Busseto Festspiele

i libri che mi sono accaparrato per le "vacanze" sono quasi tutti di poesia, ma le eccezioni sono notevoli. Una di esse è lo splendido epistolario tra Giuseppe Verdi e "Clarina" Maffei, curato criticamente da Cristina Gastel Chiarelli per Archinto Editore. Si tratta di una lettura tutt’altro che saggistica, anzi appassionante come un vero e proprio romanzo storico, in tempi gravidi non solo di musica ed arte ma anche di sussulti ed eventi. Ne esce quindi non solo il Verdi artista ma anche il Verdi pienamente nello Zeitgeist. Lo consiglio davvero a tutti – a prescindere dal grado di passione operistica – anche se il prezzo, che almeno per me è stato di Euro sedici (non tredici) non è proprio di lancio…

Leggendo alcune pagine e scorrendone altre, mi ha colpito più di tutti il paragrafo che riassume alcuni giudizi di Verdi su Wagner – cui mi sono approcciato con nella mente i Baye-reuth-matismi dei giorni scorsi. E che mi ha portato al ricordo del vecchio sceneggiato (ripreso di recente da Piero Angela), con la vita del nostro massimo operista che veniva sciovinisticamente descritto come il "buono" in perenne dissidio con una sorta di "oscuro teutonico".
Cito da pagina 178 del libro, ove scopro che la considerazione di Verdi per Wagner è molto più complessa e meditata.
…intanto, nel 1883 era morto Richard Wagner. Verdi aveva reagito alla sua morte con parole che nessuno si sarebbe aspettato:
"Triste! Triste! Triste! Wagner è morto!!! Leggendone ieri il dispaccio, ne fui, stò per dire, atterrito! Non discutiamo. E’ una grande individualità che sparisce! Un nome che lascia un’impronta potentissima nella Storia dell’Arte".
Anche le sue questioni sulla musica del coetaneo tedesco erano cambiate: da quella già citata prima impressione espressa all’ascolto della sinfonia del Tannhauser, "è matto", era passato infatti successivamente ad annotare sullo spartito del Lohengrin, che aveva sentito diretto da Mariani a Bologna, dei giudizi ancora piuttosto duri: "Impressione mediocre. Musica bella, quando è chiara e vi è il pensiero. L’azione corre lenta come la parola. Quindi noia. Effetti belli d’istromenti. Abuso di note tenute e riesce pesante". All’epoca della composizione dell’Aida, si era fatto mandare gli spartiti delle opere del maestro tedesco e i suoi scritti teorici e disse di condividere con Wagner l’idea di un’orchestra invisibile al pubblico, mentre in un’intervista del 1898 rilasciata a Felix Filippi dei Berliner Tagerblatt, a proposito del secondo atto del Tristano avrà modo di confessare, senza mezzi termini, che lo considerava "una delle creazioni più sublimi dello spirito umano nel campo dell’invenzione musicale". Ciò che più in passato lo aveva fatto esplodere e continuava ora ad irritarlo era il fatto di essere stato più di una volta considerato dai saccenti critici un suo imitatore…
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