poesia accidentale, lavoro ideale

spazientivo il mio turno per la consueta sessione di elettrochoc, e nella sala d’attesa campeggiava un poco attraente connubio di riviste tra Famiglia Cristiana e veline nude: ricordava il segno della croce pre-onanistico di busiana, frequente citazione. Ben nascosto, un magazine d’arte e cultura destinato ai possessori di un orologio che non potrei permettermi neppure decuplicando il mio salario.  Lo abbranco (il magazine): non male. Verso la coda, una poesia di bellezza non comune, adiuvata da una traduzione fine e delicata. Malauguratamente, non ho pensato di trascriverla: errore mio o di redazione, ho ritenuto che il poeta fosse del XVIII secolo, e quindi che fosse facile ritrovarla in rete.
Oggi scopro che l’autore, Matthew Francis, è uno dei poeti inglesi contemporanei più promettenti, e che la poesia – The ornamental hermit – si fregia del premio TLS/Blackwell 2000.
Gli "eremiti ornamentali" erano giovani "au pair", strappati al mondo in funzione paesaggistica ed esibizionistica, destinati a popolare (come mufloni, scoiattoli o altra varia animalità) gli enormi e spesso anche rupestri giardini dei nobili inglesi del settecento. Gli si forniva sicuramente cibo; per il giaciglio i lords più intransigenti forse esigevano l’utilizzo di una caverna. Ma quasi sempre la accomodation era più agevole, ed erano fornite licenze non strettamente eremitiche tipo forniture di carta e penna… la multimedialità dell’epoca.
Infatti recenti esperimenti includono, oltre al diario personale, anche la fornitura di stereo portatile.
Conosco almeno un paio di amici che, scommetto, sarebbero interessati a questa "professione".
Potrebbe essere un interessante sviluppo anche per il golf: effetto sorpresa per il concentrato swinger che se lo vedesse sbucare da dietro un faggio, o addirittura hermit-bonus di n tiri se lo centri da lontano…
Io continuo a propendere per il giullare di corte o precettore (di tuttologia) come sbocco lavorativo ideale, ma un domani potrei considerare anche questo.
Tuttavia non voglio distogliervi troppo da un approccio all’autore della poesia, che è assolutamente meritevole anche negli altri suoi scritti e dal quale ho appena appreso purtroppo l’insussistenza – che lui sappia – di altre trasposizioni italiche del suo verseggiare.
Alla prossima seduta cerco di trascrivere.

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