cronache Mehtacentriche

riaffioro faticosamente e per gradi dallo stato tensivo culminato nel concerto del 28 scorso. Un evento che ha suscitato consensi soprattutto per le due deb assolute in ruoli solistici, che si sono esibite nel Concerto BWV 1043 di Bach, vincendo l’emozione e regalandone una energica ma accurata interpretazione.
Il Maestro Mehta sabato mi si era autoattribuito in custodia  per essere prelevato lunedì alle 20,30 all’Hotel Excelsior e trasportato in taxi fino in Orsanmichele. Ero piuttosto teso; però, dall’altro lato, ho potuto subappaltare la gestione dell’ospitalità (leggi: difesa armata dei posti riservati) che di solito mi fa imbestialire. Vips, chips & politìcs si sono fatti riservare 50 posti e sono arrivati poi in 20: un classico, complice anche la pioggia.
Nel weekend avevo sfogato la mia agitazione scollinando il libro autobiografico di Mehta: non sarà che poi mi fa domande trabocchetto? Niente di tutto ciò, anzi molta simpatia e disponibilità.
Ed ha voluto (sottolineo: ha voluto – tanto che io mi ero guardato bene dal portarglielo, e gliel’ho fatto recapitare poi in camerino nei giorni seguenti) il mio libro di poesie.
Presto qualche foto della serata ed mp3 sul sito solistico.

Ora, come anticipato, qualche parola su "La partitura della mia vita", appena terminato.
È un libro scorrevole, godibile, un po’ frammentario proprio in quanto sembra una lunghissima chiacchierata.
È stato fatto notare, giustamente, il coraggio di raccontare il proprio non sempre comodo vissuto personale.
Io invece, oltre che da preziosi consigli artistici che ho potuto cogliere – spesso tra le righe, sono rimasto oltremodo colpito dalla verve autocritica affiorante anche in campo tecnico.
Un passo per tutti, secondo me il più forte (pag. 38):

«…devo ammettere, molto seriamente, che Bach costituisce una lacuna nella mia formazione musicale. Amo Bach, lo ascolto molto volentieri. In seguito anch’io ho diretto qualche volta la Passione secondo Matteo, il Magnificat o le Cantate, ma non sono in grado di trasmettere agli orchestrali una mia visione di Bach; è una mia carenza, perciò preferisco lasciare questo compito ad altri colleghi».

Colpisce immediatamente il contrasto con altre biografie, quasi papali per l’immacolatezza da critiche od errori, nonostante si tratti a volte di personaggi che hanno un quinto del talento direttoriale del Nostro!
Complimenti incondizionati, sotto questo aspetto.

Oltretutto il presunto "deficit bachiano" è a mio avviso da prendere molto con le molle.
Svelo un qui segreto che non ho svelato a Mehta a quattr’occhi per non esser tacciato di piaggeria.
Mentre le ragazze preparavano le loro parti violinistiche, due erano gli ascolti di riferimento: l’edizione  "filologica" Archiv con Standage/Wilcock/Pinnock, la quale però ha il la naturale a 415Hz, e… quella Stern/Perlman/Mehta!
Io tra le due preferisco la prima, mossa e staccata, più confacente non tanto per gli strumenti ma soprattutto per lo spirito che la anima.
Ciò non toglie che, anche ad orecchie assai più fini delle mie, la versione di Mehta, registrata negli anni ’80 quindi prima della massa critica di esecuzioni filologiche che forse la ha investita ed un poco insabbiata, risulti tutt’altro che di poco conto!!

Mercoledì, oltre ad aver firmato la mia condanna alla eterna dannazione per avermi fatto perder la Dafne allestita dal Madonno, le prove dei Solisti in "Sassetti", che dovevo supervisionare, ci han permesso di sentire solo gli ultimi scampoli dell’incontro tra Mehta e pubblico. Sulla base di quanto trascritto sopra, avrei voluto chiedergli quando, in base a quale evento o sensazione, un direttore "sente" di avere sviluppato una visione propria di un autore – o, in casi di monumenti come JSB, di una parte definita della sua produzione. Poi una tizia molto intonacata e molto Sieg Heil mi ha vigorosamente zittito mentre rispondevo alla domanda di un vicino, e me n’è passata la voglia.

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11 Risposte

  1. che dirti di più…grande ed eccezionale, avanti così

  2. > Mercoledì, oltre ad aver firmato la mia condanna alla eterna dannazione per avermi fatto perder la Dafne allestita dal Madonno

    Nooooooooooooooooooooooooooo!!!

  3. Il Madonno ha firmato uno spettacolo incomprensibile, vecchio e tecnicamente fatto malissimo.
    E giustamente si è beccato dei bei fischi.

  4. …e tu, giustamente, non ti firmi, vero? Coraggioso anzichenò… cosa c’è, hai per caso paura io ti scateni contro i 300 spartani?

  5. Oggi ho visto che IBS propone il libro del Maestro, ma ci vogliono 4-5 settimane per la consegna…magari domani faccio un giro nelle disastrate librerie triestine.
    Ciao, Bob 🙂

  6. se non lo trovi fai un fischio :-))

  7. Oh! Intanto bentornato ; sempre splendido leggerti quando parli dei tuoi progetti musicali.

    Per quanto riguarda la presunta “ignoranza” di Mehta, la cosa stupisce anche me, ma è sinonimo di assoluta consapevolezza con l’enormità del concetto stesso di Interpretazione ed Esecuzione di un brano altrui.
    Si dimostra attento ed umile. Due cose che mi fanno ammirare una persona oltre ogni limite.

    Un plauso vivissimo a questo punto. Non amo le autobiografie, ma credo che sia il momento di fare un bello strappo alla regola…

    yours

    MAURO withou log

  8. grazie Mauro! e perdona l’assenza di risposta mahleriana (grazie, ma declino l’offerta causa “celo”!!!): giornate convulse…

  9. Confermo in toto il tuo giudizio anche se l’unica critica che posso fare al beneamato direttore a vita della ns. orchestra è che leggendo il libro ci si accorge come rispetto alle altre esperienze di Mehta (Los Angeles, Israele, Vienna, New YorK), Firenze e la sua orchestra non abbiano un grande rilievo…
    Non so se per la città o per altro!
    Ciao
    DC

  10. Figurati, me lo immagino il casino che avrai avuto in questo periodo!

    E poi immaginavo anche il tuo “celo”! Sono sempre il solito che arriva in ritardo su tutto! 😛

    yours

    MAURO

  11. Trovata!
    Grazie per gli auguri 🙂

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