propedeuticità

In attesa della grande monografica degli Uffizi, ancora per una dozzina di giorni si può ammirare gratuitamente l’esposizione leonardesca all’Archivio di Stato. Leonardo, la vera immagine presenta al visitatore un apparato, non solo cartografico, tanto e tale da richiedere un tempo di visita superiore ai novanta minuti, benché la sala espositiva sia una sola.
Il titolo offre una duplice chiave di lettura: quella iconografica allude al fatto che la immagine leonardesca, così come noi la abbiamo scolpita in mente, è un retaggio di metà ottocento, dominando nel periodo precedente rappresentazioni simili a quella di Cristofano dell’Altissimo, mututate a loro volta da uno stile ritrattistico che si usava per le figure dell’antichità (Aristotele).
Ma il valore più diffuso ed autentico della esposizione sta nel restituirci una "verità" emozionale, esistenziale, sanguigna di un personaggio troppo spesso ridotto , sublimandolo, alla semplicità adamantina della sua arte. Le carte ci fanno percorrere tutta la vita del genio attraverso i suoi snodi principali, da cui trasuda una umanità forte e complessa.

Possiamo in questo modo raffigurarci le vicende dei suoi natali illegittimi; di una gioventù turbolenta con processi per sodomia ed insolvenza; del proprompere perentorio del suo talento, che lo porta a Milano rendendolo presto artista  a la page, come si desume dagli sforzi diplomatici dei Gonzaga per avere un suo ritratto. Il periodo girovago lo vede preso a prospettare ingegnerie militari, ma anche attento alla borsa nell’acquisto di proprietà a Fiesole, e pregiato dell’eredità del facoltoso zio. Viene poi il soggiorno a Roma presso il Valentino, il ritorno a Firenze e tutta la disputa sulla battaglia di Anghiari; il dolore per la morte del padre e la guerra coi fratellastri per la successione; il secondo periodo a Milano ed il carteggio di corte con Firenze per prolungare la sua permanenza. Infine il periodo romano segnato dal declino artistico e dal vecchio vizio delle tasche cucite – stavolta viene espulso dalla Compagnia della Pietà, una sorta di associazione fiorentini all’estero, per mancato pagamento delle quote associative. E gli ultimi anni ad Amboise, protetto e ben remunerato da Francesco I, ma sofferente di salute e dunque votato soprattutto al ripercorrere enciclopedicamente le proprie conoscenze (e forse i bei tempi).
Accanto ai documenti componente artistica è ben presente, già a partire dai disegni leonardeschi. Il culmine artistico della mostra sono forse i vertiginosi schizzi del 1473, in cui a diciassette anni il genio già anticipa la dettagliata visionarietà degli sfondi paesaggistici nei suoi capolavori; maniacale lo sguardo e il catalogo dei vestiti nel disegno di Bernardo Bandini Baroncelli (l’uccisore di Giuliano de’ Medici nella Congiura dei Pazzi) impiccato (1479).
Altre opere per me di notevole rilievo sono una medaglia bronzea di Benvenuto Cellini, un superbo schizzo di Michelangelo per i pilastri della Sacrestia Nuova, e le vedute ottocentesche dei luoghi leonardeschi – Vinci, Vaprio d’Adda, Amboise – nei disegni opera di Telemaco Signorini.
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