Quark melomani

quando ero ormai convinto di essere un isolato e sperduto maniaco del silenzio assoluto durante l’opera, Giò mi ha solidalmente confortato perché pure per lei qualunque immissione sonora anche sotto il decibel, a sipario alzato, è qualcosa di intollerabile. Comunque domenica ci è andata piuttosto bene. Salvo episodi-spot che hanno arricchito la mia tipologia (o patologia) dell’ascoltatore.
Partiamo da ciò che si era già verificato in passato alle mie orecchie. Il Ravana club. Ovvero quel circolo di nobili, distinte e normalmente un po’ attempate signore che, rimaste perfettamente immobili durante gli intervalli o i cambi scena, puntualmente, sempre e soltanto a musica iniziata, sentono l’impulso primordiale di cercarsi qualcosa in borsa.Caramelle, toblerone, rosari, chiavi di casa. Il ravanare produce un output non roboante ma alla lunga (assieme alla visione della breakdance dell’artefice) logorante, per fortuna non accompagnato da fonemi. Inarrivabile la vecchierella col sacchetto di plastica alle prove del Don Carlo (cfr. archivio), che ha sepolto il preludio al quinto atto, domenica c’è stato solo uno sferruzzare di catenine di occhiali a guisa di mese mariano lungo tutta un’aria, per fortuna a distanza di sicurezza, ma mica troppo. Focolai di R.C. erano stati rilevati in primavera agli Amici della Musica, ove peraltro il pubblico è assai educato, fossero tutti così.
Neologismo fresco fresco, invece, per il vicino che commenta ad alta voce. Avete notato? E’ sempre quello col timbro più basso, suadentemente devastante. Aggiungi un po’ di calata toscana e, in confronto, Cesare Siepi sembrerà un controtenore. E’ il bUritono. Ad ogni episodio famoso, immancabile giunge un "eccolo! è questo!" così profondo che lo crederesti proferito da von Sydow nel settimo sigillo. Al ricordo di una Luisa Miller del ’91(?) ho dovuto mio malgrado esplodere, con altri, in un ssshhh copioso e liberatorio. Si sarà acquietato?
…In voce sì, ma… eccotelo librarsi in volo e mutarsi da bUritono in cardellino, per posarsi sui flauti e con loro fischiettare i dolci richiami del coro O Signore dal tetto natio. Fortunatamente per non più di un paio di battute, sennò c’era da temere che Giò gli puntasse la carotide. Il cardellino era inedito, al massimo ho avuto una Billie Holiday che a poche sedie da me cantava il Traumerei di Schumann bissato da Lang Lang. Ma di gentil sesso trattavasi.
Quali altre amenità ci riserva il futuro?

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