per voce sola

ho assistito alla seconda ora del documentario su Maria Callas mandato in onda in chiaro da sky.
Belle immagini, che però – anche per la concomitanza con le dicerie – a mio avviso lasciano amaramente riflettere sulla necessità di porre al centro dei giudizi l’artista e non la persona. La sua solitudine, i suoi fallimenti relazionali, le sue scelte erronee.
Il lungometraggio di Philippe Cohly abbonda di chiavi interpretative esistenziali, ma scarseggia quanto a capacità di trasmettere la cifra artistica.
Ben vengano allora ricordi appassionati sotto forma di invito all’ascolto oppure di ricostruzione storica del mito, dando a Firenze quello che è di Firenze e che un po’ semplicisticamente le si nega.
(A queste due testimonianze ho voluto insinuare qualche distinguo, che leggerete nei rispettivi commenti).
Ancora, e sempre, credo che, senza nulla togliere ad interpretazioni altrettanto valide, il triangolo Tosca Amina Carmen sia la conditio princeps (e semplicissima) per rappresentare questa voce sola.
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2 Risposte

  1. Anch’io ho visto il documentario e mi è parso sobrio, che è già qualcosa.
    C’erano anche degli spezzoni che non conoscevo, ad esempio.
    Sulle interpretazioni paradigmatiche potremmo accapigliarci (si fa per dire) a lungo.
    Io, come ho esplicitato da me, sono per la sua lady Macbeth, però sono evidentemente opinioni.
    Piuttosto mi ha fatto pensare molto, una volta di più, l’isolamento che la Callas ha dovuto subire negli ultimi anni.
    Ci trovo analogie inquietanti con le recenti vicende di Pavarotti e ad esempio, per cambiare argomento, di Oriana Fallaci.
    In merito alla stagione fiorentina di Callas, credo che il tuo distinguo ben completi la disamina di Vitali.
    Ciao e buona giornata.

  2. Amfortas, io ho colto una preponderanza della cronaca sul cantato – esempio: sapere il giorno preciso in cui va a letto con Onassis non mi pareva imprescindibile.
    Anche io avverto queste similitudini e credo che gli isolamenti di cui soffrono le grandi (e non sempre comode) celebrità siano dovuti ad una serie complicata di aspetti relazionali e psicologici, sia da parte del personaggio stesso che da parte degli altri – principalmente la incapacità di cogliere (o di porre) più dimensioni in una stessa persona (o in se stessi). Da una parte, “L’aquila fiera in segreto a morire andrà”; dall’altra, invidia o scarsa lungimiranza ci impediscono di andare compiutamente incontro a chi ci indispone.

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