tensione anticipatoria del peggio.
Senza voler togliere lavoro ai bravi musicologi del Maggio, che promettono approfondimenti nel programma di sala, proviamo a sviluppare qualche pensiero al riguardo.

Molti sanno a cosa l’opera deve gran parte della sua triste fama: nel 1960, durante una data al Metropolitan di New York (protagonista anche Renata Tebaldi), il giovane e famoso baritono Leonard Warren venne fulminato da un attacco durante la cabaletta del terzo atto.
Titolo: Morir, tremenda cosa…!!!
In un ambiente, quello artistico, a spaventoso tasso di superstizione, potete immaginare l’effetto di questo episodio! Per giunta, verso un’opera foschissima, tragica al massimo grado, dominata dalla idea dell’uomo (citando Cocteau/Stravinskij) come giocattolo di dei senza cuore. E che nella sua storia, attorno a questo fatto assai gramo, ha conosciuto anche altri infortuni più marginali, di canto o addirittura dell’impianto elettrico.

La considerazione che però vorrei fare è che, con questo metro, dovremmo obliare il nome e la sostanza di una gran fetta di capolavori musicali.
Di seguito ecco una serie – probabilmente incompleta – di tristi eventi scenici, più o meno noti; sperando che ciò vi porti a esorcizzare “la Verza” piuttosto che a equipararle mezzo repertorio!!

PARTITURE NEFASTE. Dimitri Mitropoulos, Giuseppe Sinopoli, Eduard van Beinum, Franco Capuana, Fausto Cleva, sono cinque grandi direttori (i primi tre grandissimi) improvvisamente deceduti sul podio; rispettivamente durante la Terza di Mahler, Aida, la Prima di Brahms, Mosé, Orfeo ed Euridice. Ad essi va aggiunto il pianista Simon Barere, stroncato durante il Concerto per pianoforte di Grieg – altro compositore che non fa far salti di gioia ai musicisti.
Aroldo Lindi, famoso tenore durante e a cavallo delle guerre, morì in scena cantando con passione Vesti la Giubba.
Il promettentissimo direttore ungherese Istvàn Kertész, certamente destinato a diventare uno dei massimi interpreti brahmsiani, fece “la fine di Barbarossa” per una nuotata in mare durante una pausa di registrazione delle Variazioni su un tema di Haydn.

EVITATE QUEI LUOGHI! Per altri, l’ultima ora è scoccata ugualmente on duty, ma ignoro cosa stessero eseguendo. Per la massima profilassi, il superstizioso dovrà evitare accuratamente l’organo di Notre-Dame (vi si accasciò sopra il compositore Louis Vierne), le prove della Royal Liverpool Ph. (fatali a Paul Kletzki) e per finire le TV di Belgrado (Franz Konwitschny morì durante una ripresa).

OMICIDIO DEL CONSENZIENTE. Non strettamente “scenico” fu il fato di Kondrashin, che scelse di dirigere la Prima di Mahler nonostante i medici gli avessero vietato di farlo, causa prodromi di crisi cardiaca. L’esecuzione fu trionfale ma anche esiziale nel giro di una dozzina di ore.
Per non dire de “i’ Lulli“, cioè il mio vicino di casa naturalizzato francese, che cocciutamente rifiutò per giorni ogni tipo di cura e di fatto morì grottescamente per… una bacchettata al piede andata in cancrena! Stessa cosa successa, ma alla mano sinistra, ad un giovane direttore fiorentino, fortunatamente disinfettatosi, ed oggi in ottima salute (anche se da quel giorno si porta dietro qualche soprannome non propriamente bigotto).

TEARS FOR FEARS. Dati alla mano, comunque,e con sommo dispiacere per wagneriani e innamoràti, devo sancire che l’opera più sfortunata della storia è… Tristano e Isotta. La quale è riuscita dove nessuno ha osato: far morire due direttori sullo stesso podio e sulla stessa partitura! È successo a Monaco di Baviera, prima con Felix Mottl nel 1911, poi con Joseph Keilberth, altro nome di peso, nel 1968!
Brrrrr… sono autorizzati gesti apotropaici.

WARREN “FILOSOFICO”. Infine, quella che per me è la storia più assurda, e che fa da controcanto alla “tremenda cosa” da cui siam partiti. Torniamo al Met di NY, nel 1996. Il tenore Richard Versalle è impegnato ne L’affare Makropulos di Janacek. Improvvisamente perde l’equilibrio e cade dalla scala mobile da archivio su cui era scenicamente collocato, a tre metri di altezza, atterrando in un tonfo clamoroso. Morirà poco dopo in ospedale.
Le ultime parole che è riuscito a cantare sono state: Vivere così a lungo, che peccato
!!!!!!!!

….Bene.
Siete ancora lì, tutti interi?
Avete fatto abluzioni con l’acqua santa?
Soprattutto, vedete che non è il caso di demonizzare la povera opera verdiana?
…no, eh?
beh, allora, fate come me. Stampatevi un ritratto di Franz-Joseph Haydn (se volete, anche quello che uso io) e mettetevelo in tasca prima di recarvi a teatro. Perché Haydn è per me il nume della fortuna musicale.
Leggiamo sul “Giacomo Manzoni” cosa successe durante il suo soggiorno londinese (1791): ad uno dei concerti diretti da Haydn con composizioni proprie, il pubblico era accorso verso il podio per acclamare l’autore al termine di una sinfonia che aveva incontrato il favore particolare dell’uditorio: appena lasciati liberi i posti al centro della sala, un grande lampadario cadde nella platea senza fare nessuna vittima. Fu allora che il pubblico gridò al “miracolo”, e questo nomignolo restò a designare la Sinfonia n.96, che però in quella occasione non fu eseguita.

Come vedete, un Haydn a teatro fa più di cento corni.

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17 Risposte

  1. chiaramente ignoravo il tutto, ma mi sembra che la tradizione venga mantenuta…

  2. http://notizie.msn.it/msn/news/regioni/2007-11-21_121138186.html
    (si vede che onn sono ancora capace di mettere i link inmodo corretto, questo è più breve e la notizia è la misma)
    cri

  3. purtroppo le diatribe sul decreto Asciutti preesistono alla “Verza” fiorentina…

    Grazie Cri, io ieri sono stato impegnato tutto il giorno e la decisone mi era sfuggita…

  4. Oltre a quello che già hai sottolineato ( e lasciamo stare il Macbeth e l’opera con la Bambola…), baccati questi ulteriori perché:

    1…perché quando fu programmata nella stagione 1966-67 a Firenze ci fu l’alluvione?…
    2nell’ultima produzione bolognese al baritono si ruppe la dentiera durante la generale, portò a termine la recita con qualche difficoltà di pronuncia ( affaffini, una fuora mi lafiafti etc.etc. )
    3Durante un’intervista a Pavarotti al suo concorso ippico a San Marino, in diretta su Rai1, Gianni Minà si confuse con il debutto appena fatto di Pavarotti nell’ANDREA CHENIER al Met, dicendogli che aveva debuttato nella FORZA DEL DESTINO.
    Pavarotti impallidì, e cominciò a biascicare facendo le corna con entrambe le mani.
    Quello fu l’ultimo anno che il concorso si fece, e poco dopo Lucianone fu accusato di frode fiscale, e venne beccato con la Nico alle Bahamas.

    Si parla pure di sciopero per la prima.
    (strasmile)

  5. E se non ti basta, il commento non è stato accettato.
    ‘Sta cosa è inquietante.

  6. Apprendo da en.wikipedia che durante la OVI Corelli cantava costantemente «holding his crotch». LOL

  7. Salve, per ìl post, complimenti! Mi ha proprio divertita. L’ho ripreso sul mio nuovissimo blog http://lnx.classicaviva.com/wp target “_blank”> e anche sulla rassegna stampa della nostra rivista on-line http://lnx.classicaviva.com/wp target “_blank”>http://lnx.classicaviva.com/wp target “_blank”>

    Grazie!
    Cordialmente
    Ines di ClassicaViva

  8. non c’è di che, onorato vi possa essere piaciuto!

  9. Sei una miniera! Anzi, siete visto che anche Amfortas non si è tirato indietro al confronto! 😉

    Grazie del post, davvero splendido.

    yours

    MAURO

    PS: Warren aveva una gran bella voce, ce l’ho in Macbeth peccato che la registrazione d’annata (anche senza accento!) non gli dia giustizia…

  10. you flatter me, gentleman!

    (ce l’ho anche io quel Macbetto)

  11. robi sei sempre fantastico!
    :)))

    un bacio parmigiano

    maria chiara

  12. cara, che piacere! 🙂
    come va nella patria verdiana?

    (perdona la mia irreperibilità “a voce”, sono settimane frenetiche…)

  13. Nel programma di sala dell’Innominabile, articolo di Alberto Mattioli sull’argomento, intitolato – prudenzialmente – “La potenza del fato”.
    Che dire?
    La cosa sta cominciando ad inquietare.
    In questi giorni, in teatro, ne stanno succedendo di tutti i colori.
    E non parlo dello sciopero (il quale, peraltro, guarda un po’, va a colpire proprio la prima dell’Innominabile).
    Tanto per fare un esempio: non era mai successo in tanti anni: in tipografia, appena iniziato a stampare il programma di sala, si è rotta la rotativa.
    Io mercoledì, alle 18.30, devo raccontare al pubblico la trama: mi sa che prenderò delle contromisure.

  14. quindi la copia che mi sono fatto portare ieri, per qualche giorno, assumerà maggior valore!!

    se mercoledì esco in tempo utile dall’ufficio, vengo ad ascoltarti, per la OVI ho un gap di apparato critico superiore alle altre opere.
    Casomai ti porto un santino haydniano

  15. http://crist[..] E così… dopo tante peripezie, scioperi, chiusure, telefonate, fax, raccomandazioni, ecc ecc .. stasera si replica: finalmente -forse…- l’Opera Verdiana Innominabile con la possente (provate a dire di no…) Violeta Urmana … è vero [..]

  16. Ho avuto la possibilità di vedere le parti d’orchestra che erano sul leggio il giorno della morte di Keilberth e che sono tuttora in uso alla Bayerische Staatsoper. Diversi professori d’orchestra annotarono con una croce (qualcuno con croce e date) il punto esatto in cui Keilberth si accasciò sul podio, se non sbaglio poche battute dopo le parole “So stürben wir um ungetrennt” (Così siamo morti inseparabilmente).

    A margine di questo fatto, molti osservano che è più probabile che un direttore si accasci sul podio in un pianissimo che in un forte.

    Saluti, LL

  17. grazie Luca per il tuo contributo e per il gradito linkaggio su IAMC…

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