critica pragmatica

Giovanni, forte del fatto che in questi giorni calma e linea adsl sono per me autentiche chimere, mi ha battuto sul tempo, con un ostinato di "memorabile". I giornalisti lo seguiranno a ruota: il concerto di ieri, in effetti, ha avuto un riscontro di entusiasmo raro negli ultimi tempi. La New York Philharmonic ed il Maestro Maazel continueranno il loro tour per l’Italia, fino alle lande di Amfortas, mietendo successi.
Se li meritano. L’orchestra ha qualcosa di miracoloso che colpisce dall’inizio. La naturalezza con cui il suono fuoriesce, quasi per necessità, dai primi violini, echeggia il paradosso di Zenone e della freccia, del moto che si compone della quiete.
Lorin Maazel guida con compassata e consumata esperienza, senza gestualità eccessiva, puntuale.
Il teatro strapieno ha tributato una pletora di chiamate e ovazioni che hanno portato anche a bissare con una danza slava di Dvorak (op. 72 n. 1, eseguita benissimo) e con la Farandola di Bizet.
Un concerto fulgente ed estrinseco, come lo prevedevo: dominato dalla sensazione e dalla ricerca del colore.
Nel dettaglio, ci ha mostrato molte sfaccettature. Ad esempio un Brahms assai controllato, antitetico a quello passionale di Mehta – insomma, giocato "in punta d’archetto" ma un po’ freddino a mio modo di vedere. Come pure Berlioz ha avuto, per una sua certa compassatezza (anti-Bernsteiniana, per stare in tema di laureate conductors), dei momenti di stanca nella parte centrale, prima della roboante marcia al supplizio.
Ma dobbiamo parlare di un grosso, applauditissimo esito interpretativo, che è stato Kodaly. Le danze di Galanta – che peraltro non venivano eseguite al Comunale da oltre un trentennio – hanno stregato per la loro bellezza e per il virtuosismo elegiaco dei newyorkesi, di cui è obbligatorio citare almeno il fenomenale clarinettista Stanley Drucker.
Potrei parlare di quanto la lettura di Maazel abbia saputo restituire, oltre al nitore tematico, la salda pertinenza di queste danze al loro habitat ungherese, intrecciandole con Bartok e sottolineandole l’influsso su tanta scrittura successiva (nobile e meno nobile: ci si sente pure Conan!).
Ma preferisco evidenziare una considerazione. La bellezza di una interpretazione si può quasi misurare, pragmaticamente appunto, anche da quanto è in grado di mutare il tuo giudizio su una partitura.
Prima di questo concerto le ascoltavo stancamente, come si sopporta un fratello di facciata del genio (B.B, ca va sans dire). Eppure si tratta di una delle letture più belle in disco, quella di Ferenc Fricsay del 1956! Da ieri sera le ascolto ossessivamente, non me ne stacco, le trovo piene di ammaestramenti. Sono saltate in testa alla mia hit parade. Di più: la versione in cd che posseggo, bellissima ma oltremodo mercuriale, non sembra restituirmi tutto quello che ho creduto di raccogliere ieri.
Un arricchimento personale vale più di un milione di lodi.

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4 Risposte

  1. Avevo preso il biglietto ma l’ho dato ad un amico perchè ero fuori Firenze !
    Immaginavo fosse una cosa bella…
    Vado però domenica sera a Ravenna a sentire la N.Y. con Muti !!!
    Se ti vuoi unire a me sei il benvenuto.
    Ciao
    Duccio

  2. Bob,
    ti volevo segnalare che esiste su i-tunes la possibilità di scaricare i pezzi di Kodaly e di Brahms con la sinf.n.7 di Dvorak eseguiti dalla N.Y.P.O. e Maazel, live del marzo 2006. Il costo di tutto l’album è di 9,99 E.
    Ciao !

  3. Ciao Bob, è on line il programma del Festival di Torrechiara. Quest’anno più classica del solito. Se ti interessa qualcosa fatti vivo.

  4. Paolo, ti sono molto grato, me lo studio volentieri e poi ti dico.
    Duccio, come ti ho spiegato è assai probabile corveé di facchinaggio nel fine settimana. grazie comunque.

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