the big lakhuna

come sempre, l’unica cosa che so è di non sapere, tante e tali sono le cose che mi vengono disvelate. E che in molti casi erano proprio lì, dietro l’angolo, ad un passo dal mio occhio ignaro.
Nel presente caso, però, credo ci sia stato un concorso di colpa. Abbiamo parlato spesso di Terrence Malick, in questo blog (provate a fare una ricerca, se volete). E, pur ammettendo le mie colpe, se ho vissuto anni ed anni ignorando l’esistenza di un suo capolavoro, credo sia almeno in parte dovuto al fatto che la critica, recensendo La sottile linea rossa, rimbalzasse spesso da questo a Badlands senza soluzione di continuità.
E invece la soluzione c’è, si chiama I giorni del cielo , l’ho gustata ieri sera su Studio universal, ed è una autentica lezione di regia e fotografia.
C’è tutta la cifra del grande cineasta, e la sagacia di Nestor Almendros che vinse l’Oscar ma andò perdendo la sua vista durante la lavorazione.
C’è tutta la riflessione ormai proverbiale delle sue produzioni, con un montaggio che durò ben due anni.
Il testimone della muscolarità giovanile passa da Martin Sheen ad un Richard Gere a tratti perfino espressivo (miracolo), e la tragica essenzialità del plot si contrappone alla lussureggiante ed ampia fascinazione figurativa. Secondo uno schema che ho ritrovato anche in un bel romanzo di Mishima.
Il circostante perde la sua valenza secondaria e diventa narrazione ed anticipazione. Il vero cantore, come sempre in Malick, è la natura, con la sua intelligenza panica e previsionalità. Rispetto alle quali l’azione umana diventa forma ad libitum: basti pensare che ben presto si abbandonò il copione per recitare a braccio…
Tutto scorre in armonia col verso di Rilke: ed i sagaci animali già lo notano, quanto noi male stiamo di casa nel mondo già interpretato
Da vedere, rivedere, salvare.

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4 Risposte

  1. Io trovo che sia l’aspetto più rassicurante della vita: il fatto che ci siano sempre delle cose che possiamo imparare…

  2. Sono sempre più ammirato della tua visione sinestetica delle cose.
    Ciao, Bob.

  3. la sottile linea rossa è uno dei più presuntuosi, noiosi e paraculi film della storia del cinema

  4. benvenuto. sarei curioso anche della motivazione di cotanta agape

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