quattro amici al Zar

ho ancora poche ore di vantaggio sui quotidiani a proposito del Boris Godunov fiorentino, quindi vi rendo conto delle mie impressioni seguite alla prova generale di mercoledì sera. Eravamo davvero in pochi, mi sono accentrato come si conviene.
Credo che non tutti usciranno con titoli entusiasti sull’allestimento di Eimuntas (regia) e Marius (scene) Nekrosius, che comunque si trovavano di fronte ad un grande problema: quello di realizzare una macchina scenica in grado di passare attraverso nove quadri senza farci fare l’alba… naturale quindi che la loro realizzazione fosse, in qualche accezione, "povera". Il dilemma è stato risolto attraverso alcuni elementi fissi: una sorta di catacomba, bene in evidenza nei quadri popolari, nascosta in quelli ambientati socialmente più in alto; le sovrastanti messi di grano, accarezzate dal vento; ma soprattutto attraverso una copiosa utilizzazione di figure umane ed animali, della loro gestualità come elemento riempitivo e dinamico. La coreografia come scenografia, in gran parte.

Da notare come le catacombe ed i tre onnipresenti uomini-gufo (a metà tra Baba Yaga e la dolce Euchessina) siano comunque elementi autoreferenziali riguardo a Mussorgski, rimandando ai Quadri di un’esposizione. Più importante è sottolineare come l’intenso rimando alla popolarità ed al folclore russo – per usare una terminologia cara all’amica Alba Donati, alla "Repubblica contadina", dalle donne sgobbate di fatica – colga nel segno quando, subdolamente presente anche nelle scene "regali", rappresenta questa continua osmosi tra elementi sacri e profani, nobili e popolari, algidi e gigioneschi, di cui tale cultura e mentalità sono contemporaneamente intrise.
Prova interessante, densa di spunti, chiaramente destinata a essere invisa allo zeffirellismo imperante, ma gradevole ai miei occhi ed al mio cervello.
Più piano e meno contestabile il giudizio acustico e vocale. Chapeau alla lettura "ideale" di Seymon Bychkov, che si inserisce pienamente nel solco tracciato da Zubin Mehta: la ricerca del massimo nitore e freschezza orchestrale. Alcuni episodi, ad esempio il quadro di Dimitrij e Marina, hanno una sensualità timbrica che credevo propria solo del miglior Debussy; nelle grandi scene di massa (incoronazione di Boris, consiglio dei nobili polacchi), il coro e soprattutto l’orchestra confermano le grandi note di merito acquisite in Tosca, nel progressivo ed inarrestabile affrancarsi da una certa patina che aveva velato la resa sonora di qualche performance operistica e sinfonica più risalente, verso un’assoluta eccellenza. Intelligentissimo poi il direttore nell’agire in simbiosi con la trama, stringendo negli episodi più o meno puramente drammatici onde dare colore, e dilatando invece il tessuto sonoro quando l’elemento narrativo o la sottile psicologia di alcuni personaggi prendono il campo.
Il cast vocale è tutto di ottimo livello: salutiamo in Ferruccio Furlanetto, mattatore della ribalta, un Boris maturo, moderno, forte nel registro e sorprendente nella abilità di connotazione ed introspezione, ed annotiamo tra i migliori della serata anche la limpida Marina di Julia Gertseva ed il bel Rangoni di Valeri Alexeev.
In conclusione un Boris che va visto, non fosse perché a mio parere la multimedialità della percezione giova a capire ed apprezzare appieno la gamma dei risvolti di un’opera difficile, per certi versi frammentaria, non troppo comprensibile col mero ascolto di un cd, anche per la difficoltà della lingua. Ma ricca di momenti memorabili.
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7 Risposte

  1. > i tre onnipresenti uomini-gufo (a metà tra Baba Yaga e la dolce Euchessina)

    ommioddio. 😀

    p.s.: hai per caso chiesto quando iniziano a vendere i biglietti per i Lombardi? (messaggio subliminale: dueottobre-dueottobre-dueottobre-dueottobre-
    dueottobre-dueottobre-dueottobre-dueottobre-
    dueottobre-dueottobre-dueottobre-dueottobre-dueottobre…)

  2. (…meanwhile, in another part of the world…un altro Boris.)

  3. … ma nekrosius aveva già fatto regie di opere? che scoperta…

  4. amletica: ha esordito proprio al Comunale con la regia del Macbeth del 2002 (non c’ero).Leggi quiAlexa: la notizia la sapevo e l’ho già lanciata (cfr. post “cura Ludovico”), sono molto d’accordo sull’iniziativa e sui rilievi dell’attivissimo Paolo. Tanto più che non tutte le cose proposte in cd valgono il prezzo al dettaglio…

  5. uhh..non devo averlo letto se l’avevi già detta..
    baci baci.

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