violenza (non) necessaria

“La sua ossessione per Brahms gli ha rovinato la carriera. Lo ammira troppo. Non lo ha mai ucciso. A un certo punto devi uccidere un compositore. Oggi è tutto un rispettare il compositore. Va bene, dico io, ma non esageriamo. Se hai troppo rispetto per il prosciutto che hai nel piatto, non avrai mai il coraggio di mangiartelo.”

Questa frase è a pagina 106 del libro di cui vi volevo parlare, Il Maestro di Robert Ford (Ponte alle Grazie, 286 pp., € 14,00).
Il rispetto estremo, sacrale, per la musica in sé prima ancora che per il singolo autore, per la interpretazione storica-autentica e non teleologica-evolutiva, si direbbe in giuridichese, è forse uno dei fattori dello iato tra classica e società. Iato peraltro difficilmente rimediabile sul lato esecutivo, perché gli esperimenti di contaminazione, dei quali altri generi musicali fanno spesso il loro punto di forza, spesso sono condotti in maniera grossolana.
Si tratta quindi di un peccato originale che la musica classica presenta, e che genera oggi profonde difficoltà, nel dilemma tra una contemporanea “colta” (scuola di Darmstadt, poi tempo reale, IRCAM etc.) ma esoterica, ed un ritorno alla tonalità accattivante ma non sempre supportato da verve creativa.
Tuttavia un ponte tra musica classica e popolare lo si potrebbe gettare e cementare. Manca il lavoro di sensibilizzazione sull’ascoltatore – quanti temi e richiami alla musica popolare ci sono nella classica! Bartok, Gershwin, Villa Lobos ma anche Berio o Takemitsu…Cogliendoli, la nostra volontà di approfondimento sarebbe bidirezionale.
E’ paradossale che questo ponte sia stato gettato dagli stessi compositori ma non stia in piedi proprio per l’atmosfera aulica che contraddistingue l’apparato di ascolto!

Al di là delle mie elucubrazioni, il libro presenta il suo miglior aspetto proprio nel permearsi di questa idea di peccato e colpa. Colpa artistica (anche) nella figura del protagonista, il direttore Cooper Barrow, affetto dal disagio e dal blocco dovuto alla propria insubordinazione. Colpa intrecciata alla tematica della Germania postnazista e poi postcomunista, dittature che ingenerano altre colpe faticosamente redente – attraverso due personaggi: Ziegler, forse il vero "eroe" del romanzo come il titolo suggerisce, e Petra.
Per il resto si tratta di una prova riuscita a metà. Nelle prime pagine stenta molto e dà l’impressione di essere tenuto insieme solo da quel sottile piacere erotico-enciclopedico che abbiamo noi appassionati, cioè il potere di deliziarci anche solo leggendo o pronunicando nomi di opere, sinfonie, direttori. Con lo scorrere delle pagine tutto si fa più dinamico e gradevole, si arriva alla fine con un certo gusto e suspense.
La proprietà tecnica con cui si descrivono i fatti di rilevanza musicale – con una buona intuizione su Brahms, per esempio, a pagina 211 – è controbilanciata dalla esigenza di pruderie da cassetta (cliché: lei piange disperata e lui di risposta se la fa. C’è anche in Kieslowski, ma vuoi mettere) e luoghi comuni sulle icone (Karajan: il direttore voluto da Goering contro Furtwaengler; Bernstein: “uno Stravinskij senza le palle”) ed altre semplificazioni di marcato retrogusto oltreoceanico. Finiamo da dove abbiamo cominciato. Violare la sacralità della musica. C’è modo e modo.

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Una Risposta

  1. volevo dirti solo che il bar ha riniziato a funzionare…
    armando

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