abbagli demoscopici : k(bobregular)

una decina di giorni fa sono stati pubblicati sui quotidiani gli esiti di un sondaggio commissionato dal Teatro Comunale per capire il rapporto dei fiorentini con la loro più autorevole risorsa musicale. I risultati, ricordo a mente, erano più o meno in questo ordine: il 93% circa dei cittadini intervistati non aveva mai frequentato il Teatro nella stagione precedente, motivandolo i più per "mancanza di tempo", poi per "scarso interesse", infine per biglietti troppo cari. Questo in particolare per i giovani: lo studio aveva tristemente dimostrato poi che solo l’1,6% dei partecipanti abituali alla stagione può definirsi tale.
Si ripropone dunque il problema del vuoto (e del futuro ricambio) generazionale. Dato che "tempo" ed "interesse" differiscono di poco, e che il biglietto è caro solo fino ad un certo punto (direi niente affatto per chi ha meno di 26 anni), rimane la considerazione per cui il messaggio musicale, la sua sostanza, non colpisce più.
Me ne ero accorto ad ottobre quando Giorgia è venuta alla rappresentazione de I Lombardi: una volta messici a sedere e data una guardata in giro, ci siamo improvvisamente sentiti due embrioni.

Ci sono stati però episodi felici di controtendenza.
Alla prova generale del Don Giovanni lo scorso anno, spiccavano dai palchi molti giovani ed addirittura un paio di superbone sorridenti in tenuta tres chic. Ad una prova generale? The times they are a-changing, pensavo…
Ma la più rigogliosa di queste oasi nel deserto è stato il concerto Netopil, in cui era dato ravvisare tra il pubblico addirittura mezza dico mezza dozzina di creature indubitabilmente venute di cielo in terra a miracol mostrare.
Inebriato da tale nobilissima visione, vaticinavo prospettive mirabolanti per il teatro musicale e sulle prime note del Don Juan straussiano elaboravo la costante di bobregular che se volete e siete buoni camminatori potete applicare anche voi.
In pratica si divide il numero delle persone appetibili che vedete al concerto (escluse quelle sul palcoscenico o nel golfo mistico) per il numero delle persone appetibili che scorgete passeggiando mezz’ora nel centro storico della città ove avete assistito all’evento.
Assumendo da parte vostra un minimo di criterio selettivo (cioè che non contiate tutto quanto respira), quindi dando per scontato che ad ogni divinità corrisponda un substrato di demiurghi, questo valore dovrebbe darvi il polso di quanto l’humus teatrale si allinea alla vostra idealità anagrafica.
Quel periodo era fine febbraio e viaggiavo per via del Corso con un secchio di vernice rossa ed il pennello per apporre una X in fronte alle candidate a stare al denominatore (non la prendevano tanto bene, ignare di essere parte di un esperimento storico).
Duccio però mi aveva avvertito: guarda che vengono e si mettono in tiro per Schrott e Netopil, mica per noi.
Ed aveva ragione cribbio. Le successive date sono state una defaillance totale.
Che in effetti la costante vada depurata dall’impatto del fascino esercitato dal divo o dalla diva di turno lo dimostra alla perfezione questo post di Vissi d’arte, esilarante e triste al tempo stesso.
E mentre mi rimetto alla lavagnetta per elucubrare correzioni al mio enunciato (suggerimenti benvenuti), l’unica cosa che resta da dire è che questa estraneità del dato musicale, nella sua intima essenza, alla sfera sensibile è un messaggio che sta passando (preoccupantemente) da chi riceve a chi propone.

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2 Risposte

  1. C’è solo una soluzione; portare le cugine…ai concerti !!
    Saluti
    D.C.

  2. vorrei maledette informazioni sulle strutture compositive della musica atonale di gyorgy ligeti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! sto diventando pazzaaaaaaaaaa

    KIara

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