alle origini del vizio

Non posso negarlo. Lucki, col suo commento, mi ha fatto – ahivoi – partire l’amarcord.

Ed eccomi a riportare il pensiero a circa vent’anni fa, quando sul banco di scuola che accomunava me al mio amico Budello, allo stormir di primavera e dopo aver sfogliato una pletora di riviste specializzate durante le spiegazioni di filosofia, decisi di comprarmi il mitico CD 650 della Philips, che all’epoca era il più costoso di tutti e mieteva orde di 10/10. Aveva la funzione FTS – Favourite Tracks System – una sorta di ROM che conservava le playlist di ogni cd. Budello, abile negli acronimi, constatando il mio fervore per il nuovo acquisto, lo ribattezzò Fatti Tante S….!
Fino al 1985 non apprezzavo la musica classica. Avevo quindici anni, semplicemente non mi interessava.
Il primo cd che comprai, col lettore, fu il greatest hits dei police.
Un giorno a scuola Budello se ne esce dicendomi che mi passava prendere con l’Aprilia per portarmi in un negozio di cd. Quale? Quello in Piazza del Duomo. Presto divenne la nostra mecca. Altro acronimo, scritto dappertutto, anche nei registri e sui muri. SVDMOP? Si Va Da "Marchi" Oggi Pome?
Lavoravan là due commesse oltre la ventina che ovviamente non ci degnavano di uno sguardo. E lui. Il Vate del culto demoniaco. La persona che, prima in quel negozio poi da Nannucci, mi ha sempre guidato e motivato negli acquisti, alimentando con sapienza imprenditoriale la mia compulsione. Il mio amico Luciano.
Ma prima dell’autunno il nostro sacello era quello della musica leggera, per cui finii le mie paghette estive con dischi talora pregevoli (the Autobiography of Supetramp), talora da cambiare alla pari con un sottaceto (Big Country – The Seer). Il Vate, umbratile, glissava sull’arco a tutto sesto che portava ad una stanza nel retro, fiocamente illuminata e con alcuni scaffali argentati.

La svolta avvenne tra autunno e inverno. I miei genitori festeggiano il compleanno a venti giorni di distanza. Io ero clamorosamente in ritardo e volevo restare fedele al principio "compra loro qualcosa che fra un mese utilizzerai tu"! Per cui andai al negozio. E il Vate me la buttò lì.
"Perché non regali loro qualcosa di classica?".
Già, mi parve un’idea conforme al principio, quantomeno. Solo, cosa?
Nella stanza soffusa sul retro c’era un megaimpianto cd con cuffia, pesante solo a guardarlo. E a lato gli scaffali che contenevano gli allora pochissimi cd di classica. Una sensazione strana e adimensionale. Mi trovavo improvvisamente spoglio di ogni nozione discografica o musicale. A canticchiare musichette inconsce agli alieni come Truffaut, sperando che corrispondessero.

Dopo un dì di ascolti, comprai:
– Una selezione di fughe e corali per organo di Bach (con la Toccata in re minore, ovvio), eseguite da Marie Claire (smile) Alain. Etichetta erato.
– La Pastorale di Beethoven. Slovak Philharmonic Orchestra, Bystrik Rezucha. Naxos.
– Le sinfonie 40 e 41 di Mozart dirette da Abbado (London Philharmonic). DG
– Il concerto per pianoforte di Caikoskij (Arrau-Davis), in un disco Philips con anche quello per violino (Accardo-Davis)
Questi dischi, tutti a medio prezzo, furono il mio rituale iniziatico. Impacchettati, scartati dai miei che subito li snobbarono, passati al mio setaccio uditivo nei giorni invernali…
Il violino ancora in splendida forma di Accardo. Questo Rezucha che non sarà Karajan ma fa respirare le transizioni del primo movimento come se l’orchestra avesse i bronchi ostruiti e fosse a curarsi in pineta. Il Bach della novena natalizia, e della felicità che non c’è. E la superba ed elegante lettura di Abbado, che anche oggi reputo tra le migliori.
Nacque tutto così.
Budello poi si fidanzò con una ragazza della classe sopra, che gli passava i cd di classica del padre e lui me li mostrava. Quelli a prezzo pieno. Con l’orecchietta digital recording in alto a destra. Di lì a poco infransi anche io il tabù economico, con i concerti per violino di Bach della Archiv.

Ma il demone non poteva fermarsi a pochi, casuali acquisti.
E nel passaggio dal ginnasio al classico ecco pararsi sulla mia strada una delle persone più importanti della mia vita, anche se credo lui non lo sappia: il professor Paolo Maria. Alto ed austero, con una spina dorsale inflessibile, barba e capelli brizzolati, una sorta di Metternich redivivo.
Insegnandomi italiano latino e storia dell’arte, mi fece capire che ogni disciplina non deve stare mai da sola ma fondersi con tutte le altre. Sulle prime io non lo capivo affatto, ed i cinque fioccavano, ma quando appresi il concetto la sete di conoscenza fu inarrestabile.
Un bel giorno P.M., nel mezzo di una spiegazione, prorompe con un indovinello musicale. Chissà, avrà visto i cataloghi della Deutsche mal nascosti sul mio banco, o qualche cd… comunque se ne esce su "qualcosa relativo agli addii in musica". Il giorno dopo feci lo spocchioso e dissi di avere indovinato, lui accettò senza chiedere ma in realtà non era così. Io credevo si riferisse alla sonata Les adieux di Beethoven, lui invece si riferiva alla Sinfonia degli addii di Haydn.
In ogni caso capii di avere un referente autorevole, e nei giorni che seguirono cominciai a dedicare qualche ricreazione a discutere con lui su alcuni dischi che portavo in classe per scambiarli. Glieli mostravo e ricevevo giudizi tipo "Bruckner è un gran trombone" sulla stregua di Brahms e del sarcastico giudizio di pitoni sinfonici ; oppure discutevamo su quali fossero le migliori sinfonie di Brahms in assoluto.

E il colpo di grazia, da parte sua, fu quello di consigliarmi questo libro, il Manzoni.
Qui la classica si trasformò da divertissement a passione sfrenata ed enciclopedica. A disciplina da coltivare e da sondare, quasi fosse stata insegnata con le altre materie. Le bachianas brasileiras erano importanti no solo almeno quanto l’eroica, ma almeno quanto Cicerone.
Il meccanismo perverso non si tradusse solo nell’inondare la casa di cd, ma anche di libri e saggi. Vennero gli studi storici, l’approccio operistico, le nozioni di teoria della interpretazione.
E nel gennaio 1988, dopo tanti concerti (tra cui Kleiber!!) seguiti controvoglia e senza motivazione a rimorchio dei miei, il primo concerto a cui ho volontariamente ed appassionatamente assistito. Gustav Kuhn, Sinfonia dei mille di Mahler. Mi ricordo che ero l’unico in smoking, da tanto ci sentivo…
Il resto è vita quotidiana.

Devo quindi ringraziare tre amici per avermi fatto conoscere questo mondo.

Se sei in fondo a questa forse noiosa storia, lucki, sappi che al di là della preparazione – che è solo uno zefiro – ci vogliono la scintilla e il vento.
Come è successo a me.
La scintilla la puoi trovare solo mediante ascolto, e non è detto che la cosa sia immediata.
Scegli secondo le tue preferenze, o anche a caso se vuoi, tra queste liste (guarda anche il capitolo "dischi consigliati"). Appropriati di qualche materiale musicale ed ascolta. E mentre ascolti, ascoltati.
Magari Bach ti fa schifo ed adori Beethoven, magari il contrario. Magari ami Lutoslawski.
Quando senti che la scintilla ha preso, soffiaci sopra col Manzoni, portati sempre un pochino più avanti. Arrapati nel desiderio di conoscenza dell’ignoto.
Poi ovviamente vienici a raccontare.

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8 Risposte

  1. splendido post Bob…bellissimo davvero, l’ho letto tutto d’un fiato…
    “Ogni disciplina non deve stare mai da sola ma fondersi con tutte le altre.”…
    “al di là della preparazione – che è solo uno zefiro – ci vogliono la scintilla e il vento.”…frasi che hai buttato lì, ma che sono di una bellezza e di una verità meravigliose. Mi hai emozionata! e ti lascio un bacio

  2. a proposito di libri … sto ascoltando, anzi riascoltando Brahms però vorrei approfondire con la lettura di qualche monografia interessante. Mi piacerebbe capire meglio dal punto di vista storico il passaggio di concezione da conservatore a “progressivo” (penso alla conferenza di Schoemberg). Sai consigliarmi qualcosa? Il Manzoni di cui parli può essere interessante anche sotto questo aspetto? Grazie (scusa le eventuali imprecisioni) ciao

  3. Ruckert: espungendo Brahms dal discorso, prova con il Gentilucci, Guida all’ascolto della musica contemporanea (Feltrinelli), che più che essere un compendio enciclopedico mira proprio ad evidenziare analogie e differenze tra le varie tendenze del novecento con una narrazione abbastanza discorsiva.

  4. grazie proverò a cercarlo 🙂

  5. bob mi dici una musica bella che posso ascoltare? dammi un titolo o mio maestro 🙂

  6. un racconto a dir poco fantastico! Di una tenerezza infinita! 🙂
    Insomma, dobbiamo ringraziare Budello (piuttosto, lui è rimasto immune?), ma soprattutto Marie Claire, nota enfant prodige, che nell’85 (a soli 6 anni!!!) già incideva!!! 😉

  7. Ciao Bea!!! sono contento che tu ti sia appropriata dei miei ricordi!
    MC, Budellik mi seguì per un poco, ci scambiavamo i dischi spesso, ma al riempimento del primo armadio di cd ci ha dato un po’ su… ora è sposato con la fidanzata di allora ed hanno tre bimbe!! mi sa che non ha troppo tempo per ascoltare… 🙂

  8. “Splendidissimo” racconto di vita vissuta, bob.
    Concordo con la tua lettrice Beatrice, frasi da incorniciare, davvero.
    Ciao.

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