measures do matter?

Pinkerton: Sì, tutto in un istante io vedo il fallo mio (Madama Butterfly, secondo atto, parte seconda).

Una facezia ad introduzione di una brevissima nota d’ascolto. Sto ascoltando la Madama Butterfly di Puccini nella lettura di Giuseppe Sinopoli (DG e Lirica di Repubblica, in arretrato ormai): compiaciuta della propria voluttà, lentissima (3cd) e carica di enfasi dinamica.
Nella costante ed un poco immeritata deminutio critica di quest’opera, si pone l’accento sulle scarse innovazioni di linguaggio: il Maestro torrelaghese sembra più intento a contaminare e giocare che ad inventare.  Melodie giapponesi e star spangled banner, retorica librettistica ed una certa staticità nell’azione (ma quando arriva sto Pinkerton? specialmente se si è seduti sulle scomode sedie del teatro pucciniano all’aperto, come mi è capitato, verrebbe voglia di acchiapparlo dal camerino…).
Eppure un dettaglio mi colpisce sempre – e, si sa, le fortune critiche spesso si legano a dettagli. Quella relazione tonale di sesta minore che chiude l’opera. Accordo irrisolto, che lascia nel silenzio privandoci della naturale, tonica risoluzione finale. E che costringe a lavorare di cervello, a cucire lo strano iato tra una conclusione così compiuta, tragedia greca o "mishimiana", ed un dopo che dopo tanta perentorietà sembrerebbe superfluo. Forse che Pinkerton, classico americanone dalla coscienza posteiaculatoria, raccoglie in pieno il testimone del dolore solo nel gesto estremo, per cui si allude ad un non narrato speculare che segue il calare della tela?
L’accordo presago che chiude la Butterfly è lo stesso che apre (ogni sezione de) lo sconvolgente ultimo movimento della sesta sinfonia di Gustav Mahler. Ma in quest’ultima prelude ad un monumentale e concreto svolgimento.

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7 Risposte

  1. sì, necessitano di dettagli

  2. In altri luoghi (leggi forum di Operaclick), si è dibattuto a lungo su questa Butterfly.
    Io la trovo giustamente estenuante, Sinopoli doveva avere in mente HvK, quando la diresse.
    Pons è al meglio, forse il miglior Sharpless della storia del disco.
    Freni non ha quella freschezza da ragazzina che la rende straordinaria nell’edizione di cui sopra, ma l’interpretazione ne guadagna, peraltro, nei momenti più drammatici.
    Carreras purtroppo, per i ben noti motivi, riesce solo a farci capire le sue ottime intenzioni.
    Ciao, bob.

  3. ..anche se non lascio commenti passo a leggerti con piacere! 🙂
    Buona giornata
    ciao ciao

  4. Amo molto quest’opera, ma non conosco l’esecuzione di cui parli…

  5. michy, vado a linkarti una immagine di copertina. amfortas, puntuale la tua disamina. Volevo aggiungere che, a livello strumentale, sono stato anche molto colpito da una butterfly radiofonica trasmessa su radiotre qualche mese fa. Era, se non sbaglio, quella di Bruno Bartoletti del 9 luglio 2004 alla scala. Non so se la hai ascoltata.

  6. No, non l’ho sentita, mi spiace.
    Ciao, bob.

  7. ti piacciono tchiajkovsky e chopin?

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