difendi il Lied, o si difenderà da solo

A parte una dissenting opinion di Mauro, non ho letto nulla sulla recente uscita discografica di Sting, che è stato a proporla anche qui a Firenze. Prevedo che i puristi la abbiano espunta repentinamente dal novero della classica, mentre i fans che sono giunti al Teatro Verdi aspettandosi almeno un "de doo do do, de daa da da" siano rimasti ugualmente con l’amaro in bocca, tra gagliarde e pavane.
Con una finzione di genere (quelli di Dowland non sono Lieder), prendo spunto da Dowland proprio per rilanciare una questione Liederistica.
Che nasce naturalmente dalla "interessata" considerazione della crescente deiezione del genere Lied nel novero dei programmi musicali.
L’operazione di Sting può piacere o meno, ma ha un merito: quella di attualizzare un elemento sicuramente presente (per seguire Luckàcs) nella "canzone", perlomeno fino a Mahler (per seguire Bortolotto): quello popolare.
Interpreto l’elemento popolare in maniera estensiva, anche come riproducibilità. Nel senso distintivo da quello che potremmo chiamare "il pezzo di bravura" (tipicamente, l’aria mozartiana).
Ritengo infatti che molti Lieder (non tutti: per alcuni ci vuole Wunderlich e di Wunderlich devon restare) abbiano un carattere lirico (inteso in senso tecnico, come difficoltà ed estensione della tessitura) piuttosto sfumato, o comunque superabile dai cantanti leggeri più dotati.
Ripeto quanto detto altrove: mi piace pensare, in modo "autentico" direbbe un giurista, ai cicli di Lieder come agli LP del passato. E dunque, purché ci sia registro valido, mi piacerebbe a volte sentirli trattati come LP, interpretati da grandissime voci del presente.

Da Mahler in poi, scrive Bortolotto nella sua opera fondamentale, il genere Lied chiude con l’elemento popolare per diventare colto e tecnico. È una osservazione abbastanza vera e verificabile: corollario ne è, ad esempio, il fatto che il più  grande cultore della musica popolare abbia preferito riportare le sue melodie strumentalmente anziché vocalmente. Più avanti, i compositori prenderanno in alcuni casi a scrivere specificando che le loro partiture sono per cantante leggero/a.
Nondimeno ci sono piacevoli eccezioni. I cicli (non a caso "songs") di Barber, e buona parte di Sibelius su tutte.

Qui nel radioblog ho inserito un brano di Sting ed uno di Sibelius.
Cosa intendevo nel titolo?
Comunque la pensiate, occorre rispolverare il genere Lied e farne tesoro, altrimenti ritornerà in altre forme, come mi fa pensare l’apparentamento, già citato, tra il Lied di Sibelius, che inneggia al viaggio a vela e il brano, anche questo nel radioblog, del (comunque eccellente) autore polacco che fa da sfondo alle navigazioni in Truman show.

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Una Risposta

  1. Su Sting: se da un lato non hai torto (quella di attualizzare un elemento sicuramente presente […] nella “canzone”), dall’altro non riesco ad essere completamente persuaso.

    Più che altro proprio perchè in fondo la sua operazione è meramente una nuova esecuzione di songs di Dowland senza un vero rinnovamento. L’utilizzo del liuto che esegue bassi continui realizzati in modo solito non hanno nulla di veramente nuovo e soprattutto nulla di popolare! Le orde di fans “delusi” sono li a dimostrarlo.
    In compenso l’impostazione di Sting non aiutano assolutamente le songs a esprimere concetti moderni. Sembrano a mio avviso delle brutte copie di esecuzioni da ascoltate. Insomma sai cosa mi sembra? Che Sting all’alba dei suoi 50 (60? boh) anni ha scoperto delle belle melodie e ha detto “chee beeelleee cantarleee, sono pure faciline perchè sono baaaseee, mooolto basseee” e quindi i produttori gli hanno detto: “facciamo un disco e facciamo finta che lui sia il nuovo divo della riscoperta della musica antica e noi che siamo interessati alla cultura!”

    Bah, davvero mi sembra un’operazione di basso valore artistico! Cioè mi sembra una persona che sfrutta la sua fama per fare quel che vuole (liberissimo di farlo), ma senza rivalutare, reinterpretare, riconsiderare le partiture che riprende in mano.

    Sono un purista?
    Tutt’altro! Avrei sentito volentieri le melodie di Dowland con batteria basso armonica e perchè no chitarra classica e clavicembalo! E arpa! E flauto!
    Roba celtica? massi!
    Roba ancora più leccata, più commerciale? massi!
    Roba comunque riletta ad oggi!
    Non certo un album in cui svetta l’inesistenza di una qualsivoglia tecnica belcantistica nell’esecutore, sottolineata anche dall’arrangiamento assolutamente simile ad altre incisioni con ben altri cantanti!

    Con le persone e i soldi che stanno dietro un progetto di un personaggio come Sting mi sarei aspettato almeno più furbizia.
    L’avrei scusata di più di una operazione costruita al massimo in due mesetti (a voler esagerare) nella parte artistica e in un anno in quella pubblicitaria.

    Nel caso di una rilettura, avrei perfino osannato i candelabri e l’atmosfera da new age dark dei video, che così paiono di un kitsh decandente, simbolo di un assoluta mancanza di idee artistiche di un certo livello.

    Naturalmente grazie per Sibelius Bob!
    In questo periodo ho preso in mano i Dichterliebe di Schumann e la registrazione che a suo tempo tu e amfortas mi consigliaste.
    Si, quella di Fritz.
    Una perfezione formale e un’intenzione da brivido. Quel cd è praticamente la cosa più bella che io abbia in discoteca in ambito liederistico.
    Grazie.

    yours

    MAURO

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