granito sublime

Se la grandezza di un libro sta nella capacità quasi farmacologica di penetrare i nostri tessuti, oppure nell’adattarsi a loro come un vestito di pioggia autunnale, Il Soccombente di Thomas Bernhard è uno dei migliori libri che io abbia mai letto.
Ci sono tornato sopra in un momento di stanca e di stasi. Un monolito di centosessanta pagine senza a capo, cadenzate da incisi ossessivi. Ma le crepe ci sono, e proprio quelle segnano il lettore, più ancora dell’ampiezza dei temi trattati, più dell’oscurità sottostante.
Forse per un caso, per una congiuntura esistenziale, ma in questi interstizi ho trovato tutto: disperazione e senso di quasi darwiniana inettitudine, ma anche il calore di una minuscola fiamma nella asserita irripetibilità dell’individuo. Ed il dilemma "geografico" del confronto tra diverse profondità di approccio alle cose della vita.
Il tessuto artistico, la materia musicale – protagonista annunciata – diviene fluida e plasmabile. La storicamente inesatta, romanzata figura di Glenn Gould è un eroe (meno "nostro" dell’antieroe) nato ed imperante per dar voce dialettica agli infinitesimalmente enormi contrasti del quotidiano, non tanto alla musica – che pure serpeggia sempre, con la nobile dolcezza dell’Aria dalle Variazioni Goldberg: ascoltata per caso fuori da una stanza, improvviso melodico teorema di disillusione e morte.

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Una Risposta

  1. non avevi ancora letto l’ultimo mio pezzo, vero?

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