clausole vessatorie

sul blog di Pop Life ci sono i segni di una nostra breve conversazione domenicale su Erik Satie, scaturita da un ascolto concertistico del suddetto. Da lì il discorso è andato sul testo della Biblioteca Adelphi (da leggere!), e poi sul carattere iconoclasta della musica del francese, con un dilemma di fondo: quanto la musica di Satie è iconoclasta e quanto è dagli interpreti canalizzata come tale?
L’effetto che il corpus pianistico di Satie mi provoca se accostato alle gigantesche costruzioni – bruckneriane, mahleriane, wagneriane – che costituiscono il quadro di riferimento dell’epoca in cui egli si forma musicalmente, è in effetti lo stesso "cambiamento di pressione" che accompagna per esempio in filosofia lo stacco tra idealismo ed esistenzialismo.
Ma il punto è che Satie non è solo pars destruens, ma anche pregevole miniaturista – oltre agli Sport et Divertissments ascoltati da Pop, cito i cinque Notturni: di delicatissima fattezza, per nulla subalterni nemmeno all’arte del Claude de France.
Detto questo, ho rintracciato una pagina musicale in cui uno script esegue in manera tendenzialmente perpetua le Vexations. Brano del 1893, costituito da pochissime battute tematiche accompagnate da un inciso dell’autore: "per eseguire a se stessi 840 volte di fila questo motivo, è consigliabile prepararsi adeguatamente, attraverso concentrazione ed immobilità…".
Nonostante l’evidente considerazione per cui la maratona pianistica (fino a 28 ore) non sia prefigurata come tassativa ma eventuale, più di un esecutore ha preso sul serio la indicazione di Satie, resa più misteriosa dal fatto che il brano non fu mai rappresentato vivente l’autore.
Naturale che queste peculiarità interessassero John Cage, autore di una esecuzione pubblica nel 1963; proprio nel periodo in cui veniva teorizzata ed eseguita la musica ripetitiva, anche come retaggio di un sincretismo tra composizione e teoretica orientale.
Personalmente però non ritengo che la struttura intervallare di questo brano, abbastanza ampia, lo renda docile al loop ed assimilabile ai lavori ripetitivi degli americani, tutti giocati su seconde e poco più.
Venendo ai giorni nostri, mi ha colpito la differenza di atteggiamento discografico tra Aldo Ciccolini – acutissimo interprete di Satie -, che nella sua imprescindibile integrale risolve il pezzo in pochi minuti, ed approcci quali quello di Alan Marks, che invece vi riempie un cd audio.
L’operazione di Marks mi pare davvero fuori luogo; è un ibrido tra la cellula tematica e l’autografo di Satie, reso necessario dai limiti di durata del supporto audio. Di fatto, poi, sposta l’attenzione dal contenuto ancora una volta alla rappresentazione, sulla base della solita "patente di iconoclasta". Ce n’era bisogno?
Pensate se durante il Concerto di Capodanno un direttore emerito eseguisse il celebre Perpetuum mobile ripetendolo effettivamente in eterno, fino alla morte per sfinimento di orchestrali e pubblico!
Vi lascio con un dubbio sottile, che forse sarebbe piaciuto all’uomo con la bombetta. Che la "Vessazione" non sia quella, esecutiva, della lunghezza del brano "inflitta" a pianista e pubblico, ma riguardi invece una riflessione sulla soggezione dell’interprete rispetto alle indicazioni – anche le più strane – dell’Autore, sulla sua mancanza di discernimento critico?
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Una Risposta

  1. Avevo già messo gli occhi su Quaderni di un mammifero: le tue parole mi spingono senza indugio all’acquisto!

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