is the Italian opera over?

ovvero come vedono la nostra crisi oltremanica.

nel frattempo, registriamo con dolore i tagli alla stagione del Carlo Felice.
E, quanto alle magagne di casa nostra, una intervista di oggi (Repubblica Firenze,pag. XI) al presidente dell’Ente Carifi, Edoardo Speranza. Il quale conferma lo stanziamento di 4,5m€ al Teatro a tutto il 2007; nega la volontà di introdurre rappresentanti dell’Ente in CdA; ma avverte il Maggio: "Ora, gestione ottimale"; "La città deve puntare su eventi eccellenti" e "di alto rilievo". Per fare di questa città "un luogo di vacanza culturale". E si riserva una valutazione, al termine del 2007, dell’operato dei nuovi responsabili, prima di confermare nuovi sforzi.
Alcune considerazioni.
Dalle parole di Speranza sembra che fino ad ora ci siano state solo schifezze, invece grandi e congiunti sono stati gli elogi per la levatura artistica degli spettacoli serviti finora al Maggio.
Quando si elargisce, non si dovrebbero imporre o ventilare condizioni. Anche io farò la mia piccolissima parte, anche quest’anno. Sulla scorta di Pascal, preferisco le buone azioni silenziose, dunque odio dirlo. Lo dico solo perché sarebbe assurdo e risibile che nella causale del mio bonifico bancario ci fosse l’indicazione: USARE SOLO PER LULU di ALBAN BERG (che è una delle mie opere preferite), ALTRIMENTI L’ANNO PROSSIMO CICCIA.
In parole povere, volendo credere che i rilievi di Speranza siano finalizzati non alla qualità ma al tipo di spettacoli proposti, abbiamo dunque una conferma del teorema Antoniozzi (vedi retro): bando agli sperimentalismi ed all’arricchimento del partrimonio di conoscenza; spazio pressoché esclusivo ai titoli da cassetta (anche per innestare sinergie economiche). Per carità: meglio la vacanza culturale che la vacanza della cultura. Ma l’efebico pubblico medio operistico (età media 65) si muoverebbe per Berio, Tutino, Ivan Fedele, Vacchi, Russo, Arcà? Chiaro che no.
Quindi forse la corretta formulazione della domanda che si fa il Times è: is the non-blockbuster opera over?
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3 Risposte

  1. > l’efebico pubblico medio operistico (età media 65)

    Bob, sei stato buono. Tanto per dirne una, ai Lombardi l’età media in platea secondo me si aggirava intorno ai 90. E non li superava solo perché c’eravamo noi due pischelletti che abbassavamo la media (cioè, ma te la ricordi la signora cofanamunita vestita di VIOLA seduta due potrone più avanti?? E la vecchia babbiona frOnscése seduta vicino a me, anch’essa col capello cotonato e con una camicetta orrenda, quella che commentava tutto con un “parbleu!”? [*])…
    Speranza, secondo me, qui fa la figura del cafone peracottaro: come se le produzioni del maggio, finora, fossero state delle ciofeche. Mi chiedo se abbia visto le stesse cose che ho visto io, oppure sono io ad avere le orecchie ovattate e gli occhi obnubilati dalla presenza di certe determinate persone sul palco?
    A ‘sto punto, ripeto pure qui il mio piano per la conquista del mondo: appena faccio ‘na fracca de soldi come architetto, o rilevo un teatro e lo ristrutturo cosicché sia acusticamente perfetto oppure ne progetto e costruisco uno ex-novo, poi allestisco solo opere che piacciono A ME, di cui IO faccio regia, scene e costumi, faccio dirigere solo a chi dico IO e faccio cantare solo la gente che piace A ME. Ecco, l’ho (ri)detto.

    [*] Erwin a Genova m’ha chiesto come faccio a ricordarmi dove/come/chi era seduto in teatro nel raggio di 50 poltrone da me, nonché come era vestito, cos’aveva mangiato, quanti colpi di tosse aveva espettorato…che ce volete fa’, deformazione professionale, sto molto attenta ai dettagli, io… 😛

  2. la paura è sempre che per ‘vacanza culturale’ si definisce qualcosa molto vicino a eurodsney, tanto noi ci dobbiamo solo ‘svagare’, divertirci e non pensare a nient’altro. QUindi… ben vengano altre mille traviate televisive popolari – se poi non ci sono le voci giuste chi se ne accorge. basta cantar bene libiam libiam.. –
    Mi piacerebbe solo che la smettessimo di credere alla simbiosi cultura/realtà economica… Come se la Primavera di Botticelli fosse un valore aggiunto per un fiasco di vino!!! UN risultato da nobel!!

  3. al pessimo trattamento dei beni culturali da parte dello stato, si aggiunge spesso una scarsa chiarezza sulla gestione di certi fondi da parte di fondazioni e fondazioncine. c’è gente che ci marcia sulle lamentele e incolpa il taglio al fus e ai trasferimenti e quant’altro, per coprire deficit di altra origine.

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