centochiodi e cinquantavecchietti

ieri avevo il pomeriggio libero, così ho portato Cvt. a vedere Centochiodi, visto che alla sera si apriva quella finestra spaziotemporale di circa due ore in cui l’uomo è impedito a qualsivoglia attività sociale.
Il film non mi ha deluso: è una pellicola matura e riflessiva, degna del suo profondissimo cineasta. Forse pecca solo di eccessivo sforzo moralistico: le allegorie ed i significati (come la analogia tra il protagonista e Gesù) non avevano questo bisogno di essere esplicitamente rimarcate, quasi spiegate, all’ascoltatore. Bastava la loro presentazione.
In passato, ogni ambiziosa riflessione su temi importanti era situata all’interno di cornici storiche esse stesse di respiro mitico, come nel Mestiere delle Armi o in Cantando dietro i paraventi (splendido film, questo).
Oggi invece – salve alcune sezioni di sapore canettiano, ambientate nella biblioteca universitaria bolognese – il tono impegnativo si cala in una società dispersa che non lo esalta e contro la quale la riflessione "sociale" è giusta ma un po’ ridondante. In compenso, Olmi ci regala – forse strizzando l’occhio a Fellini, come è già stato notato – splendidi anziani, dialettali e teneri, e lunghe sequenze nostalgiche in riva al Po mantovano.
Giusto ed importante, infine, rimarcare l’ottimo lavoro compositivo di Fabio Vacchi, autore della ricercata colonna sonora originale; particolarmente brillante il sacre corale polifonico che accompagna il comportamento iconoclasta del "professorino".

Un film che consiglio. Forse non alle 16.00…
Insomma, meno male che abbiamo trovato una fila tranquilla che ci ha permesso di goderci ed ascoltare il film, perché il mezzo centinaio di anziani che popolava la sala era particolarmente in vena.
Nelle ultime file c’era un brusio costante, interrotto solo dagli strepiti di qualcuno che, inutilmente, postulava silenzio («Signora! La imbavaglio!!»). Un altro bel personaggino stava nella fila dietro la mia. Prima ha strillato con uno che è arrivato e lo ha fatto alzare per entrare. Poi, forse per illustrare di odori caseari i piani sequenza padani, si è tolto le scarpe e, in perfetto stile pubblicità Geox, ha messo i piedi sul bracciolo davanti. Fortunatamente era a più di cinque poltrone dal sottoscritto, altrimenti mi avreste letto negli obituaries.
La prossima pellicola che ci interessa la tenteremo alle 18,30, sperando di mediare tra l’appena descritto salottino di Miss Marple e la meno discreta chiacchiera della scuolazoo in libera uscita, tipica delle proiezioni serali. Comunque è un dato: la sala cinema mi rende fobico.

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11 Risposte

  1. Recensione stratorsferica!!! Andare al cinema per vedere certi piccoli gioielli è oramai diventata un’impresa.

    Non ti dico cosa combinava certa gente per stemperare la tensione in Inland Empire.
    E poi… non riesco a capire la gente che va a vedere un LYNCH e se ne va con tanto di sbuffo di disapprovazione, e per il regista e implicitamente per gli spettatori sadomaso che ancora sono lì a sorbirsi un polpettone inspiegabile!

    Per il resto il regista mio conterraneo ha una sensibilità incredibile (ed inoltre sono uno deipochi che può vantare la visione dell’ “albero…” in lingua originale!): lo vedrò!

    yours

    MAURO

  2. stratorsferica…

    lasciamo perdere…

  3. per Lynch ho bisogno della massima concentrazione, manco ci ho provato a vederlo al cinema, aspetto il dvd.
    tra parentesi, ti do ragione su tutta la linea: gli stilemi dei registi si sanno, se non ti piace non andarci, mica te lo ha ordinato il dottore 😉
    Le mie sortite al cinema sono comunque sempre più sporadiche, sono veramente frustrato dalla maleducazione altrui. Se ieri c’era l’attenuante generica della molesta senectute, mi è capitato di avere accanto persino gente che giocava a snake col cellulare durante un film. Non avendo per carattere molta capacità di gestire la moderazione in questi casi (o ingoio o trascendo), di solito preferisco astenermi.

  4. Io, per mia fortuna, ho mia moglie che mi contiene.
    Una disavventura mi stava capitando al cinema del paesello durante la proiezione di quel blockbuster (ben fatto) di Jackson: “king kong”.
    Ora, non so sei ai presente… sono 3 ore di film in cui un inizio fulminante e straordinariamente girato finisce in un isola che pare un videogame a tratti divertente e si conclude con un ritorno in città favoloso.
    EBBENE:
    Ero circondato da bambini troppo piccoli per capire che il mostro era un film e non un videogame e genitori troppo preoccupati di sé stessi per capirlo.

    Il massimo fu quando un bimbo si avvicina allo schermo e nel bel mezzo del combattimento fra tirannosauro e scimmione fa il gesto della pistola e si mette a sparare ad entrambi.
    CHIARISSIMO sintomo che QUELLO NON E’ UN FILM PER LUI!!! CAZZO, TE LO STA DICENDO PALESEMENTE CHE HA PAURAAAA!

    Io sono inorridito, Katya che mi tiene il braccio perchè ha già capito che sto scoppiando quando sento un’altra scimmiona (pare fosse la madre) dire: “oh guarda come gioca”.

    Mi sono alzato e per la prima volta in vita mia me ne stavo andando da una sala cinematografica.

    Non me ne sono andato solo perchè Katya è brava a convincermi e abbiamo trovato posto più lontano.
    MA mi sono ripromesso che quel cinema non ci metto più piede e che se mai diverrò tanto scimmione da commettere errori come quello che quel letame ambulante (divento davvero brusco a volte…) ha commesso davanti a me, ascoltami amico mio, uccidimi.

    Con la spada o con la penna. Ma fallo.

    Che brutti ricordi.

    yours

    MAURO

  5. HHHAaaaii

    lasciaaamo perdeereee!!!

  6. lapsus freudiano (benché suggestivo) nella mia recensione. *ascoltatore, intendasi spettatore :-))

  7. mi ispira! lo andrò a vedere!

    intanto ti lascio i miei auguri dis erena pasqua.
    Ciao,

    Bea cacao

  8. Ho visto ieri un servizio sul film, mi sembra molto interessante.
    Il problema, come dici giustamente tu nel post, è scegliere l’orario in cui le molestie siano sopportabili 🙂

  9. Il premio «Federico Fellini» 2007 va ad Ermanno Olmi.

  10. Sono davvero contento per il Maestro Olmi (e penso sarà contento anche l’Eponimo del premio, da lassù)

  11. L’identità[..] Ogni tanto riappaio. Non volevo far morire il blog: è pigro, o malato, ma non moribondo. Volevo continuare a parlarvi dei libri che leggo anche da Firenze, ma da quando sono qua la mia frequenza di lettura è scesa vertiginosamente. Volev [..]

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