microscopio

uno dei miei rarissimi momenti di gloria l’ho avuto il lunedì mattina – 22 maggio u.s. – durante le prove del concerto dei Solisti in San Lorenzo. Come vi accennavo già il giorno precedente, avevo individuato l’apparentamento "autoreferenziale" di Schubert tra ciò che l’orchestra stava provando, cioè l’ouverture D644 (Die Zauberharfe, l’arpa magica), del 1820, ed un altro capolavoro schubertiano la Sinfonia "Grande", di almeno cinque anni più recente nella stesura – otto nella premiere. Si tratta di un dettaglio molto riconoscibile, ed oggi mi sono finalmente attrezzato per parteciparvelo, come mi sono affrettato a fare quella mattina con chiunque fosse nel raggio di 4,8 Km.
[Per ascoltare i samples cliccate sui link oppure fate destro del mouse + salva oggetto/destinazione…insomma lo sapete]
Questo è il finale dell’ouverture, e la linea dei tromboni emerge netta e semplice, due volte, con una trasposizione di tonalità a carattere preliminare alla chiusa vigorosa.
Questo invece è un momento "penultimo" del primo movimento della sinfonia (allegro ma non troppo), preparatorio alla stretta ed al ritorno del corale. Noterete come il "pensiero compositivo" del sommo Franz si sia notevolmente approfondito ed affinato. Il nostro tema appare esposto ai legni e rimbalza agli ottoni con un crescendo che coinvolge tutta l’orchestra, ed una certa complessità di sviluppo.
La identità dell’impianto tonale dona ulteriore significanza all’accostamento.

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