Bravi! “Cosa rara”

che l’allestimento del Don Giovanni al Maggio fosse destinato a non passare inosservato era già desumibile dalla prevendita. Feromonica, direi. Tutto esaurito in poco tempo, surclassata la Tosca (pure, un titolo di richiamo, e con nuovo allestimento), figurarsi il Boris che sarà a giugno. La prova generale di ieri è stata una giustificazione con formula piena per tale appeal.
Scelte centrate, tante. A cominciare da una filologica migrazione al più piccolo – altra ragione del sold-outTeatro della Pergola, mio personale oggetto di culto e architettonicamente molto più d’atmosfera rispetto al novecentesco Comunale. Clima raccolto, con l’inevitabile brusio della prova generale che diventava riso aperto ai recitativi e non dava più fastidio, anzi riusciva gradevole rimembranza dell’iconografia filmica settecentesca, la “buona” e ridanciana gente imparruccata sugli spalti, a cui gli attori insegnan la morale.
Ma questo Don Giovanni ha un protagonista assoluto che si chiama cast vocale, sul quale ci profonderemo tra poco. Ed un deuteragonista nell’estrema intelligenza che tutte le forze in campo hanno dimostrato. A cominciare dall’orchestra, guidata da uno Zubin Mehta quantomai direttore operistico in senso pieno e consapoevole: le sue scelte vanno nettamente verso l’ammorbidimento delle dinamiche a favore dei protagonisti sul palco, con una interessante accentuazione degli episodi drammatici. Taglio dunque leggero nel dipanarsi del canovaccio, bruno forte e staccato agli estremi dell’ouverture e della scena finale. Quasi un parallelo strumentale del Commendatore, Mehta: uno psicagogo di rettitudine, un Tadzio furtwangleriano, ma non così corrusco ed assai poco petulante.
Saggia anche la collaudata regia di Jonathan Miller (ripresa da David Ritch), volta a dare una certa raffinatezza ai personaggi. L’intensiva e mobile scenografia di dominanza grigia*, entro la quale i costumi d’epoca e le coreografie mirano a restituire un historically correct, uno sfondo neutro per la pietanza principale.
Che, come detto, sono i cantanti.
Non si può restare indifferenti, se non per malcelata invidia per i tombeurs de femmes, alla qualità del mattatore annunciato, Don Giovanni, il basso-baritono  Erwin Schrott. Al quale si rischia – a suo danno – di affibbiare l’etichetta attoriale di prestante rubacuori, ed amen. Occorre invece ribadire le doti tecniche di questo giovane interprete che, a medie costanti di miglioramento, si avvia certo a fulgidi traguardi: nitidezza del timbro e varietà nell’espressione sono di prim’ordine. E’ profondissimo lo scavo, l’indagine del personaggio anche e soprattutto nel recitativo; personaggio che mi è parso, nelle sue mille sfaccettature vocali, seduttore assai più moderno e malizioso di quanto appunto l’iconografia del macho lasciasse pronosticare. Esiste certo anche una grande presenza scenica ed una naturale “latinità”, che a volte si traduce in un rubar tempo all’orchestra (Aria dello champagne), ma senza grossi scompensi – basti pensare alla bella e soffusa serenata. Interprete dunque caleidoscopico che meriterà molta attenzione nella prossima scena musicale.
Perfetta, poi, e forse la gemma più lucente della serata, la Donna Elvira di Barbara Frittoli, affascinante ed intensa solista che non mi ha mai fatto saltare dalla sedia con Verdi (l’ho vista e sentita come Elisabetta e Desdemona), ma che in Mozart trovo semplicemente eccezionale per cristallina agilità lungo tutta l’impervia tessitura. Le sue grandi arie, ricche di insidie, sono condotte senza alcun appunto possibile ed estrema sicurezza. Sono contento di poter tributare le giuste lodi ad un’artista con cui in passato ho usato un po’ di freddezza. Chapeau!
Gli altri interpreti non sono da meno, e la forse non altrettanto mirabolante timbrica è stata supplita nella Donna Anna di Mariella Devia (altra star) da una grande intelligenza nel porgere e varietà di accenti. Stesso dicasi per il Leporello di Natale de Carolis, servitore raffinato e sarcastico assai più che grottesco. Note liete dalle parti vocalmente più leggere, la tecnicamente valida Zerlina di Veronica Cangemi ed il Don Ottavio di Giuseppe Filianoti, gestualmente ingessato e dunque proprio per questo pienamente nella parte dell’amante ingenuo e schietto, testimonio di un bel cantare leggero che molto si addice al personaggio stilisticamente più retrospettivo e psicologicamente più a sé stante dell’opera. Solide anche le prove di Masetto, Alex Esposito, e del Commendatore Marco Spotti, che sfida Schrott in un vero petto a petto finale.
Tutto il cast si disimpegna dunque in modo meritevole di lode: anzi, viene da dire, finalmente un Don Giovanni perfettamente intellegibile! senza incertezze linguistiche o uggiose enfasi caricaturali.
Ad esser proprio pignoli si dovrà notare, in tre piccolissimi episodi, una discronia tra orchestra e cantanti (Schrott: l’Udisti, in mezzo alla prima aria di Elvira**; De Carolis in un punto all’interno del catalogo; Devia su un Vendetta ti chiedo). Ma si tratta proprio di granelli di sabbia in un bell’occhio azzurro, senza scordare che era pur sempre serata di prova.
Bella edizione, coronata da grandi applausi per tutti in egual misura, e che lascia ben presagire per una stagione che mostra già due produzioni di assoluto valore. Non perdetevi se possibile la ripresa radiofonica di domenica su Radiotre. ***

*fossi Corsetti – che esce vincitore, per me, dal confronto registico, non so quanto questo lo consoli ma tant’è – chiederei: cosa si osa qui? a dimostrazione che dietro ogni apparentemente variegata critica alla regia c’è sempre lo zeffirellismo o qualche suo ceppo mutante.
** deve essere un punto difficile, perché entra tardi anche Bryn Terfel in studio con Solti, mentre è perfetto Ghiaurov dal vivo con Giulini
.
*** dopo la suddetta prima radiofonica devo registrare tante conferme. Una delle quali è il talento di Filianoti che ha interpretato alla grande le sue arie. Sentiremo parlare molto anche di lui, come Amfortas aveva anticipato! Riscontro anche una prova assai convincente della Devia, sulla sua ultima aria, con tutta quella sagacia interpretativa ed invidiabile estensione che avevo già scorto. Schrott forse ha letto i miei microrilievi (scherzo!), ed entra bene sull’Udisti citato, migliorandosi anche nell’Aria dello champagne, conferendo ulteriore lucidità al suo personaggio.

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5 Risposte

  1. Ho visto ed acquistato tempo fa un’edizione a par mio incredibile dal punto di vista orchestrale, questa: .
    Orchestra, dicevo, diretta egregiamente (che pulizia e che agogiche perfette!). Inoltre ch’è un Allen in splendida forma che nei recitativi sà imprimere un carattere incredibile al personaggio principale. Te la consiglio (visto soprattutto che gira a prezzi molto bassi).

    E poi… poi c’è Araiza… CIAO!

  2. Ops… mi ha segnato il link… scusa ma io e l’html siamo nemici da sempre!

    http://www.internetbookshop.it/cd/ser/serdsp.asp?shop=2749&e=0028947395928&from=kelkoo

    CIAO!

  3. grazie della segnalazione.
    non conosco questa versione che suggerisci, ho una grande stima del Marriner sinfonico. Oltre al Mozart dei concerti per piano e delle sinfonie, posseggo le ultime due di Schubert che dirette da lui mi sembrano a dir poco fantastiche.
    Per intenderci, solo Giulini (dal vivo) forse mi si è avvicinato alla nitidezza dell’Incompiuta registrata da sir Neville.
    Passo la tua segnalazione al reparto specializzato in Don Giovanni, vediamo che mi dice 🙂

  4. io ho il così fan tutte e le nozze di figaro con thomas allen, ma il don giovanni non l’ho mai visto in giro…

  5. Beh, ve lo consiglio caldamente. Io ho 4 edizioni del Don Giovanni e questa la considero la migliore! Calcolando che la prima è quella di Davis (vabbeH) MA la seconda è quella di ABBADO (con Terfel) e la terza è con Karajan (ultima rec. ‘zomma) non ho certo esempi di poco calibro! ^__^

    A proposito guru… che blog!!! Vado subito a dare un’occhiata! ^__^

    Yours

    MAURO aka Minstrel

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