1772 – 1985 – 2005

…Giunto ormai il mese di dicembre del 1772, il principe Estheràzy non accennava a voler partire dal suo prediletto castello e la solitudine pesava ai musicisti, oltretutto minacciati da una riduzione dell’organico e degli stipendi. Ricorsero al loro Kappelmeister, Franz Joseph Haydn, che compose una sinfonia singolare, divenuta celebre come Sinfonia degli Addii… dopo un primo tempo di carattere drammatico, un Adagio di andamento dolce e un inquieto Minuetto, attacca un tumultuoso Finale, espressione di gioia e serenità. Ma ecco che improvvisamente il movimento veloce si tronca ed inizia un malinconico Adagio: qui i singoli strumentisti, terminata la loro parte, deponevano lo strumento, spegnevano la candelina che ardeva sul leggio e lasciavano la sala.

Così, a poco a poco, il direttore restava solo con due violini – probabilmente il primo violino Luigi Tomasini e lo stesso Haydn – nella sala semibuia, finché anche questi terminavano malinconicamente la loro melodia… (testo tratto dalla Storia della Musica de Agostini e dal "Giacomo Manzoni").

E’ stato bello ma sottilmente struggente ascoltare questa sinfonia come manifesto della lotta contro i tagli. Come ho già scritto, essa è stata una delle prime sinfonie che ho conosciuto nell’adolescenza. Senza nulla togliere alle grandi pagine corali vocali e strumentali; all’arguto Mario FUS Cavaradossi che ama tanto la vita eppure muore disperato; al conclusivo, magnifico Va’ Pensiero (con tanto di diretta telefonica Firenze-Roma) che è stato accompagnato nel palco anche dal cast di Tancredi ascoltato ieri; ma è stata proprio la partitura di Haydn, interpretata anche visivamente con  tanto di candeline dall’orchestra diretta da Giuseppe Mega, che mi ha emozionato di più. Forse ero, nascostamente, il più emozionato della platea. Prego perché non sia un simbolo, una chiusura del cerchio, sono nato musicalmente con Haydn ed ora mi inquieta ritrovarlo, come un corvo del Götterdammerung, a dirmi che tutto è in pericolo. La risposta del pubblico c’è stata, e la simbiosi tra orchestra e città è stata pienamente testimoniata. D’ora in avanti è necessario uno sforzo parallelo, continuare a sostenere e sensibilizzare con tutte le energie.
Ah, dimenticavo: il principe Estheràzy capì il "messaggio subliminale" della sua orchestra e si dimostro benevolente quanto a permessi e gratifiche. Del resto era un principe. Che dunque dei nostri governanti, se non un: qui si parrà la lor nobilitate.

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