Elizabeth Schwarzkopf (1915-2006)

riconosci di esserti messo a nudo, di avere trasmesso le tue corde intime agli amici più empatici, quando inaspettato ti arriva un messaggio sms quasi a mezzanotte solo per annunciarti, a mo’ di telegramma, che è morta la Schwarzkopf.
Sul blog di Amfortas trovo una giusta teologia negativa: perché categorizzare? meglio ascoltare. Ed allora è doveroso presenziare alle migliori Nozze di Figaro in disco, in cui compaiono Giulini, Moffo, Schwarzkopf, tutti ahimé scomparsi di recente, e Giuseppe Taddei che in quel di Massa Marittima (ove ha appena terminato di dirigere il festival lirico estivo), starà compiendo gesti apotropaici!
Deluso anche io dal fondo di Isotta, anzi delusissimo perché salturiamente mi piace leggerlo; ma davvero non oggi. Anche se una vaga utilità quell’articolo ce l’ha: ricordando la Callas frigida in Carmen di Celletti, e questa altrettale scivolata di Isotta, uno comprende l’importanza e l’urgenza di non prestare mai troppo orecchio ai critici, soprattutto se famosi e smaniosi di  andar controcorrente. Imparate ad essere voi stessi i vostri censori preferiti!!
Nel caso della Nostra, poi, si aggiunga a queste scelleratezze, dosandolo nel tempo con effetto dispert, il venticello rossiniano per cui, per essersi innamorata ed esser poi divenuta la moglie del sound engineer EMI Walter Legge, "sicuramente sarà stata pompata oltre i suoi meriti". Il mondo musicale, in questo, è tutt’altro che l’Arcadia dei buoni sentimenti e dell’onestà intellettuale.
Chiunque abbia avuto la fortuna di ascoltarla dal vivo o anche solo in disco la pensa ovviamente all’opposto. La sua voce e la sua nobile presenza hanno troneggiato per decenni – e proprio nei decenni d’oro – nella lirica.
Meglio allora questo ricordo sul Carlino che individua un doppio binario esecutivo da investigare in lungo e in largo: l’eccellenza nelle opere Mozartiane e la struggente, autunnale "Straussianità" non solo nel Cavaliere della Rosa ma anche – vorrei dire soprattutto – nei magistrali Quattro Lieder sotto la bacchetta di Georg Szell.
Io per ora scelgo la prima strada e, novello Andy Dufresne, faccio spirare nella mia cella un soave zeffiretto.

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Una Risposta

  1. Io aggiungo solo, visto che citi Le Nozze, quello che resta, a mio parere il miglior Don Giovanni di sempre: ancora Giulini, Taddei , Wäcther, Sutherland, Sciutti, Alva, Frick (!) e appunto la compianta Schwarzkopf.
    Ciao 🙂

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