regola ELE

devo restituire questo libro di Franco Buffoni, fuori stampa ormai, dal titolo Quaranta a Quindici (Crocetti, 1987 – collana Aryballos); pertanto mi annoto qui i passi più felici. Di esso mi hanno colpito soprattutto le prime tre liriche, una sorta di microcosmo che riesce a penetrare l’esistenza contemporanea – desiderio e divieto, possesso e rimozione – con una forma scorrevole: non Esterofila, non Litanica, non Enigmistica.
Parlo di Lafcadio, che per me non è soltanto il titolo di una poesia ma dell’intero trittico d’apertura. Linkata la prima, riproduco in calce le altre due.
Ho notato che questa "regoletta ELE" è un affidabile algoritmo del mio gusto. Non amo, quando leggo, il ricorso a vocaboli di altre lingue; mi stressa il poetare, molto alla moda, con cambi di vocale o consonante, zeppe o sciarade da edipeo enciclopedico; non mi incanta la litania metaforica – quando leggo insistenze sul tipo specchio di luce / alba d’amore / pioggia di buio etc., senza una minima discorsività, mi viene spontaneo replicare ad alta voce con un ora pro nobis.
Trattasi, lo so, di regola anche e soprattutto quantitativa. E’ inumano compiere un percorso esente da questi tre vizi. Si tratta di contenerli il più possibile. Lo provo su me stesso e anche sulla pagina di Buffoni, che non ne è immune (quel secreti/secreti è frequentissimo, da Elio in poi – smile, e purtroppo ci sono cascato pure io), e che se in questa sezione si salva, da Consolamentum in avanti indugia troppo accademicamente sull’esterofilia. Scrivere litanie in versi è invece retaggio dei grandi modelli libertari novecenteschi, come tale fenomeno più duro da arginare, nell’impellenza del profondere colore che parte dall’intimo.
Chiudo segnalandovi la entrèe trionfale nei "mai più senza" dell’amica Bette, che leggo spesso per la qualità d’espressione non comune.
E con il Buffoni promesso.

E iniziano quelle distanze enormi
Scivolando verso gli altri piedi
Nella vetrina di piccoli soli
Tutti col proprio calore.
Questo è il passo degli ulivi
Vino giallo e vino viola
Inverno-calcolo di chi sopravvive.
Non è per prova d’errore
Che i versi riconoscono una forma:
Con un segno di biro, una mano,
Cedono, non riconoscono tele di giovinetti,
Aderiscono a una barriera
E rinunciano allo scandalo per sempre.

*   *   *   *   *   *   *

Il soldato si accarezza nel tragitto di guardia
Ornato come maschio nella carne della moglie.
Mordilo l’amore,
Per Paolo,
Sesso e giorno
Con te vivere, no, ma raccontare
Come far schioccare il dito nel suo ombelico
Solo in segreto sciogliendole i capelli.

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7 Risposte

  1. Anch’io l’ ho appena letto e ho annotato questi versi:
    Oh Mercurio dio della truffa/
    dammi un tavolo e un’ antologia,/
    e venti ragazzi davanti.

  2. Posso dire? Mi piacciono queste che hai riportato, ma ho leggiucchiato le altre che sono sul sito e le ho trovate un po’ troppo prosastiche, per i miei gusti. Però forse sono solo troppo fusa e troppo polemica, ripasso fra dieci giorni.

  3. infatti Mari il senso era, più o meno, “per ora salvo le prime tre”…
    Comunque sai bene che ogni oltranzista rilkiano ama i poeti prosaici, salvo poi razzolare male…

    Anonimo, la terzina che ti sei annotato viene addirittura prima del “mio” Lafcadio: anche tu maggiormente affascinato dall’incipit del libro che dal resto?

  4. *prosaici – volevo dire prosastici…

  5. Allora mentre tu e tutto il resto dell’Italia e tutti i miei amati crucchi guardate la partita, io mi sbatto un po’ il cervello da solita alternativa rompipalle.

    Mi è or ora caduto l’occhio su un “Somos contos contando contos”.
    No, non leggo mica in portoghese, però ogni tanto ci dò uno sguardo: sebbene io non capisca, è estremamente musicale.

    Dico, ma il tuo amato Pessoa non è affatto immune alla litania.
    Te ne posso citare quante ne vuoi, in originale; spesso in italiano la litania si perde. Però è mantenuta in quella IX della prima parte che mi piace tanto, vattela a rivedere, tra l’altro è tanto semplice ma è quella che più mi è piaciuta, finora.
    Poi tanto per dire la 84 è interamente costruita intorno al sostantivo “gozo” (piacere) e relativo verbo “gozar”. Eccetera, se vuoi vado avanti, a tuo grosso rischio e pericolo.

    Per non parlare di un tal Salinas, una cosina che trovi nel mio archivio di aprile.

    Accidenti, quanto rompo 🙂

  6. grazie!
    Tutto qui. C’è bisogno di aggiungere altro?

    Ah si… ristampatelo!!!

  7. sì mi è piaciuto l’incipit ed anche il titolo sottratto al tennis: tutto più che plausibile.
    Giungo però all’ autore da un percorso bellico, avendo casualmente sentito recitare una poesia dell’ ultima raccolta”Guerra” Mondadori 2005. Qui tutta la prosaicità del caso.

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