critica della critica

Sasaki Fujika (mon dieu! una blog-star in questa blog-stall! smile) mi porge una considerazione mica male, partendo dalla famosa frase di Iago nell’Otello Verdiano – io non sono che un critico –  da me anteposta, con spostamento all’imperfetto, quale titolo al recente post su Michael Nyman. Dice Sasaki nei commenti che la frase equivale al "filosofo, ragioni" di Schaunard in Bohéme (dopo "Vecchia zimarra")… Io, invece smemoratamente e contenutisticamente, l’ho interpretata come una tautologia  basata su una qualche identità tra esistenza e facoltà di critica.
Bello questo spunto – sum, ergo censeo. Specialmente in presenza di un cromosoma, quello italico, del tipo "siamo tutti X". Ove X sta per allenatori, politici, skipper, meteorologi, ex-pornoattori – ovviamente anche esperti di musica parole ed immagini.

Bello spunto, anche perché attecchisce alla etimologia, che ci porta al greco krìno, cioè esamino distinguo e dunque giudico, con connotazione neutra – quella kantiana del resto, che altrimenti il trittico di Critiche del sommo sarebbe nella sua monumentalità un inno al suicidio!
Ma ad un certo punto qualcosa comincia ad andare male e tale neutralità si spezza. Il dire del critico diventa dire necessariamente male. Prova ne è lo stesso libretto di Boito: Iago risponde a Cassio che, briaho ‘ome un tegolo (si dice a Firenze), gli intima di celebrare Desdemona – Tu, Iago, canterai le sue lodi. A meno che il librettista non considerasse la lode come attività creativa originale rispetto alla critica come creatività mediata, l’accezione unilaterale attribuita al risultato della critica appare evidente. In pratica: io non posso lodare, sono un critico!

Oggi il lemma "critica" presenta una dualità, verificabile in ogni dizionario, tra espressione comune e ambito specifico artistico-culturale, dove ancora si pospone la specificazione di favorevole/sfavorevole.
Sarebbe interessante indagare il quando ed il perché di tale scisma verbale. Che per un poetazzo come me porta una ventata di meta-significati da dare al silenzio.
Tuttavia sembra che il lato oscuro predomini, a dispetto della predetta neutralità di base, anche nel settore specialistico. Basti pensare alla musica ed alle attitudini di massa dei critici, che prendono spesso troppo sul serio il loro ruolo. Alcune manifestazioni interessanti ne sono la pandemia Zeffirelloide ("mai parlare bene di un allestimento che non presenti almeno due arazzi XV sec. e 380 kg. di broccato"), oppure la caccia al Falstaff (cioè al critico sospettato di parlare sempre bene di tutti, onde acquisire abbondanza di inviti a teatro o a cena, casse di vino, insaccati, ius primae noctis col giovane soprano etc.). Una espressione di tale sentimento è questo articolo, citato da romanzieri.com. Per quanto mi riguarda, è vivo il problema di come svilire un polittico di interpretazioni tutte valide per restare statisticamente affidabili…

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5 Risposte

  1. HEMM.. MI sembra un blog interessante ma..hai distrutto la mia autostima… non c’ho capito na mazza…. atcz.

  2. > caccia al Falstaff (cioè al critico sospettato di parlare sempre bene di tutti, onde acquisire abbondanza di inviti a teatro o a cena, casse di vino, insaccati, ius primae noctis col giovane soprano etc.).

    praticamente “caccia a Vincenzo Mollica”.

  3. Piccola curiosità.
    C’è poi da considerare come la parola scritta in versi, e porterò un esempio proprio da Boito e l’Otello verdiano, qualche volta sia oscura anche ai cantanti.
    Leggevo, anni fa, che Domingo ha cantato per molti anni il “dassenno” del suo dialogo con Jago del secondo atto, senza coglierne il vero significato intrinseco.
    In effetti, specie in alcune registrazioni non ufficiali più recenti (diciamo dal 1978 in poi) Domingo ha una consapevolezza diversa nell’espressione di quell’avverbio, che deve essere pronunciato con la calma di chi ha ancora fiducia in Desdemona, in opposizione alla provocazione antifrasica di Jago.
    Ciao Bob, scusa l’OT e buon fine settimana.

  4. Mettiamola così: lo spunto iniziale (a commento di quanto avevi scritto) è corretto tu l’abbia preso come una tautologia quale è, a tutti gli effetti. Ma il doppio valore stava nel fatto che così come la prima era una citazione di Otello, la mia arrivava da Bohéme. E questo sarebbe stato carino sottolinearlo 🙂

    Infine, sono molto d’accordo con quello che hai scritto: “Siamo tutti X” è una chicca.

  5. capperi, non è che non l’ho sottolineato apposta, e che proprio non me lo ricordavo!
    comunque se mi fosse sovvenuta l’origine non avrei dato adito a tutte le elucubrazioni successive 😀
    adesso vado ad autoflagellarmi a torre del lago.

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