in noia veritas

Io mi sveglio tardi. Tutta la rete ne parla, anzi ne ha già parlato. ecCitati dalla "stroncatura mignon" (?) della Iliade e dalla lunga lettera di Alessandro Baricco che vi linko alla fonte. Oggi, sul cartaceo, la seconda puntata con repliche e cloches a travers des blogstars.
Quando Baricco scrive "circostanziate la stroncatura", potrebbe anche avere ragione. Ma cosa distingue il critico dal normale appassionato?
Ed il primo non può mai mutarsi nel secondo?
Quando Baricco ammette una cesura tra stroncatura e fenomeni paralleli ad essa, siano la stilettata del critico o il bùùù degli appassionati (che da domani immagino non più intenti ad applaudire o fischiare, ma a lanciare relazioni scritte dal loggione, in silenzio), delegittima una "fisiologia comportamentale" dello spirito umano. Lo fa a buon diritto?
Diabolicamente penso che abbia preso la palla al balzo per far parlare di sé, mi viene in mente il proverbio preferito di zio Giulio, per cui a pensar male si fa peccato ma talvolta. E’ più forte di me.
Ma riconosco che ha sollevato un tema difficile, a forte coefficiente di antipatia: l’esercizio del diritto di critica si porta dietro una responsabilità? deve essere sottoposto a lacci e lacciuoli – contenuto, motivazione – nonché a criteri di legittimazione dello scrivente?
Oltre a questo, le tematiche più avvolgenti ed importanti che lo scritto solleva non riguardano le noiose vicende personali scrittore-critico, ma:
l’asserzione implicita "ho diritto ad una recensione" (perché vendo / perché sono il nuovo che avanza), bene chiosata stamane da Sanguineti (guarda caso, un poeta);
il fatto che la stroncatura d’autore sia merce quasi irreperibile al giorno d’oggi.
Ricordando con nostalgia il terribile e circostanziatissimo pollice verso di Citati all’Umberto Eco di qualche anno fa (Pendolo od Isola? non mi sovviene), convengo che sull’ultimo punto c’è da riflettere. Congiuntura, amicizia del critico col criticando, che spesso sfocia in quello che chiamo, con simpatia, mollichismo. Da cui pochissimi, consapevolmente o meno, sono immuni. Questo, in effetti , va combattuto.

(che noia tutto ciò, comunque. Ancora maggiore se mi toglieranno la vis corrosiva dei corsivi)

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5 Risposte

  1. A me è piaciuta la risposta di Giulio Ferroni, sempre su Repubblica.
    Ciao!

  2. A me è piaciuta la risposta di Giulio Ferroni, sempre su Repubblica.
    Ciao!

  3. A me è piaciuta la risposta di Giulio Ferroni, sempre su Repubblica.
    Ciao!

  4. Vicende come queste mi intriscono non poco, e non perché ci siano da assegnare la palma del torto e quella della ragione. Perché questi sono proprio dei bei tipi. Ferroni è stato molto carino nella sua risposta, ma sento riecheggiare il suo petto gonfio di accademico dietro le righe, una spocchia elegante e discreta che ben conosco quando si parla di queste cose. Quanto a Baricco: sarà pure un antipatico, un narciso, un furbo, uno che vive di autocompiacimento reiterato e cponosce benissimo i meccanismi della fascinazione collettiva, però… vivaddio, con tutte le porcherie che l’editoria sforna ogni giorno la sua scrittura e la sua conoscenza della lingua italiana non sono proprio da buttar via. Nel senso che Baricco piace o non piace. Però scrive bene. Non tutti i suoi libri sono allo stesso livello, ma su molte sue pagine e suggestioni ci possiamo risparmiare l’ironia.
    E dunque, Baricco ha ragione – a mio parere umilissimo – quando chiede che il piano delle critiche a lui rivolte non sia sbilanciato. E gratuito. Chi scrive, chi pubblica, finanche chi – come noi – imbratta l’etere di pixel, sa di esporsi pubblicamente all’opinione degli altri. Ma la critica dev’essere legittimata, sì, e in questo caso non certo dal pedegree dei due giganti Citati e Ferroni ma più semplicemente dal modus, che in ogni cosa non guasta mai.
    Un caro saluto.

  5. Non lo sopporto, ma io sto con Baricco dalle maniche della camicia arrotolate.
    Ha assolutamente ragione, le critiche devono essere circostanziate e non venire dall’alto di un’arroganza supponente.
    Ciao, Bob.

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