Hatto sostitutivo

Oggi in prima pagina di Repubblica campeggia quello che già viene chiamato lo "scandalo" Joyce Hatto. Questa pianista inglese, scomparsa il giugno scorso ma ritiratasi dalle scene già nel 1976, avrebbe registrato, durante la sua assenza dai palcoscenici una serie di dischi solistici prodotti dalla casa discografica del marito, a suo tempo copiosamente incensati dalla critica d’oltremanica.
Il condizionale "avrebbe" è d’obbligo da pochi giorni, da quando una inchiesta nata casualmente – attraverso il database internet di riconoscimento dei cd inserito su iTunes Winamp etc. – avrebbe dimostrato che le sue registrazioni (Brahms, Liszt, Godovskij) sono identiche (anche per spettro sonoro) ad altre famose esecuzioni:  quelle di Ashkenazy, Bronfman, Simon.
Alfiere della rivolta è la prestigiosa rivista Gramophone, su cui potete leggere un rapporto circostanziato.

Seguo la faccenda da un paio di giorni su Overgrown path, ed anche a Pliable è capitato che il vedovo Hatto, ovviamente tempestato di telefonate, abbia per ora eluso ogni spiegazione.
Posso dirlo? Io questa pianista non la conoscevo e quindi la cosa (se provata) non mi sconvolge.
Forse è più utile riflettere sulla circostanza che, se fosse plagio, non sarebbe il primo caso.
Del resto, al di là dei rari plagi totali, esiste purtroppo non da oggi il rischio concreto di interpretazioni, strumentali o vocali, siliconate dai moderni mezzi tecnologici, dalle "banche degli acuti", etc.

Come vi rapportate a questo fenomeno? Un "corpo acustico siliconato" è sempre un corpo? è addirittura un corpo più bello? oppure siete divenuti puristi della esecuzione dal vivo???

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9 Risposte

  1. Argomento interessante, Bob.
    Purtroppo siamo alle solite, l’unico ascolto verace è quello teatrale e non ci piove.
    Però ad un neofita le incisioni in studio sono indispensabili, secondo me. Meglio se non troppo rimaneggiate, evidentemente, ma è una cosa che s’acquisisce con l’esperienza.
    Perchè, diciamolo, tutte le incisioni in studio sono in qualche modo rimaneggiate, anche le più oneste.
    L’importante è non sentire assurdità, tipo un famoso disco d’arie d’opera di Domingo (complice Giulini) in cui il tenore s’esibisce in acuti che durano come una trasmissione post-elettorale sugli exit-poll.
    Il SI bemolle di Celeste Aida poi, è pure attaccato male, nel senso che si percepisce proprio il momento dell’aggiunta dell’acuto.
    Quello che voglio dire è che un prodotto finito buono deve essere anche credibile.
    Tra l’altro, siccome son sempre senza @, il tuo amico ha ricevuto il DVD del Superbowl?
    Ciao!

  2. Quando stamane ho sentito la notizia letta dal giornalista ospite questa settimana a “prima pagina” su radio3 ho subito pensato: “sarei proprio curioso di sapere cosa ne pensa bob visto che io non ho nemmeno mai sentito nominare la pianista… ma lui…”

    Ed eccoti qui! eheheh, mò leggo!

    yours

    MAURO

  3. amfortas: il nonplusultra dei CTRL+V degli acuti (incollature plateali) credo sia indiscutibilmente quello del tenore Eugenio Fernandi nella Turandot in studio di Callas, Schwarzkopf Serafin. Al momento del do di petto ad libitum (“Ti voglio tutta ardente d’amor”).
    Ascoltare per credere.
    Erano le prime prove di sutura.

    Domingo nella Traviata di Kleiber fa la cabaletta (quella che tolgono tutti) ed anche lì il vinavil ha traboccato!
    So che alle tue orecchie è una bestemmia, ma anche il “Cielo! O gioia!” dell’Otello Vickers mi lascia da sempre qualche dubbio…

    (credo che il mio amico ti abbia scritto per ringraziarti, ha voluto la email)

    Mauro: beato te che ti alzi a quell’ora!!! 🙂

  4. Appena finito. ti lascio con una massima di un fonico mio amico: “per qualsiasi cosa tu non avere paura”.

    Il che significa che oggi giorno qualsiasi voce e/o strumento passi davanti ad un microfono non è più un corpo musicale puro.
    Foss’anche per un compressorino attaccato, un riverberetto che aiuta l’armonico fino ad arrivare agli straordinari effetti di pitch bend di ultima generazione che correggono in modo naturalissimo le stonature fino al tono e oltre!
    Per nostra fortuna queste ultime apparecchiature costano un bel pò e quindi raramente si sentono nei concerti più piccoli.

    ma fanno parte oramai da decenni nei live pop, rock nei rispettivi album da studio. Ma non dimentichiamo il lavoro estremo di pulizia e arricchimento che i fonici fanno sulle produzioni da studio delle opere liriche. Ricordi che su Alagna, Riccardo Chailly disse che il dvd registrato durante la prima di Aida era talmente ritoccato che i primi grazie andavano ai fonici e poi ai protagonisti?

    Ecco.
    Oggi giorno poi c’è da parte di tutti noi una predisposizione alla precisione che vent’anni fa non esisteva. Oggi giorno i dischi suonano come i MIDI, precisissimi e anzi ora si cerca di “umanizzare” i midi facendo in modo che varino di pochissimo le note scritte, calando o diminuendo, in modo che il tutto sembri vero.
    Il bello è che oramai un batteria acustica non la si sente più quindi che la suoni un batterista qualsiasi o BFD non cambia nulla. Se non che BFD costa la sola licenza e poi non sbaglia un colpo.
    Poi certo, restando sui batteristi, il grande batterista può pretendere certe condizioni e soprattutto un suo suono e una sua ripresa.
    Una cosa è certa: il batterista vero può fare quel che vuole e spesso, se è bravo, impiega molto meno tempo di una scrittura di drums su Mac, ma poi bisogna comunque correggere i colpi e oggi giorno le postazioni audio (cubase, logic, protool ecc) cercano di migliorare proprio su queste cose! Sulla falsità insomma.

    Ma questa è la musica di oggi. Musica a tavolino. Per ogni canzone che si ascolta in radio ci sono almeno 10 arrangiamenti diversi (o quasi uguali) scartati.
    Per questo oggi giorno quello che si sente è sempre carino, ma freddo, freddissimo.

    Spesso anche nella lirica che, almeno dal vivo, ancora si salva. Anche se all’Arena… con quei microfoni…

    Io non sono contro lo studio. Io adoro lavorare in studio e scrivo con VST che suonano i Midi (come dimostra il mio ultimo post).
    Però ecco, lo so benissimo che un conto è giocare con la musica (e questo lo so fare benissimo), un altro è suonare, interpretare, come direbbe il grande artigiano tedesco: fare musica!

    Io un artista comincio a conoscerlo quando lo ascolto suonare e/o cantare senza microfoni, senza fonici, magari in un pub semideserto, con una birra in mano.

    Alcuni fra i miei ricordi migliori passano in serate come questa. Nonostante le note calanti e i testi inventati di sana pianta.

    Come direbbe kioto: Pane e salame dunque!

    Probabilmente sarà stato uguale per Tamagno che in mezzo al ristorante prima di iniziare a mangiare, si alzava e partiva con “l’esultate” dell’otello!
    Un bel divertimento ecco.

    Sono andato fuori strada, come sempre. Ma ti lascio l’intero commento, senza nemmeno rileggerlo. Mi scuso quindi per gli inevitabili errori di chi scrive in velocità con troppe cose in testa.

    A presto

    yours

    MAURO

  5. Ah, l’acuto di Vickers è incollato e puro urlato. Probabilmente gli hanno chiesto di cantare solo quello e poi hanno preso il migliore (?!?!) e hanno cercato di incollarlo.
    Ma negli impianti migliori perde anche di disegno sonoro, cambia proprio l’ambiente acustico.
    Non sono certo, nel senso che non ho le prove.
    Ma all’ascolto… disco canta! Almeno lui…

    yours

    MAURO

  6. Non ho presente Fernandi in questo momento, ma la cabaletta di Domingo sì, ed è davvero terribile!
    Ma tu e Mauro sembrate così sicuri su Vickers…vado a sentire, ho un vago ricordo, ma non sono sicuro.
    Ciao 🙂

  7. sulla vicenda Hatto vi segnalo anche
    la trattazione di BlogNote
    , con ulteriori links specifici.
    (Già che ci siete non perdetevi il
    metodo
    per suonare bene Rachmaninov con mani piccole… siamo andati anche oltre Shine!!)

  8. Two words spread to mind: Milli and Vanilli. 😀

  9. poveracci a me non dispiacevano neppure (c’era un mio amico che si era fatto i capelli uguali). Uno dei due poi l’ha presa davvero male… 😦

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