posso dirlo?

tra tante voci adoranti, confesso che la lettura mutiana del Requiem, ascoltata giovedì sera alla tv, non mi ha affascinato.

Se fossi cattivo chioserei: agogica ad uso ciuffo (vedi il famoso – o famigerato – incipit Dies irae a 78 giri). Ma non lo sono, e mi limito ad evincere la sensazioni della ricerca di un estrinseco che è andata a discapito dei momenti più grandiosamente polifonici della partitura (Rex tremendae, Lacrymosa). Quei momenti di spiritualità pura che la fondamentale interpretazione discografica di Sinopoli, ad esempio, incensava, e che forse costituiscono il cuore della riflessione verdiana.
E qui mi fermo agnosticamente, stanti anche scetticismo per lo spazio aperto-cortile del Quirinale e inadeguatezza del mezzo auditivo-televisione.
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2 Risposte

  1. Non è stata una cosa sublime ma nemmeno una porcheria come alcuni sostengono.
    io c’ero e ti posso assicurare che i momenti di “rapimento” c’erano eccome. Vedendo in televisione con quella regia orribile della rai e l’acustica inadeguata del “colle” capisco che si ha una diversa impressione…..! Comunque buone vacanze Bob e ne riparliamo poi
    DC

  2. Non conosco purtroppo l’interpretazione di Sinopoli, ma cercherò di ricolmare questa lacuna.

    xxo, v.f.

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