beato Ranzani (martire?)

dalla prova generale, pardon antigenerale, di Bohème ho tratto alcuni elementi e giudizi. Primo tra tutti che il Comunale era ben popolato nonostante l’orario confliggente con quello d’ufficio. Una conferma – a contrario – della nota regola, che in rima suonerebbe più o meno così: tranne che per Verdi e per Puccini, del teatro son vuoti i cadreghini.
I 4 gatti che mi seguono sanno che da qualche tempo non mi profondo – per etichetta e logica – in giudizi su quanto ho ascoltato e visto in prova. Spesso però disattendo questo metro per dare riscontri positivi. E stavolta lo faccio volentieri, forse con un atto di coraggio, nei confronti di un direttore per il quale non prevedo vita facile sul cartaceo fiorentino del weekend.
Infatti le scene di Dante Ferretti sono elegantissime e gradevoli (soprattutto chez Momus, forse solo un po’ troppo nobile, un po’ troppo Le Cirque), con un sapiente gioco interni/esterni. Molto bello, in generale, tutto l’elemento visivo. E quando non si può sparare sull’allestimento, né troppo sui cantanti (lo dico: tutti all’altezza) su chi si spara? Sul direttore ospite, soprattutto se ancora giovane/non sacralizzato.
Spero vivamente di sbagliarmi al proposito. Perché Stefano Ranzani ci offre una lettura pochissimo convenzionale, e quindi per me assai interessante.
Già assistente di Gavazzeni, e allievo di Bernstein, il direttore milanese concepisce un’esecuzione delicatissima, che poco concede al forte: giocata su una soffusione dinamica e dilatazione dei tempi che a tratti ricorda il Pelleas; oppure, restando a Lenny, la sua famosa lettura XXL del Tristano e Isotta.
Lunghissima e quasi sussurrata è la tessitura orchestrale della doppietta manina/Mimì del primo atto. Un prato inglese per i due protagonisti, alle prese col passaggio più difficile dell’opera. Anche questo va tenuto a mente: dietro un successo vocale c’è sempre una buona direzione.
Perfino alla morte di Mimì, nonostante la "tentazione tematica", la musica si spegne, quasi come se noi stessi fossimo girati dall’altra parte come Rodolfo e non ce ne accorgessimo.
Questo è ben lungi, per chi è attento al dettaglio, dalla noia. Anche perché brillantezza timbrica e gesto sono ben presenti, e perché i momenti di forte orchestrale, soprattutto nel secondo atto, ci sono – ma tenuti intelligentemente lontani dalla vocalità.
In generale, tuttavia, è stato facile fare mentalmente il raffronto – per converso – di come sarebbe stato l’approccio (gestuale, dinamico, agogico) di un Mehta a caso [e sapete quanto io ami e iper-stimi il Maestro]. Risposta: assai differente, col "portato istrionico" annesso e connesso. Sul pubblico e sugli orchestrali; uno dei quali, maliziosamente provocato da me nell’intervallo, ha lamentato: «Non ci carica».
Molto spesso in musica si identifica l’interpretazione forte con quella estrinseca. Cioè, per invertire il detto, non si vede l’oro che non luccica. Sarà così anche in questo caso?
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14 Risposte

  1. Anche questo va tenuto a mente: dietro un successo vocale c’è sempre una buona direzione

    Parole sante, eppure, questo concetto fondamentale non va giù a tante persone appassionate e competenti.
    Come mai?
    Ciao, Bob.

  2. però… visto che la prima è domani… e che c’è gente che ci va… non potevi proprio resistere eh??? meno male non ho letto chi è l’assassino.. .-)))

  3. l’assassino è un sottile 🙂

  4. amfortas: a mio parere perché spesso si percepisce il direttore come qualcuno che debba gareggiare coi cantanti anziché lavorare con/per loro.

  5. Non sono completamente d’accordo con te. In questo senso: la direzione di Ranzani è certamente non convenzionale e sensibile, ma si traduce dal punto di vista musicale in un allungamento dei tempi (in alcuni casi abbastanza eccessivo; la Boheme non è il Parsifal…) e in un generale abbassamento della dinamica che va a scapito dei momenti un pò meno drammatici.
    La tinta orchestrale è molto uniforme e malgrado la brevità dell’opera a lungo diventa abbastanza prevedibile se non noiosa.
    I momenti migliori sono soprattutto nel I° e nel II° atto, il III° esce un pò povero di colori e nel IV° non convince granchè.
    Malgrado la tua ammirazione per Mehta questa non è un opera che predilige e credo che non abbia mai diretto….come dice Mimì “hai sbagliato il raffronto” !
    La compagnia di canto è discreta (ma io ho sentito ieri il 2° cast)
    Ciao
    Duccio

  6. mi duole contraddirti: non so quante esecuzioni dal vivo, ma il Maestro ha inciso Bohème col mio “vicino di casa versiliese”, la Frittoli e la Israel Philharmonic. [Decca 028946406021].
    Del quale Boc., Mehta ha anche detto “riesce a cogliere il mio ritmo interno”. Forse ha ritrattato dato che sul sito della produzione la pagina video interview è scomparsa.
    Evado (per rapporti di buon vicinato) ogni giudizio sulla vocalità, e comunque mi riferivo al “Puccini-Mehta”, cioè ad una sorta di proiezione dell’approccio al compositore.

    Su quanto dici di Ranzani non mi ritrovo la seconda metà dell’opera mi è piaciuta come la prima, ma credo sia una questione di gusti personali vivaddio.
    Sono curioso di leggere la stampa di domani (o doman l’altro).
    Ciao

    R

  7. mi duole contraddirti: non so quante esecuzioni dal vivo, ma il Maestro ha inciso Bohème col mio “vicino di casa versiliese”, la Frittoli e la Israel Philharmonic. [Decca 028946406021].
    Del quale Boc., Mehta ha anche detto “riesce a cogliere il mio ritmo interno”. Forse ha ritrattato dato che sul sito della produzione la pagina video interview è scomparsa.
    Evado (per rapporti di buon vicinato) ogni giudizio sulla vocalità, e comunque mi riferivo al “Puccini-Mehta”, cioè ad una sorta di proiezione dell’approccio al compositore.

    Su quanto dici di Ranzani non mi ritrovo la seconda metà dell’opera mi è piaciuta come la prima, ma credo sia una questione di gusti personali vivaddio.
    Sono curioso di leggere la stampa di domani (o doman l’altro).
    Ciao

    R

  8. Mi riferivo al Mehta dal vivo……e non alle marchette discografiche !
    comunque sono gusti personali è vero
    Duccio

  9. Mi riferivo al Mehta dal vivo……e non alle marchette discografiche !

    servono comunque a dare una certa idea della interpretazione dal pdv prettamente sinfonico

  10. Sarei proprio curioso di ascoltare le arie e duetto del primo atto dei protagonisti.
    “oh soave fanciulla” deve essere bellissimo sentito a “mezza orchestra” e quindi anche a voce non completamente spiegata, soprattutto nella parte acuta.

    A costo di ripetermi ritengo anche io che spesso spingere sull’accento vigoroso impedisce di comprendere a pieno i sentimenti in ballo.
    Come già dissi per il lied di schubert analizzato sul mio blog, interpretato (perchè questo bisogna dire) da quell’artista di Fisher-Dieskau.
    L’intimità di due persone e il loro dolore è un’emozione difficile da far passare, da dipingere.
    Forse il modo migliore è quello che ha tentato Ranzani.
    O forse è il suo. Il che significa che per lui è il migliore.
    Le critiche poi sono giustamente accettate.
    Ma a me non sembra male come idea intepretativa.
    Chiaro, non ho sentito nulla, quindi le miei sono supposizioni quindi di nullo valore.
    me ne scuso.

    yours

    MAURO

  11. Notevole il commento di un direttore d’orchestra molto attivo a Firenze il quale, all’uscita della “prima” di Bohème, ha dichiarato che era la terza volta che ascoltava l’opera di Puccini, l’ultima delle quali diretta da Zubin Mehta.
    Peccato che il Maestro indiano non abbia mai diretto Bohème a Firenze.
    Che brutti scherzi che gioca l’emozione!
    Di un’intervista, ovviamente, mica della morte di Mimì.

  12. ti prego anonimo, dimmi dimmi – in privato – chi è, sono fuori Firenze e non posso leggere le cronache locali! confidenzialità garantita, lo giuro.

  13. ..o l’ha sparata nientemeno che in diretta su radiotre??

  14. Era sulla Nazione.
    Tanto ti basti.

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