attenuanti generiche (?)

sono circa le 19 e 30 quando Giò mi lancia un messaggio legittimando pienamente la frase sacramentale che introduce ogni mio quesito a lei: "tu che sei tecnica". Mi dice che ascoltando per la N volta il DG genovese si è accorta essere Ildiko Komlosi un mezzosoprano. Capita però che la scrittura di donna Elvira sia per soprano, e quindi la fenomenologia dei lamentati "strilli" è molto semplice. Ci arriva faticosamente. E’ un po’ – mutatis mutandis – la storia di quando canto i bollenti spiriti facendo la doccia (aspicite spectaculum atrocissimum, cit.)
Quindi è possibile concedere le attenuanti alla cantante ungherese, ma è possibile anche, all’opposto, chiosare con "chi è causa del suo mal" o con un più accorato "macchitelaffattofa’??".
La cosa infatti è curiosa: tra i tanti ruoli per soprano, quello di Elvira – per come lo vedo io – è caratterizzato da agilità più che potenza, e tessitura uniformemente alta.

A tal punto che si adatta particolarmente a soprani  come Barbara Frittoli (e lo dicemmo). Cfr. l’aria del barbaro che, dalla radio, ci ha messo in allerta sin dalla entrée del personaggio.
Sul palcoscenico, i fenomeni di camaleontismo non sono infrequenti. Personalmente, la Carmen (mezzosoprano) di Maria Callas (soprano) è quella che in disco mi emoziona di più, anche se lo fa per un insieme di fattori inerenti alla concezione psicologico-drammatica del ruolo, alla peculiarità del timbro, dunque non solo alla tecnica.
Al Maggio di quest’anno abbiamo applaudito un altro switch anche questo molto interessante. Violeta Urmana ha dato vita a Floria Tosca, con grandi consensi – il che è già cosa meritoria, trovandosi di fronte ad un monstre: ancora la Divina Maria, che a mio giudizio, interpretando questo ruolo con Victor De Sabata, vi ha sparso sale per le cantanti a venire. [A proposito: meglio per me gli highlights dell’integrale, perché i takes di questa incisione sono differenti (come si può sentire nel Mario! Mario! Mario!)].
Verò è, tornando a Urmana, che la scrittura pucciniana offre, rispetto a Mozart, più punti di contatto tra "mezzo" ed "intero" sopranismo.
La parabola artistica di Urmana è degna di nota. Studia – se non erro – i primi anni come soprano, passa al mezzosoprano (ottima Eboli), e recentemente assistiamo ancora ad una riqualificazione verso il primo ruolo. Nella dicitura del suo sito, ma anche nelle scelte di repertorio che già vedono presente Norma e vedranno presto, piuttosto indicativamente, una Elisabetta di Valois.
Probabilmente alla base di un così spiccato eclettismo c’è una oggettiva evoluzione fisiologica del timbro.

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5 Risposte

  1. Bob, io non so se sia una questione di evoluzione fisiologica del registro (più che del timbro) o cosa.
    So solo che non avevo sbirciato il sito della Komlosi, e quindi non avevo idea che fosse un mezzosoprano.
    E so pure che nel coro mi hanno “alloggiato” nel “reparto dei soprano”, principalmente perché non ho intenzione di sforzarmi a scendere sotto al do centrale (ma chi me lo fa fare???)…penso che se uno deve sforzarsi per cantare in un registro che non è il proprio, poi va incontro a delle défaillance che non danno merito agli anni di studio e alla reale ed effettiva bravura, ed è un peccato, no?

  2. dicevo della Urmana.
    sì il rischio è alto

  3. Buonasera! l’esempio della Carmen della Callas è molto azzeczato. Infatti per la maggior parte dei casi (secondo me),non è una questione di tessitura del ruolo ma di uno studio adeguato che permette alle voci (qualsiasi voce) di affrontare un ruolo. La scrittura di Carmen è veramente per un contralto, ma visto che è più una “commedia francese” che un melodramma, interpretandola più sul parlato che sul cantato, fa risultare una fantastica Carmen persino un soprano di agilità, come era Callas. Elvira, in effetti, è scritta alta, si vede specialmente nei recitativi. Ma fra le mie Elvire preferite è proprio un mezzosoprano, Agnes Baltsa. E lei, come Teresa Berganza (ricordiamo ottima Zerlina-soprano) sono classici esempi di mezzosoprani mozartiani e rossiniani. Il mezzo-soprano nasce come (ed è) un soprano (la distinzione non esiste fino al tardo Donizetti), un soprano della capacità delle note gravi e un certo colore scuro. Spesso non si può fare veramente una distinzione fra un soprano lirico e un mezzosoprano, specialmente quanto si pensa a Frittoli che ha una zona grave bellissima e timbratissima (unica Fiordiligi), o a una Baltsa che ha una zona acuta luminosa come un soprano (Rosina). Ineffetti sia un soprano che un mezzo devono avere un do sovracuto, e spesso il mezzo fa meno fatica ad arrivarci, del soprano. Tutto una questione di preparazione di un ruolo, il scoprire i segreti e come le specifiche parti sono nate (le prime interpreti), pazientemente mettere in golla i punti più critici, studio e ancora studio, e cosi tutte le voci possono affrontare bene tutto. Penso… Un caro saluto e grazie per l’ospitalità.
    Eleni

  4. Attenzione!
    La Callas era un drammatico d’agilità, quindi con centri e gravi corposi.
    Aveva iniziato la carriera cantando Wagner e Turandot.

  5. è vero. Infatti guardare in rapida rassegna, attraverso le immagini, la metamorfosi anche corporea attraversata dagli inizi agli anni Viscontiani resta davvero impresso.
    Semmai la domanda è: quanto di quel registro si è, diciamo così, “liofilizzato” e trasformato dalla megadieta (1953-4) in poi?
    Si può parlare di Carmen “corposa”, oltretutto in una incisione che arriva a ridosso di anni vocalmente difficili? O piuttosto il valore aggiunto di questa Carmen è nella sua poca “accademia timbrica” che drammaticamente rende così vivo gelido e sprezzante il suo personaggio – e lo dico rispetto ad esempio alla irreprensibile, ma meno emozionante per me, Leontyne Price con HvK.?

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