terzo giorno – omaggio a Mozart

Lunedì 18, infine, una bella serata interamente tributata al genio di Wolfgang Amadeus Mozart, nella sempre splendida ambientazione di Orsanmichele. L’Orchestra da Camera Fiorentina rendeva infatti il suo undicesimo omaggio con cadenza annuale al genio salisburghese.
Nella prima parte del concerto sono stati proposti il Rondo per pianoforte ed orchestra KV 386 ed il Concerto per pianoforte ed orchestra n.12 KV 414. Entrambe le opere in la maggiore: del resto il Rondo, datato autunno 1782 come il concerto, appare probabilmente essere la prima versione del movimento finale dello stesso. Le opere si ispirano stilisticamente al minore dei figli di Bach, Johann Christian detto “il Bach di Londra”, scomparso proprio prima della loro composizione, nel mese di gennaio. Il pianista Marco Vincenzi, solista di pregio con un impegno discografico molto attento alla realtà compositiva italiana, nonché allievo di Maria Tipo (che era presente al concerto) ha interpretato le partiture mozartiane con proprietà e varietà timbrica, secondo un approccio semplice ed essenziale, elegante nel fraseggio e refrattario alla retorica dell’intimismo. Pregevole peculiarità dell’interprete genovese è stata inoltre la proposizione di una cadenza da lui stesso composta per il Rondo, mentre nel Concerto sono stati eseguiti gli originali mozartiani.
In generale, la lettura di Vincenzi è andata di conserva con l’approccio di Nuhram Ahman, direttore turco-armeno di stanza a Toronto, ove è direttore stabile della formazione sinfonica. Entrambi gli interpreti, con felice intesa negli attacchi, ci hanno restituito un Mozart terso e scarsamente problematico, volto più alla ricerca della felicità di espressione che alla esplorazione tensiva. Nonostante la ambientazione emozionale in qualche modo “funebre” della coppia di brani, le partiture sembrano legittimare questa visione: Mozart stesso mostrò nel suo carteggio di non prediligere questi pezzi per pianoforte ed orchestra se non per la loro fresca estrinseca piacevolezza, in contrapposizione – ad esempio – ad un Jeunehomme, scritto cinque anni prima eppure così innovativo e stilisticamente superiore.
I momenti migliori della esecuzione vanno ricercati nei movimenti estremi del concerto, in cui i cromosomi vitalistici del direttore e la ricercatezza del pianista sanno amalgamarsi al meglio.
Gli stessi elementi di valutazione sono utili anche per la sinfonia n.33 in si bemolle maggiore KV319, eseguita dopo l’intervallo. Di impianto aperto, anche essa meno complessa di alcune prove precedenti (sinfonia n. 29), il suo elemento aneddotico saliente è il richiamo in un paio di circostanze al famoso “tema mozartiano” do-re-fa-mi, presente in maniera eclatante nel finale della Jupiter ma serpeggiante in molte composizioni del grande Amadeus e per questo ha destato l’interesse, tra gli altri, dell’autore contemporaneo Riccardo Luciani che vi ha dedicato una sua composizione, Le tombeau perdu (1991).
Arman, direttore dal gesto ampio e circolare, mostra grande interesse per il riempimento delle dinamiche orchestrali, concependo la sinfonia come una grande ed un pochino ostentata manifestazione di gioia. Siamo lontani anni luce da quel interprete mozartiano, Karl Böhm, che asseriva di cogliere sempre un sottofondo di tristezza al punto di non riuscire a sorridere “nemmeno nel duetto del vino del Ratto dal serraglio”… nonostante questo, ancora, la sensazione è di grande godibilità, anche per merito di una OrCaFi che risponde al meglio in tutti i suoi registri, in particolare nell’organico dei fiati, di cui Arman riesce a cogliere la preminenza di trattamento e sviluppo che questa sinfonia riserva rispetto alle precedenti.
La Chiesa, gremitissima, tributava i giusti applausi per una serata dagli esiti interpretativi ragguardevoli.

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4 Risposte

  1. cos’avrei dato… cos’avrei datoooo!!!

  2. hey Bob, scrivi degli ottimi commenti musicali, con intelligenza e competenza. Questo articolo è stato apprezzato molto anche dal dir. Lanzetta. Scrivimi a info@cesarevalentini.com

  3. qundo mi ci porti all’orsa?

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