La bella “Rachia”

sulla odierna domenica di Repubblica (ora online in formato Acrobat, pagina 14), Concita De Gregorio intervista Alexander Rachmaninov, il nipote ottantenne di Sergei, giunto nella capitale per il Rach Gala dello scorso dicembre in Santa Cecilia. Leggo: Ora che i protagonisti della vicenda sono scomparsi, ha deciso di aprire l’album di famiglia e di parlare dell’amante fantasma che il grande musicista tenne accanto a sé per tutta la vita, d’accordo con la moglie, dalla Russia alla California.  "Una rivelazione che ci fa ascoltare la sua melodia infinita con altro orecchio", dice Alexander. Continua: la "nonna Natalia, che di Sergei era anche cugina, non era bella. Era una donna forte, solida, razionale, per così dire necessaria. L’altra era la passione, la sensualità, la corrente che spinge. Hanno vissuto tutti e tre insieme, nell’esilio e fino alla morte."

Si scopre poi che è in lavorazione un film, con inizio in quest’anno – cast d’eccezione, hollywoodiano, e finanziatore svizzero, 30m$ già disponibili. Titolo provvisorio (terribile) Triangolo di passione, canovaccio e sceneggiatura con sovraintendente… proprio Alexander: "Il segreto non è del tutto svelato, ancora. Quando lo sarà cambierà la storia della musica". Punto… due punti! (cit.)
Si sente aria di sensazionalismo pro botteghino, ma liquidare tutto in questo modo non sarebbe per principio atto equanime, poiché altri grandi compositori avevano una "vita segreta" rilevante per la comprensione delle proprie opere. Valuteremo dunque, per capire. Non per "ascoltare con altro orecchio", ché la musica, per tutto il momento in cui ti bacia, ti richiede, come ogni amante, di abbandonare le altre cose della vita, comprese le vicende personali delle "parti contrattuali d’ascolto". L’orecchio dunque è e rimane fine a se stesso, e l’apparato critico è il mare che eventualmente circonda (ed irrora, ma non sommerge) l’isola dell’esperienza d’ascolto.
Poi è vero anche che, in questi tempi difficili, tutto fa. E che per me la classica tutto deve fare fuorché assecondare la sua innata tendenza al patriziato. Ben venga quindi anche la eventuale hollywoodizzazione (immortalbelovedizzazione) della vita, se avvicina anche un solo spettatore in più alla musica, al demone. Purché si tenga mentalmente distinta la patina dalla storiografia.
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5 Risposte

  1. Ma non esiste un altro modo per attrarre le persone alla divina musica di Rachmaninov?
    Bisogna fare filmetti tipo Beatiful?

  2. in questo periodo di “cupio non dissolvi” per la cultura in genere e la musica, tutto fa. molto spesso la musica è stata veicolata all’attenzione da film non proprio attendibili, quello che conta è che l’ascoltatore fulminato sappia e vogli approfondire, valutare, spingersi oltre…

  3. Credo tu abbia ragione…
    Ma io mi chiedo il film Shine ha avvicinato la musica ai concerti di Rachmaninov?
    Spero di si..
    Credo che questo compositore debba ancora essere rivalutato come uno dei più grandi del secolo scorso..
    Mi auguro che nel nuovo film come colonna sonora vi sia anche il secondo concerto che io adoro..

    P.s
    Grazie per il tuo passaggio dal mio blog..

    Sergei Appassionato

  4. credo proprio di sì. riguardo a Shine, mi sembra di ricordare che le vendite del “Rach 3” all’epoca subirono una vera e propria impennata, e tra l’altro molto venduta non fu la colnna sonora ad opera di Helfgott, ma esecuzioni a mio avviso ben più meritorie – su tutte quella di Shura Cherkassy per la Decca…

    grazie a te, ed a presto

  5. Preferisco Rachmaninov stesso, Horowitz soprattutto ed anche la Argerich…
    Ottimo anche Cherkassy comunque.

    Per il secondo concerto non ho dubbi:
    Sviatoslav Richter, il messaggero degli dei..

    A presto Bob..

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