cogito ergo Marx?

non mi è sfuggita, due lunedì or sono, la notizia, battuta dal Corriere, del ritrovamento di un inedito (incompiuto) di Alberto Moravia. Col titolo Due amici sarà in libreria da domani, per i tipi Bompiani, nel centenario della nascita.
Eccovi l’anticipazione, che nel cartaceo era corredata da notizie sul ritrovamento: anche qui dobbiamo tutto ad una cassa, derelitta durante un trasloco romano, e così sfuggita all’auto da fé che lo scrittore riservava alle sue bozze.

Mi sorprende un po’ il tenore del titolo, con questa identità necessaria tra intellettuale e comunista.
Un fraintendimento del testo, ove potete leggere che l’adesione al partito è tutta giocata nel dissidio, nello sganciamento dalla figura-leader del proprio amico, nell’affrancamento da un complesso di inferiorità per una figura quasi paterna.
Quali sono gli intenti di questo accenno titolistico al comunismo come religione necessaria, addirittura fede degli intellettuali?

Un intellettuale ha il diritto (forse anche il dovere) di interessarsi di politica; non vedo però argomenti che controvertano il fatto che possa farlo come meglio crede; unico limite, a mio avviso, la conformità costituzionale del suo pensiero. Oltre che per non rispondenza alle parole dello scrittore, l’equazione è errata per indeterminatezza dei suoi fondamenti. E foriera di un ingiustificato odio classista.
Allora, alimentiamo pure il discredito per un grande scrittore. Italiano. Cioè ripetiamo quell’atteggiamento, già visto per il Nobel a Fo, di chiuderci gli attributi in un cassetto per far dispetto alla moglie.

Oppure, in un mondo di fabbrichètte e tronisti, ghettizziamo la "classe" degli intellettuali.

A patto allora di rivalutare Moravia, a questo punto profetico: la parola «intellettuale», un po’ come la parola «borghese» e tante altre, si è deteriorata col tempo, si è caricata di significati negativi che prima non aveva: oggi è quasi un insulto e non c’è persona che sentendosela affibbiare non provi l’impulso di protestare.

Per la cronaca, se mi dite che sono un intellettuale, io non mi offendo.

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2 Risposte

  1. La chiusura del tuo post è molto bella ed intelligente, e mi ci ritrovo in pieno.
    È piena di buon senso, altro concetto che è stato svuotato del valore positivo intrinseco.
    Oggi il buon senso è un segno distintivo di noia, come se per essere persone “vincenti” si dovesse sempre essere estremisti.
    Poi, perdonami la battuta in un contesto così serio, ma so che apprezzerai.
    Vorrei avere un cent per ogni volta che ho sentito o detto questa frase:
    Mi sorprende un po’ il tenore del titolo (strasmile)
    Ciao!

  2. è vero: mai, ad esempio, un titolo baritonale!! 🙂

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