castigat vestendo mores

sapete che ve lo avrei chiesto, e ve lo chiedo. Cosa pensate della uscita di Stefàno Lissner a riguardo di giacca cravatta e abbigliamento consono?
La prima volta che mi recai a teatro con deliberata coscienza e volontà fu – l’ho raccontato – proprio in questi giorni nell’anno 1988. Ottava di Mahler con l’energico Gustav Kuhn sul podio. Ero parecchio emozionato e aduso alle feste galanti ("cravatta nera") di 18esimo dei compagni di classe. Per cui spolverai lo smoking e andai.
Mi sentii un pinguino (o un cameriere al tavolo) per tutta la durata del concerto. Psicologicamente supportato solo da un ancor più improbabile (e di certo straniero) smoking bianco situato sempre in platea.
Da quel giorno il mio abbigliamento di rigore è divenuto giacca e camicia (o polo); giacca e cravatta per le, occasionali dato il mio budget, "prime".
Diciamo che sono downsized di un gradino rispetto ai consigli del nostro amico di oltralpe.
Dal quale però, a costo di prendermi del bacchettone o dell’oligarca, non riesco a dissentire fino in fondo.
Perché, dalle mie parti, c’è gente che si presenta a teatro praticamente in vestaglia da camera. E lo fa per essere oggetto di attenzione, o per ostentare di essere più ganza di tutti gli altri – atteggiamento inveterato in Toscana.
La cosa più giusta l’ha detta Fabio Vacchi: c’è un gap generalizzato di buone maniere che origina tanti comportamenti fastidiosetti. E non solo – anzi direi non tanto – nelle nuove generazioni.
Al riguardo delle quali, non credo che un (peraltro difficile ad attuarsi) richiamo "estetico" alla importanza della serata sia alla base del distacco dei giovani dalla classica: i motivi son ben più profondi. Se ad un giovane piace andare all’opera si sottopone volentieri al "supplizio" perlomeno di una giacca, ve lo garantisco. Il problema è la prima parte della proposizione.
Quindi, personalmente, non riesco ad indignarmi o a preoccuparmi. Ciò senza giungere agli estremismi concettuali di Sgarbi, che forse vorrebbe forse la gente in giacca e cravatta anche mentre legge l’Argan.
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11 Risposte

  1. Innanzitutto bisognerebbe tener presente che “vestirsi elegante” nel linguaggio contemporaneo non necessariamente equivale a “vestirsi con buon gusto” (e non intendo Fred, chiaramente.).

    Certe dame decrepite & cadenti che vanno alla Scala con scollatura & strascico di venti metri, onestamente, non mi sembrano affatto eleganti.

    Dei giovani, dei ragazzi (intendo degli adolescenti, ma anche dei ventenni) che vanno all’opera già sarebbero da applaudire solo perché ci vanno: se poi non si impinguinano, ma mettono su una giacca pulita, e anche se indossano dei jeans (puliti pure quelli, chiaramente), non vedo cosa ci sia di male.

    E’ come quando, in piena estate, davanti alle chiese ci sono i cartelli col divieto di entrare con i pantaloncini o con la gonna corta o con un top con le bretelle (specialmente in quelle monumentali, è un divieto rivolto soprattutto ai turisti), quando poi, tanto per dirne una, ai matrimoni si vedono certi vestiti da sposa che sembrano il corredo di una pornostar (e mia sorella si faceva i problemi perché il suo vestito aveva lo scollo a barchetta e si è fatta confezionare un apposito coprispalle, sotto al quale ha fatto la sauna, dato che si è sposata il 23 luglio…)…

    E’ una questione di buonsenso, methinks.

  2. Ah, dimenticavo: ovviamente le suddette dame cadenti con la scollatura e lo strascico poi sono le prime a scartare caramelle durante l’assolo di violino dei Lombardi, per esempio…

  3. Mi accodo supinamente a Giorgia.
    A Trieste il problema maggiore, vista l’età media degli spettatori, è la richiesta d’informazioni al coniuge o accompagnatore.
    Infatti, molti sono sordi o quasi, e quindi chiedono a voce altissima “Chi è il tenore?” ed ottengono risposte di tono ascendente come le suonerie dei cellulari.
    Alla Fenice l’ultima volta, avevo una coppia d’inglesi a fianco che si lamentava che i sottotitoli non erano in inglese.
    Il massimo del casino è all’Arena di Verona, ma lì siamo a livello di settori interi occupati militarmente da giapponesi che non sfigurerebbero nel Mai dire Banzai di gialappiana memoria.
    Basterebbe che il buonsenso sia più diffuso, ma mi rendo conto che è un’aspettativa esagerata 🙂

  4. Nanetto ad uopo: Auditorium di Santa Cecilia, prima della Damnation, ed anche inaugurazione di stagione, con tutte le autorità presenti da Napolitano a Uòlter, io ero seduta in seconda fila, proprio davanti a Erwin e Pappanuccio santo (embè!).

    Signore seduto di fianco a me, rivolto alla moglie: “…ma allora, cos’è che suonano, stasera?“…

    Moglie: “…eh, boh, non lo so, il Faust, mi pare…

    Questi sono quelli più odiosi, quelli che hanno l’abbonamento perché fa figo ma non sanno nemmeno cosa vanno a sentire…AL ROGO! AL ROGO!!!

    (ancora peggio quello vestito di tutto punto che, all’uscita dal San Carlo dopo il DG, a Napoli, si è avvicinato a Erwin esclamando “aaah, ecco, lei è il TENORE!”…ma vaff…!!!)

  5. Beh, considerate le fiatate d’aglio della mia vicina di poltrona alla Boheme, ecco…in questo caso avrei meglio tollerato se avesse scartato delle caramelle, magari alla menta ammazzavampiri. P.s. io i pesci non li mangio davvero, e nemmeno la carne.

  6. Alla Fenice l’ultima volta, avevo una coppia d’inglesi a fianco che si lamentava che i sottotitoli non erano in inglese.

    il solito spirito colonialistico! 🙂

    Il massimo del casino è all’Arena di Verona

    credo sia un problema del teatro all’aperto in generale: forse la gente si sente più brada.
    Anche al Pucciniano di TdL è così, ci sono i pullmann di comitive. Una volta son finito in mezzo ai romagnoli e per poco le volenterose signore non tiravan fuori le piadine (troppo simpatici però!).

    (ancora peggio quello vestito di tutto punto che, all’uscita dal San Carlo dopo il DG, a Napoli, si è avvicinato a Erwin esclamando “aaah, ecco, lei è il TENORE!”…ma vaff…!!!)

    avrà applicato l’inverso dell’assioma Domingo!

  7. Beh, considerate le fiatate d’aglio della mia vicina di poltrona alla Boheme

    oddio, È LEI!
    Me la sono beccata pure io alle prove generali!
    sembrava di star dentro ad una pizza alla marinara!
    forse che Puccini le susciti ancesterali paure vampiresche???

    (non hai ancora “recensito” l’opera: come ti parse? [cit.])

  8. Non male, a parte Norah Amsellem che ho avuto il dispiacere di ascoltare come Mimì…

  9. sei divertente, bob; felicenotte da grazia*

  10. Ciao bobregular!

    Secondo me il commento più equilibrato è stato quello del direttore Manacorda. Sulla maleducazione, poi, ce ne sarebbro di cose da dire, ma purtroppo non è un problema solo a teatro…

  11. doppiamente grazie, CocoComet: per il commento, e per aver ricordato nel vostro blog il Maestro Menotti. Mi accodo con cordoglio al vostro annuncio.

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