Hatto di coraggio

forse la questione Hatto, oltre a quanto già scritto e commentato, solleva un dubbio ancora più importante: quanto una nuova interpretazione può ancora offrire alla musica strumentale? [Lascio momentaneamente fuori la vocalità, nella misura in cui l’esecutore può qui apportare anche un suo strumento con caratteristiche irripetibili.]
Mi spiego: abbiamo davvero bisogno di 480 nuove incisioni/anno del concerto di Brahms, piuttosto che delle sinfonie di Beethoven, piuttosto che delle sonate di Scriabin?
Si può veramente "dire" qualcosa dopo Backhaus, Toscanini, Horowitz, Karajan, etc. etc. etc.
O avremmo bisogno piuttosto che uguale acribia venisse dedicata a grandissima parte del repertorio novecentesco e contemporaneo, che assai spesso – più di quanto non crediate – annovera una sola versione discografica (a volte sostanzialmente irreperibile)?
Esempio, senza stare a scomodare atonalità con annessi e connessi: le gustosissime e tonalissime Trois Operas Minute di Darius Milhaud – di cui non si trova uno straccio di disco nella versione francese, e nella versione italiana dovrò fare irruzione in casa di un professore che ha curato un allestimento per avere le partiture.

Sottodomande: quanto, in questa sproporzione di endorsement, conta la "difficoltà" della musica novecentesca? e quanto la scarsezza di pecunia che – per il noto teorema Antoniozzi – convoglia il carrozzone intorno al repertorio "a botta sicura"??

A voi.

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21 Risposte

  1. [Bob, ti prego, non cominciare con l’orrido “piuttosto che” disgiuntivo anche tu, sennò mi prende veramente male…]

  2. “più tosto che…”??

  3. “piuttosto che fare questa cosa, faccio quest’altra un’altra” –> ok

    “potrei fare questo, piuttosto che quest’altro, piuttosto che quest’altro ancora…” –> aaaargh!!! X-P

  4. non mi sembra così, deh, vastante… 🙂

  5. E’ l’esatta domanda che mi feci quando cercai dappertutto una registrazione del Gesualdo di Sermonti/Francesconi!

    Possibile che una tale chicca non abbia nemmeno uno straccio di registrazione? Nemmeno pirata?!?!

    L’unica pagina decente che ho reperito è questa.

    Benedetta sia la redazione radio3, ma la musica?

    Mah…

    yours

    MAURO

  6. Credo si debba fare un distinguo: da una parte le incisioni, dall’altra gli allestimenti dal vivo.
    Se, in qualche modo, posso capire la necessità di preparare una stagione lirica popolare e quindi scevra giocoforza di gran parte della produzione contemporanea (per me quello che è chiamato il novecento lo è), lo stesso ragionamento non vale per l’industria discografica.
    Secondo me, una scelta mirata delle incisioni sarebbe confortata da un buon successo, oltre che un’ammirevole operazione culturale.
    Può essere che mi sbagli, ovviamente.
    Resta il fatto che bisognerebbe vedere, dati alla mano, quanto incidono sul bilancio di un teatro gli incassi di una stagione. Se il peso è considerevole, la vedo dura, perchè già per L’Olandese a Trieste ad ogni recita c’erano 3-400 biglietti last minute disponibili.
    Ciao.

  7. Comunque, l’ultima incisone che mi ha detto qualcosa di nuovo, restando nell’ambito della lirica, è proprio il Tristan und Isolde di Pappano.
    Non so dire però se questo mio sentimento sia dovuto all’opera stessa, o agli interpreti: probabilmente un gradevole mix d’entrambe le componenti.

  8. perchè già per L’Olandese a Trieste ad ogni recita c’erano 3-400 biglietti last minute disponibili

    ciò mi accora.
    non che qui la prevendita online della Mezza tetralogia stia andando a gonfie vele…
    “Senza Verdi ovver Puccini, sono vuoti i cadreghini…”

  9. Bingo, tant’è che è da un pò che non li sopporto più…
    Piuttosto, riguardo a Francesconi mi affido a te e alla tua immane conoscenza novecentesca.
    Appena sai qualcosa su un’eventuale registrazione del suo Gesualdo Considered as a Murdered mi fai sapere?

    O anche no naturalmente. Grazie comunque neh!
    😉

    yours

    MAURO

  10. l’unica cosa che ho scoperto è che ogni tanto lo passano su radiotre.
    O meglio, ogni poco (ultimo passaggio aprile 2006).
    Forse si potrebbe vedere di intercettarne l’ascolto.

  11. amfortas, la separazione che invochi è logicamente giusta. Nella pratica però è difficile dato che lo studio di una partitura richiede tempo ed energie, per cui è naturale che un artista incida ciò che propone dal vivo in quell’anno e viceversa… difficile che un direttore, soprattutto se emergente, si incarrozzi dal vivo sulla Bohème #14233 e poi nello stesso periodo abbia tempo di studiare e proporre una interpretazione in disco di Francesconi, per restar sul thread.

  12. Non mi parlare di quell’infausta serata!!! Ero in macchina con radio3 a chiodo, in colonna, ad ascoltare un lavoro straordinario e che sapevo si sarebbe reso irreperibile alla fine della trasmissione stessa!
    Magari lo ripassassero, ma sfigato come sono me lo ribeccherei di nuovo sull’autoradio!

    Senza contare che non l’ho nemmeno sentito tutto… la coda ha poi imboccato una strada senza segnale e quando ne sono uscito l’atto unico volgeva al termine.

    Aaaaaaaarrrrgh!!!

    Bon, sfogo finito. Quiero perdon.

    Yours

    MAURO

    PS: sullo studio hai assolutamente ragione! Tant’è che poi al conservatorio in direzione d’orchestra non pensano nemmeno di striscio a farti studiare qualche composizione novecentesca dove spiccano teremin, nastri magnetici e microfonazioni.
    In questo modo o ti coltivi questa stranezza da solo (e sei dunque un genio!) oppure non ci provi nemmeno! Per non parlare del lavoro: Damiano Rota, organista, compositore e direttore chiaramente mi disse un giorno: “certo che sarebbe bello studiare un pezzo di Nono o Berio! Le vere sfide sono lì, ma…” beh, il ma era chiarissimo: chi me le paga le ore che non portano a nulla? Tant’è che si stava nel frattempo mettendo d’accordo al telefono per una Boheme in Giappone…

  13. Scusa l’OT galattico, ma sul blog ho messo una composizione che richiama marcatamente un’altra. Nemmeno il caro amfortas è riuscito ad azzeccare, anche se tutti ci girano intorno.

    L’ultima speranza sei tu e il tuo spirito sinfonico! 😉

    Naturalmente se ti va di “giocare” due minuti.

    Clicca qui per il post

    Perdona la sfrontatezza, cancella pure il commento in caso, visto che è superfluo per la discussione.

    yours

    MAURO

  14. Mai una volta che mi esca un link funzionante… sigh…

  15. appena ho un poco di tempo arrivo [poi consulto segretamente 3-4 musicologi nel weekend] e rispondo

  16. Credimi non c’è ne bisogno…

    oh, ma noto un nuovo titolo che è già un programma! VOLOOOO!

    yorus

    Maurus

    PS: era un modo come un altro per dire: grazie. Anzi… il peggiore.

  17. La rottura con il pubblico consumata dalla musica nel corso del novecento ha le sue responsabilità (ovvero: i compositori hanno le loro responsabilità), però il fatto stesso che ci sia tra gli irreperibili un buon compositore decisamente poco ostico come Milhaud significa che nsi ha da molte parti paura di uscire dal seminato dei grandi o, al massimo, dalla nicchia della riscoperta di un dimeneticato del passato (ciò significa che tra duecento anni forse proprio Milhaud andrà per la maggiore accanto a Ravel)

  18. Punto secondo: La scarsezza di pecunia è un alibi di cui ho piene le tasche. I fondi si possono usare in tanti modi. Per esempio ho calcolato che con i soldi spesi alla Scala per la prima dell’Aida (di Zeffirelli, non di Verdi) ci potrei realizzare una ventina di festival di Torrechiara

  19. …e, ricordiamolo, tu a Torrechiara hai saputo portare anche i Berliner!!

    per quanto riguarda i contemporanei, posso dirti che ci sono centomila partiture “poco ostiche” che attendono la debita considerazione concertistica ma anche discografica. Tra esse autentiche gemme.

  20. adesso mi preparo per il concerto Jurowski + vice Pletnev

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