Antigone dei miracoli

Ora, sappiamo bene che la mia virtù preclara di critico – che ormai mi comporta anche il diritto di precedenza in pizzeria sugli amici musicologi (smile) – non può facilmente placarsi, però per la Antigone di Ivan Fedele è davvero inevitabile partire a monte del fatto musicale.
Aprire il Maggio con un’opera contemporanea è stato un clamoroso atto di coraggio.
E il successo che essa sta riportando testimonia una realtà incontrovertibile, che può essere un punto di partenza progettuale mica da poco: il fascino dell’evento-opera (forse unito al fatto della premiere) supera la diffidenza verso la nuova musica.
Ne hanno parlato molti giornali, io non posso che aggiungermi al coro, essendo anche ammirato dalla quantità di giovani che hanno presenziato. Ed è la seconda volta (su quattro) che assisto ad una soirée contemporanea gremita di giovani apprendisti del lato oscuro.
In un caso (Laborintus II alla Leopolda) il successo nelle giovani generazioni fu assicurato dal connubio poesia (Sanguineti) e musica.
Altre volte invece, nemmeno un carico da 11 come Pierre Boulez (che tra l’altro eseguì un brano in prima, Ali di Kantor, proprio di Fedele) è riuscito a riempire la sala.
Dunque appare evidente come il carattere operistico, magari scomponibile nei sottocaratteri nuovo + allestimento, abbia le potenzialità per cementare una storica riappacificazione tra musica del nostro tempo ed ascoltatori (del nostro tempo).

Inoltre Antigone è un’opera gradevole, il cui compositore si riallaccia saldamente allo snodo tragico e alla meccanica teatrale-operistica, scavando bene la dialettica dei personaggi.
Musicalmente, il suo stile compositivo rimane – scusate il gioco di parole – Fedele a se stesso ed a ciò che ho potuto ascoltare in precedenza. Un suo marchio di fabbrica, ad esempio, è la dislocazione sempre "stereofonica" delle percussioni, collocate in due gruppi agli estremi dello spazio teatrale.
Tra i passaggi da ricordare, quello della catarsi, con quella "sospensione coloristica" sottostante ai quattro corpi inanimati sulla scena, che sembra significare irrilevanza dell’espressione umana di fronte all’evidenza tragica.
Lodevole la ricerca espressiva sul parlato, con una ridondanza lessicale (parole ripetute, doppiate, in qualche modo ossessive) che mi sembra in qualche modo, forse non a caso, agganciarsi al cugino illustre Oedipus rex di Igor Stravinskij.
Ottima la regia di Mario Martone, sotto tutti gli aspetti: dinamismo, suggestioni di attualità, senso di disagio claustrofobico che riesce a trasmettere.
Il cast è valido, su tutti Creonte-fulcro dell’azione interpretato assai bene da Roberto Abbondanza.
Stante la bravura dell’interprete, non mi ha invece entusiasmato l’uso del computer sul canto controtenorile di Martin Oro. Se la ricostruzione di GioVit è quella giusta, è una trovata originale; fossi stato io il compositore, avrei incardinato il personaggio di Tiresia semplicemente sul suo essere stato – Genesis docuntonce a man…once a woman. Quindi il piano registro di controtenore andava più che bene, senza tirar dentro il computer che è un po’ un’antitesi della vocalità scenica.

Sono davvero contento di avere assistito a questa serata, credo abbia un valore anche trascendente, ho consigliato l’ultima data anche stamane a personaggi illustri. Infine ho battezzato Cvetaeva on la contemporanea: era felice come una bimba e mi ha detto che invece a lei "Tiresia al pc" è piaciuto e in certi passaggi vocali le è parso identico alla sua adorata Diamanda Galas.

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10 Risposte

  1. D’accordo su quasi tutto.
    L’eccezione è l’uso del computer che deforma la voce di Tiresia.
    Mi sembra un’idea efficace per rendere ancora più oscuro il messaggio divino.

    Post scriptum
    Primo: musicologo sarà lei!
    Secondo: gli eventuali musicologi al tavolo erano uno, l’altro è un apprendista stregone: diligente, volenteroso ma pur sempre apprendista.
    Prosit!

  2. Uau! Arrivi fino alla Galas! Stampo e ti leggo a pranzo! Poi commento!
    😉

    Yours

    MAURO

  3. Tiresia ha avuto dagli dei la possiblità di vivere la doppia vita sia da uomo che da donna .. da questo, credo, la sua voce in un falsetto brutto e orribile (a mio avviso naturalmente…). La trovata è stato un pò troppo ricercata quindi.. stonata.. :-))

  4. Anche un’altra persona, di cui mi fido molto, me ne ha parlato con toni entusiastici.

    A questo punto sono davvero curiosa di poterla vedere…sentire.

  5. trattasi per caso di una certa Tuoska?? 😉
    ho letto pure io.

    ps se la senti, dille di abilitare i commenti sloggati da LiveSpaces!! non riesco mai a commentare….

  6. Bravo…proprio lei 😉

    Riferirò per i commenti sloggati….intanto la sto convincendo a trasferirsi su Splinder.

    ziao.

  7. … ma allora i blog di buona musica ci sono! 🙂

    Un saluto

  8. Ohssignùr!
    Sono tua devota lettrice, grande ammiratrice e – quasi – tua vicina di ombrellone ( che come sai è uno stato simile alla fratellanza da latte)
    … come faccio ad abilitare i “commenti sloggati” ? Chiederà alla bradipa Luanoss …
    Ciao Bob!
    Tuosk

  9. ………..e cosa più importante: condivido lo stemmino che hai nel blog, in alto a sinistra.
    (San Siro, 1 anello arancio, sett 15 posto 53 dal 1989 )

  10. Io invece, con il mio solito culo, ero malata…tristezza.

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