“sincope” di Stendhal

dopo quel libro – mi è stato detto – non sarai più lo stesso. Era una previsione entusiastica: dopo il primo capitolo sono già cambiato. In peggio o in meglio non so. So solo che ho paura a proseguire nella lettura. Tremo, mi si annebbia la vista. Ieri sono quasi svenuto. Bello = tremendo (Rilke). Ammirazione che porta alla distruzione. L’ho riposto, credo che sia troppo ciò che ho già assimilato, sono tornato al più placido calamajo di Verdi.
Tutto è nulla: nasce dal nulla, diventa nulla. Nel momento in cui esiste, contiene in sé il nulla come sua condizione fondamentale. Chi afferma l’esistenza delle cose le pone in contraddizione con se stesse. L’esistenza – perno reale del razionalismo occidentale (Hegel), quell’età della tecnica cui si allude nel titolo del libro, che si giustifica e  fa leva sulle cose nel momento in cui esistono – si pone come menzogna, come la consolazione di genitore del Canto notturno.

Eppure, è d’uopo esistere. Leopardi, che scorge chiaramente il nulla ma pone l’accento anche sull’esistenza come negazione del nulla, è la colonna d’Ercole dell’occidente, si pone al limite estremo del pensiero occidentale – sull’orlo del precipizio del nichilismo assoluto che renderebbe impossibile vivere. E’ l’adepto più lucido della follia occidentale.
Un libro così è devastante, ti fa viaggiare le sinapsi e andare oltre, ad esempio collegare tutto in maniera problematica con la necessità della religione che, sia o non sia "nei limiti della sola ragione" (Kant), è comunque una medicina collegabile ai suoi risultati. Handle with care.
P.S. avete anche voi dei libri che vi hanno causato deliquio o la sensazione di non essere più la stessa persona?
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9 Risposte

  1. Se ti dicessi che l’ultimo a causarmi deliquio è stato questo?
    a.

  2. Se ti dicessi che l’ultimo a causarmi deliquio è stato questo?
    a.

  3. O.T.
    Capito qui in ascolto.
    Cercavo una musica imprevedibile per la luna ciarliera del Ferragosto che fu.
    Di grazia, Messer Bob, ne avrebbe una, di luna, fra le sue tante musichevoli… lune?
    Ascolto

  4. Forse sarà banale, ma il libro che mi ha regalato le emozioni più forti è “Il Barone rampante”, probabilmente perchè, aldilà del valore intrinseco, lo ho letto in un momento particolare della mia vita.
    Ma credo sia così per tutti i libri, cioè che i segni che ci lasciano dentro siano direttamente riferibili al nostro stato d’animo contingente.
    C’è stato un periodo in cui mi sono sentito Castorp, desideroso di prolungare la mia (presunta) malattia…e potrei fare altri esempi.
    Ciao, ti segnalo un’ora dedicata a DFD in filodiffusione questa sera, dalle 20 alle 21.

  5. Che libro era?

  6. ps. io quando mi sento male ne cerco subito sempre uno ma di solito non faccio in tempo a leggerlo per cambiare.., quindi non riesco

  7. quello linkato sotto “handle with care”

  8. bello.., dev’essere interessante —
    quando avevo iniziato a studiare ‘lettere’ all’università (pressapoco in questo periodo, ero molto emozionata..) il primo corso era su leopardi —

  9. pensa che pensavo il libro fosse ‘sincope’ di Stendhal, ma non mi pareva di ricordare che avesse fatto un libro intitolato sincope..

    anch’io ‘aspetterei’ a casa un libro della bur, invece in questi giorni un libro che avevo un po’ ‘sfogliato’ e mi a-vrebbe forse cambiato un po’ la vita è ‘Il linguaggio della follia’ di D. Cooper, edito da feltrinelli ma purtroppo fuori catalogo ora.. Cmq si trova in biblioteca..

    C.

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