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che piacere e che onore! ho incontrato la squisita e dotta Marion; l’ho portata a pranzar toscano tra icone operistiche, poi un caffé "griffato" ma squisito, e via a passeggio per Firenze, compresa una capatina in una Santa Felicita non toccata dallo sciame turistico; per ammirare ancora una volta la Cappella Capponi, e rimanere inevitabilmente stupiti – come in questo volo pindarico – dalla non convenzionalità della distribuzione visiva e dalla evidenza del dolore nella Deposizione del Pontormo.

Torno a bomba su Mahler, che nel frattempo è "andato in onda" regUlarmente al Maggio e coi dovuti consensi, salvandoci da una figuretta mica da ridere.
Riflettendo sui motivi per cui la terza non riesce ad avvincermi come altre sinfonie, credo che uno di essi sia quello per cui, concependo l’arte Mahleriana come un processo di strappi in avanti e di stasi, essa è per me un momento in cui si preferisce condensare in modo mirabolante e gigantesco i risultati già raggiunti piuttosto che innovare ed innovarsi (ecco perché amo soprattutto la sesta e la nona).
Inoltre, e più oggettivamente, la problematicità della sua stesura si è tradotta in una frammentarietà esecutiva che ne ha dimostrato la capacità di stare da soli dei suoi movimenti, ma anche la loro attitudine a far ciò, dunque la scarsa coesione sinfonico-organica. Ecco forse da dove nasce la necessità per GM di evidenziare il "programma", titolando i singoli movimenti e cercando così di prendere per mano la nostra fantasia.
Iniziata a metà 1895 e completata l’anno seguente, la Terza ricevette inizialmente esecuzioni soltanto parziali, di singoli movimenti; la più famosa delle quali fu quella di Arthur Nikisch nel novembre 1896. La "prima" dell’intera partitura si ebbe solo sei anni dopo, nel 1902!
Ciò non toglie che alcuni passi siano eccellenti, come l’intero Adagio conclusivo (che erroneamente avevo riferito come "degli angeli", mentre reca il titolo "Ciò che mi racconta l’amore") e tanti episodi cromatici o melodici nel secondo e nel terzo movimento.
E il fascino della strapotenza orchestrale a organico ultracompleto è qualcosa che andrebbe provato – dal vivo – almeno una volta nella vita.

Pensando a ciò che mi chiede Mauro, mi accorgo ancora una volta – semplicemente scorrendolo con gli occhi – di quanto sarebbe prezioso l’archivio storico di Karadar; particolarmente per Mahler.
Nomi come Klemperer, Walter, Scherchen – ma anche van Beinum, Mitropoulos e Kondrashin hanno semplicemente "fatto" la storia della interpretazione mahleriana. Gli ultimi due sono addirittura morti dirigendo (o dopo aver diretto) una sinfonia del Nostro! Mitropoulos – se non sbaglio – proprio la Terza, Kondrashin la prima, come già vi raccontai.
Le registrazioni su Karadar – che spesso sono incisioni "liberate" dal diritto d’autore col passare del tempo, ma che ancora vengono vendute su cd – sarebbero un ottimo punto di partenza, da integrare poi in alcuni casi con qualche registrazione più conforme alla nostra qualità digitale.
Peccato per il costante difetto di karadar, che non è tanto quello del modo cervellotico di accedere ai file – risolvibile con un poco di pratica – quanto il deficit del server, che anche con l’adsl trasmette a velocità vicine allo zero e spesso si interrompe durante il download.

La nostra Terza sinfonia viene proposta nella versione di Kirill Kondrashin del 1961, che come vedete appartiene – come le sue sorelle – agli archivi Melodiya.
Ho potuto apprezzarne la chiarezza espositiva e la pulizia sonora; con le difficoltà del caso, la consiglio a tutti.
[che ne dite se ci teniamo in contatto condividendo ciò che riusciamo a scaricare?]

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2 Risposte

  1. Caro Bob,
    non vorrei dirtelo, ma ho contato di avere 11 edizioni della Terza di Mahler….
    Ti consiglio però di prendere in considerazione una delle mie preferite, che peraltro non hai citato, quella di Jasha Horenstein (2 cd UNICORN) credo con la London s.orch.
    Saluti
    Duccio

  2. colgo al volo la tua segnalazione. Suppongo che la registrazione da te citata appartenga a quel novero di splendide interpretazioni di Horenstein eseguite a Londra negli anni ’70. Io posseggo la Faust-symphony di Liszt e la Quinta di Bruckner (imperdibile questa).
    Di solito erano introdotte e concluse dallo speaker radiofonico anche in cd.

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