contraBBasso dantesco

ringrazio sentitamente il Maestro Salvatore Villani e Madame – in totale, svariati decenni nella galeotta Orchestra del Maggio, lui primo contrabbasso, lei violino – per la squisita accoglienza a cena di venerdì scorso. Tra discorsi a ruota libera – a volte taglienti – sulla scena fiorentina, come pure sui grandi del presente e del passato, una serata trascorsa troppo in fretta. Negli occhi e nei sorrisi dei miei interlocutori, quella passione musicale mista a thankfulness per averla potuta esprimere ai massimi, che li rende oggetto di una punta di assai benevola invidia.
Al termine dell’incontro "Toni" mi ha omaggiato di una rarità – le sue esibizioni di virtuoso in dvd, risalenti agli anni ’80, in duo col pianoforte.

Mi sono imbattuto così nella almeno da me poco conosciuta letteratura per contrabbasso, fatta di un insospettato – ma naturalissimo! – lirismo unito a vertici tecnici. Lo strumento, così corpulento, svela un’anima di wrestler dal cuore gentile.
Non credo sia facilissimo ascoltare pagine per contrabbasso solista o accompagnato. Ne è prova che la letteratura promana soprattutto dai grandi solisti. Se tralasciamo infatti il famoso assolo nell’opera di Ravel L’enfant et les sortileges, nonché passaggi impegnativi in alcune sinfonie di Haydn e Mendelssohn ("Riforma"), ci imbatteremo in nomi non universalmente noti al grande pubblico dal lato compositivo.
In particolare ho apprezzato l’esecuzione dei brani di Giovanni Bottesini (due Elegie e le Variazioni sul Carnevale di Venezia) ed Isaia Billè (Adagio e Tarantella); quest’ultimo è un illustre figlio della bella città di Fermo, che infatti gli ha dedicato l’auditorium della sua scuola di musica, e fu autore di un famoso metodo per contrabbasso. Altro artefice di partiture fu Sergei Koussevitskij, che prima di approdare ai fasti della sua arte direttoriale si affacciò alla musica proprio come contrabbassista.
Un bel quadro di gruppo di grandi strumentisti, che spesso furono anche compositori, si trova qui.
Insomma, una lacuna bellamente e piacevolmente colmata. Ma allora perché quel gioco di parole nel titolo, presago di pene infernali? Semplice: per le discopatie che la povera schiena del virtuoso, costretta ad estensioni e curvature quasi pavimentizie, deve sopportare!
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Una Risposta

  1. una splendida serata, eh!
    sono tanto contenta per te, ti sento sempre meglio bell’uomo….
    un bacione grande!
    Bea Cacao

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