Mahler, spirito affamato

Ad esempio, per me, Mahler nell’ultimo movimento della quarta sinfonia scrive la colonna sonora di una vittoria, ma non del trionfo di un esercito o di una Nazione su un’altra, ma il raggiungimento della pace interiore. Credo che chi raggiunge la vetta di una montagna, se potesse scrivere delle note, si esprimerebbe con questa musica.
E’ innegabile che Amfortas,  tra uno Zibaldone di pensieri, sappia sempre attecchire con un messaggio di invito all’ascolto o al riascolto. Ed allora prendiamo questo Sehr Behaglich (molto piacevole) finale. Una decina di minuti in cui il soprano (o la voce bianca di un giovane cantore, a seconda delle incisioni) si intreccia soavemente col tema principale, che a sua volta si riaggancia ai famosi "sonagli" del primo movimento nelle pause narrative. Prendiamo questo finale e lasciamo da parte gli altri tre quarti della sinfonia, per un attimo. Anche il famoso Ruhevoll (tranquillo), il tempo lento e cantabile con cui Umberto Eco rappresentava una effimera felicità a due nel Pendolo di Foucault.

Che strano movimento! ricco di un’iniziale gioia rarefatta che subito si ispessisice e quasi si innervosisce. Di una tessitura eterea ma poi impaziente…
C’è tutto Mahler, secondo me. Il tendere all’ultraterreno implica pace interiore, ma forse solo raffigurata, per l’impossibilità di ottenerla qui. La pace arriva nel momento della rappresentazione di essa, e solo in quel momento – onirico – in cui si perde il senso della grigia realtà. Questo è a mio avviso il senso (o almeno un senso) del compiacimento lirico in Mahler, ed anche in fondo la sua imediata capacità di avvincere.
Ma che bizzarra felicità, qui! Quella di un anima "in credito", che ha sofferto e vuole per sé una gioia spirituale ed edonistica insieme: presentando il conto di una vita sciolta nel rimpianto?
Il lied "La vita celestiale", appartenente alla raccolta Des knaben Wunderhorn, fu composto molto prima del resto della sinfonia, e quindi questo Finale, già pronto ed a sé stante nel 1892 come canzone orchestrata, costituisce il nucleo della ispirazione della Quarta. Scrive Mahler: C’è la serenità di un mondo superiore, per noi estraneo, che possiede qualcosa di spaventoso ed orrendo.
Il compositore inserisce uno iato neanche troppo latente tra tematica e timbrica musicale da un lato, e parola dall’altro. Morbido grotesque, con suggestiva coincidenza di opposti tra felicità spirituale e terrena, anche di attualità religioso-comparativa. Crudeltà sorridenti che si proclamano innocenti perché contadine e improntate a fede.

Mi fermo qui, trascrivo il testo (con qualche suggestione in grassetto) e vi prescrivo di condurre il vostro ascolto e le vostre parole. Se siete in caccia di una versione e non volete andare in negozio, su karadar.com ce ne sono ben tre, tutte di estremo interesse storico e artistico, tra qui quella del mio feticcio Kirill Kondrashin.

Noi godiamo i piaceri del cielo, perciò fuggiamo le cose terrene. Il tumulto mondano non s’ode nel cielo! Vive ogni cosa nella quiete più soave, noi conduciamo una vita angelica, e tuttavia siamo anche molto allegri; balliamo e saltiamo, saltelliamo e cantiamo. San Pietro in cielo ci sta a guardare.
San Giovanni lascia andare l’agnellino, ed Erode, il macellaio, sta spiando. Noi mandiamo a morte un grazioso e paziente agnellino, innocente e paziente. San Luca scanna il bue senza pensarci tanto. Il vino non costa un soldo nella cantina del cielo; il pane lo infornano gli angioletti.
Buoni ortaggi di ogni genere crescono nel giardino del cielo, buoni asparagi, fagioli, e tutto ciò che uno desidera. Scodelle ricolme sono pronte per noi! Buone mele, buone pere e uva buona. E i contadini sono tolleranti. Vuoi un capriolo? vuoi delle lepri? Sull’aperta via ti passano davanti!
Se capita un giorno di magro, subito accorrono tutti i pesci con gioia! E già San Pietro corre lì con la rete e con l’esca, nel vivaio del cielo. La cuoca sarà Santa Marta.
Sulla terra non vi è certo musica che alla nostra si possa paragonare. Undicimila fanciulle si avventurano nella danza. Persino Sant’Orsola ride a vederle. Santa Cecilia e i suoi amici sono eccellenti musici di corte! Le voci degli angeli rinfrancano gli animi, così che ogni cosa si desta alla gioia
[Salvo agnelli buoi caprioli lepri pesci e forse qualche fanciulla molestata, ndr].

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3 Risposte

  1. Grazie per la citazione, se vai avanti così comincerò a montarmi la testa :-).
    Trionfo, ieri a Trieste, del Faust di Gounod, alla faccia di tutti i benpensanti e delle critiche beghine preventive.
    Ciao, bob

  2. ho volutamente omesso per invidia che – a quanto ho letto nel tuo blog – sei stato fregiato del titolo di “re dei melomani”.
    attendo dettaglio criticho del Faust. Qui fino a metà giugno (Boris) siamo un po’ in disarmo.

  3. di Mahler potrei dirti una cosa, che avevo ascoltato parecchie volte la ‘sinfonia’ (non so come si chiama) n. 1 ‘titan’, e qualche altra (meno) forse..

    è un ‘genere’ che mi va bene credo..

    C.

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