intender non la può chi non la prova

Mi sono appena dilettato, al Comunale, con quattro arie da concerto mozartiane, restituiteci con quella tecnica leggendaria su cui ormai si è scritto tutto. Bisognerebbe tagliar corto: La Devia, et hoc satis.
Non c’è più molto da dire nei confronti di una interprete per cui è quantomai vero il detto "sky’s the limit", c’è soltanto da ammirarla e possibilmente recuperare la ripresa di radiotre quando andrà in onda.
La sua interpretazione incede sempre sicura in quelle che per gran parte sono arie costruite ad personam per esaltare le doti virtuosistiche delle cantanti dell’epoca. Piana, naturale e mai forzata l’intensità drammatica dei recitativi, ciò che consente un migliore amalgama con l’orchestra (questo considerando che il giovane Tomas Netopil non credo sia ancora pervenuto allo stato della difficilissima arte di integrar orchestra e cantanti).

Veniamo proprio al direttore moravo, di cui a suo tempo dicemmo "buono, si gioverà della sua immagine,  rivedibile".
Assolutamente prescindibile la sua ouverture dal Tannhauser. Ostentata nella ricerca di un lirismo che a mio parere stucca se giocato troppo sulla soporifera lentezza dei tempi (all’inizio), senza incastonarlo in episodi dinamici, e in più con scelte discutibili per quanto attiene alle relazioni tra le unità dell’orchestra: a sentire il trattamento degli ottoni, in certi punti succubi dei violini, sembrava che Netopil volesse, per dirla alla Bernstein, "ciaikoskizzare" la partitura.
Per converso, apprezzabile la lettura della Sinfonia dal Nuovo Mondo di Dvorak. Qui si realizza proprio quella sinergia tra abbandono lirico (forse ancora troppo per i miei gusti) ed impeto, che era mancata sul Venusberg. Un carattere mercuriale, quello della partitura "americana", più immediato ed estrinseco rispetto alla maggiore arguzia wagneriana: ma comunque ben colto in ogni iato dinamico e nelle strette, che non sfiguravano neppure in rapporto alla da me adorata interpretazione di Kertész.
Grandissimi bravo! e applausi in fine serata per il giovane direttore: eccessivi in base al mio giudizio, ma fanno sempre bene, e che servano da buon auspicio.
Grandi tributi, se non vado errato, anche al corno inglese Massimiliano Salmi, protagonista di quel Largo che è, più dell’ultimo movimento, la pagina maggiormente a presa rapida: fu questo ad esser bissato a furor di popolo in occasione della prima.

[Nota per i critici e/o gli appassionati: soltanto a me lo Scherzo di questa sinfonia è sempre sembrato una malcelata scaturigine tematica del Secondo movimento dell Nona Beethoveniana?]

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3 Risposte

  1. Hai ragione: accompagnare i cantanti, facendoli rimanere nell’alveo di una propria concezione interpretativa, è per un direttore difficilissimo.
    Un’arte che si conquista passo dopo passo.

  2. L’ho sentito qualche volta, ma non posso dire di apprezzarlo.
    Per fortuna Netpoil dirigerà a Trieste il prossimo allestimento del Don Giovanni: lì mi farò un’idea più precisa.
    Ciao Bob, ed un saluto anche a Giovanni, di cui condivido il commento nel modo più totale. ( a Trieste Oren è un esempio, troppo spesso, di cosa non deve fare un Direttore d’Orchestra con i cantanti)

  3. La mia nn è classica, ma è musica!!!
    CiaU

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