lesson one

se una persona è abituata, a Firenze, ai cinque euro per ogni sgabuzzino improvvisato si possa visitare, ciò che fa più colpo a Londra è la diversa concezione della fruizione artistica. Nelle 72 ore del mio soggiorno ho visitato (troppo in fretta) musei interminati, pieni di meraviglie, e ciononostante gratuiti. Altre leccornie me le sono dovute annotare per tornarci con calma la prossima volta.
Grazie a queste opportunità, cambia totalmente il rapporto con la cultura. Posso vedere La vergine delle rocce, una statua di Bernini, un trittico di Francis Bacon ogni volta che voglio, ogni volta che mi sento giù, venticinque volte al mese, senza sborsare un pence. Posso abitare (in senso etimologico) l’arte, sentirla mia. Al V&A ho visto spazi incerati, posti sul parquet, in cui i bambini e le loro mamme giocavano a colorare, riproducendo ed assimilando ciò che vedevano. Proprio sotto i cartoni di Raffaello…
Questa invidiabile realtà rivela l’innato spirito di servizio verso il pubblico. Da parte di tutti: Stato, privati, artisti.
La National Gallery è anche il luogo in cui, a teatri chiusi, la grande Myra Hess tenne un ciclo di concerti sotto i bombardamenti tedeschi, senza ricevere un soldo ed anzi avendo cancellato tutte le sue remunerative tournèes, per rinfrancare gli animi dei rifugiati attraverso la musica classica…
Parallalelamente, lo Stato non cessa di fare la sua parte. E le imprese? Vi basti guardare in alto, quando andate alla National: la sala dedicata a Rembrandt si chiama Abn-Amro hall, c’è la Yves-Sant- Laurent hall, e tante altre ancora. Ecco che alla fruizione dell’arte è sottesa la percezione dell’importanza di questo meccanismo anche nei soggetti terzi rispetto alla fruizione stessa.

Per carità, Londra ha anche dei contro. È carissima (esageratamente cara), i tassisti allungano il tragitto per spillarti i soldi, e l’unico bidet in zona è quello di Duchamp alla Tate Modern – con conseguenti risvolti comportamentali sul londinese, che giocoforza deambula alquanto nervosamente!
Ma alla fine prevale il dispiacere nel lasciare una bellissima città, magniloquente, distesa.
Che ti accultura.

Top 3 del soggiorno, ex-aequo:
1) la cena in Emmaus alla National e Le metamorfosi di Narciso alla Tate. Capolavori assoluti dell’arte di ogni tempo. Che dal vivo assumono dimensionalità vorticose, incarnazioni del movimento, superamenti della rigidità della materia;
2) la funzione del sabato mattina a Westminster, durante la quale con un vero colpo di fortuna abbiamo potuto visitare lo shrine di Edoardo il Confessore, cosa normalmente assai difficile a farsi. Un circolo di corpi reali in rilievo che infondono un gotico senso della storia (ed anche un pizzico di soggezione); non bastasse ciò – che i Numi mi perdonino –  ho passeggiato sulle tombe di Purcell, Elgar e Vaughan-Williams;
3) infine, prosaicamente ma deliziosamente, le toffees di Thorntons a Covent Garden, che mi stanno creando problemi di dipendenza. E che ho appena scoperto si possono ordinare pure online. La mia glicemia ringrazia.

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13 Risposte

  1. Ecco, questo è proprio il mio limite: non usufruire degli aerei.
    Poi quando leggo ‘ste cose mi sento più idiota del solito…per non parlare che domenica dovrò giocoforza andare nell’orrida Venezia, a vedere una rappresentazione del Crociato che, al momento in cui scrivo, è priva del tenore.
    Vabbè.
    Ciao 🙂

  2. Ecco, questo è proprio il mio limite: non usufruire degli aerei.

    sei come il grande Dennis Bergkamp?!

  3. Sì, ma meno evanescente in zona tiro 🙂

  4. A Covent Garden c’è un posto in cui fanno un Irish coffee meraviglioso (se solo riuscissi a ricordarmi come cappero si chiama ‘sto posto…è quello che ha le sale interne nell’interrato, in una specie di cripta tutta fatta di volte in mattoncini…).

  5. se è quello d’angolo sulla piazza (sembrerebbe) ci son stato ma ho ingurgitato una sorta di pizza sbocconcellando inoltre ham&stilton a tutta la comitiva… inoltre son stato in un pub (… & nag) ma alle undici e mezza già chiudeva, il tempo di una birra. sigh sti ggiovani

  6. va bene, ve lo confesso, in quella mezz’ora ho pure sca**ato di brutto e preso il sidro Strongbow. [embed src="humiliation_blues.mp3"]

  7. Anche questa è una grande differenza con l’Italia.
    Io ho fatto un concerto in un pub con chitarra e contrabbasso tre giorni fa e alle 22:30 avevamo appena iniziato. Inutile dire che il tutto si è protratto fino a tarda notte.
    Che sonno!

    Sti ggiovaaniii!!!

    Yours

    MAURO

    PS: disegnare con mio figlio sotto un Raffaello sarebbe semplicemente favoloso… doppio sigh…

  8. Ciao, Bob! Son gelosa… Londra mi piace da matti ma è ben troppo costosa per noialtri schifosi d’oltreoceano… (Però anche da noi, a Washington, i musei sono gratis e ci si può dilettare a voglia di Rothko, del Sanzio, ecc.) *bisous*

  9. Robi, sei l’unico essere umano che possa mangiare pizza a Londra…

  10. Sottoscrivo quanto commentato da Sonnenbarke, anche perché bisogna aver coraggio (cit.) per chiamare “pizza” quella roba che fanno a Londra!!!
    😀

  11. Scopro di avere un limite in comune con amfortas (ed anche con Bergkamp); del primo sono onorata!!

  12. lo sapete che, dopo le Madonne, anche i finestrini degli aerei Ryanair piangono? (chissà che strizza avreste avuto se ci foste saliti :-))))

  13. Londra mi manca tantissimo.
    Tolti i musei,il resto,costa decisamente troppo.
    E le mie finanze non ce la possono fare…soprattutto ultimamente.:)

    P.s.:Grazie per la microlista dei cinema dove trovare the prestige.
    Alla fine ha vinto il Principe.
    Film Bellissimo!

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