quel vecchio maledivaci

Il concerto di ieri sera (Cherubini Ensemble) è stato piacevole. I musicisti, con le loro diverse personalità, si sono cimentati a dovere e con grande trasporto ed hanno ricevuto un notevole tributo di applausi (2 chiamate su Mozart, 4 su Beethoven). In particolare è stata valida l’esecuzione del mozartiano quintetto KV 516 in sol minore, che certamente ha più qualità e pregio stilistico rispetto all’op.104 di Beethoven – leggi: all’op. 1 n. 3 nella trascrizione tardiva da trio con pianoforte a quintetto per archi – meno cristallino e chiaro nel suo sviluppo e nella resa, nonostante il bel tema con variazioni che contiene.
In Mozart, invece, il conclusivo adagio-allegro è una sublime ciclotimìa. Quando l’ensemble lo attacca malinconicamente, uno è portato a pensare al possibile parallelo tra i due quintetti capolavoro (KV515/516, do maggiore sol minore) e le due ultime sinfonie ri-capolavoro(KV550/551, sol minore e do maggiore), quindi ad un parallelo tra questo movimento e la chiusa ansiosa della sinfonia n. 40, ma poi viene brillantemente smentito dal rondo che erompe dal violino e si consegna agli altri strumenti. Grande musica. 
La piccola chiesa era piena ed il concerto è slittato di venti minuti buoni per ospitare chi era ancora in coda al botteghino. Mi piace pensare che qualcuno si sia determinato a venire scorgendo il programma in rete (la mia creatùùùùùra! smile).
Unico dispiacere, un solo ascoltatore che nell’intervallo si lamentava dell’acustica. L’attempato straniero ci ha avvicinato (eravamo io e il Direttore Artistico) e ci ha chiesto : "Parlez-vous francais?" (sic) ed alla positiva: "The acoustic is impossible, there is a 7 [ellapeppa, ndr] seconds reverberation. Impossible, impossible, impossible". E se ne è andato prima che noi potessimo obiettare qualcosa – o magari accomodarlo in prima fila visto che qualche invitato non era venuto e c’era posto.
Pur confortato dal citato tributo di applausi e dal successo della serata, va detto che purtroppo i luoghi dove normalmente si fa musica a Firenze sono quasi tutti dotati di una acustica, eufemisticamente, problematica. Questo vale anche per i teatri, figurarsi le Chiese. Tra le quali Orsanmichele sicuramente si disimpegna meglio di altre – certamente però, quando è strapieno come ieri, molti si accomodano, come il nostro amico, nella navata laterale – quella del tabernacolo dell’Orcagna – e lì il suono forzatamente arriva un po’ bombato (non con 7 secondi però).
Morale della favola, se venite per favore non aspettatevi la sala di incisione della Polygram. E cercate di accaparrarvi un posto nella navata centrale. Sarete qualitativamente ripagati, questo per certo.

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