in fieri

Il numero 43 della rivista Compact Disc Classics, (credo) ancora in edicola , è particolarmente meritevole di segnalazione perché contiene, nel cd allegato, la prima esecuzione assoluta del Concerto per pianoforte violino ed orchestra di Felix Mendelssohn-Bartholdy, nella versione per grande orchestra dello stesso autore. Mendelssohn scrisse infatti questo concerto nel 1823, a 14 anni, per i due solisti ed un’orchestra di soli archi – mentre solo successivamente trascrisse la partitura includendo anche gli altri gruppi orchestrali.
La realizzazione di questa premiere – registrata dal vivo – si deve alla United Europe Chamber Orchestra, con solisti la giovane violinista albanese Suela Mullaj, e Massimo Palumbo al pianoforte ed alla direzione d’orchestra.

Nel titolo di questo post ho voluto dare la caratteristica principale di quest’opera. Un divenire di stile, un divenire di talento nella scrittura e nel trattamento.
Il lunghissimo primo movimento, Allegro, dà più degli altri il polso della recerche: si inizia con un tema fugato che testimonia gli intensi studi su Bach (cfr. anche le fughe per quartetto d’archi dell’op.81, compiute entro il diciottesimo anno di età), per poi estendere il discorso in un caleidoscopio di momenti manifestamente lirici, “strette” apparentate col Mozart dei concerti per pianoforte più maturi, perfino episodi popolari e di danza. Ciò che ovviamente manca ancora in questo movimento è l’unitarietà del disegno complessivo , vista la giovane età del compositore e la quantità di ingredienti presi in considerazione in chiave sinfonica.
Nei restanti movimenti – in primo luogo nel meraviglioso Andante con moto, ma in parte anche nel virtuosistico finale Molto Vivace – i parametri si rovesciano: il materiale tematico è molto più definito, felice e splendidamente trattato, ma l’impianto resta pressoché totalmente cameristico, sorta di gigantesca sonata per violino e pianoforte con un ruolo marginale dell’orchestra.
In base a tutto questo, il risultato interpretativo dipenderà dalla capacità di “creare”, soprattutto nel primo movimento, una coerenza di livello superiore, assemblando il materiale sonoro con un sapiente uso delle dinamiche e degli accenti.

Per quanto riguarda la presente registrazione, certamente da valutare tenendo conto anche del carattere live della ripresa, bisogna dire che gli ottimi solisti sembrano dare il massimo delle loro possibilità in momenti diversi, con conseguenti problemi di amalgama. Impeccabile la Mullaj nel primo movimento, cristallina e appassionata – le fa però da contraltare un pianoforte dal timbro ovattato e dall’accentazione indistintamente legata. Nel secondo movimento si raggiunge il meglio dell’intesa, con Mullaj sempre su buoni livelli e Palumbo finalmente vivo e classico nell’espressione; infine il vorticoso finale, dove la giovane violinista, alle prese con terzine difficili, denota qualche fatica timbrica in più dell’affermato pianista.
L’orchestra, dal canto suo, appare poco sospinta da una scelta di tempo (la cd. “agogica”) sempre tendente al lento nei primi due movimenti – ma soprattutto generalmente indisciplinata nel rapporto tra le sue componenti.

Il giudizio complessivo è buono, gli aspetti pefrettibili sono compensati dalla importanza della testimonianza sonora.
(Nel CD è presente anche il Concerto per pianoforte ed orchestra di Muzio Clementi).

[N.B. con questa recensione inizia la mia collaborazione "a tema musicale" col portale romanzieri.com]

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6 Risposte

  1. stavo giusto passando in edicola per prendere il vol 18 della collana lirica di repubblica, mi rovino e aggiungo questo

  2. accattivanti i tuoi ultimi post, meravigliosi quelli su dante.

  3. quale requiem per karol suggerisci?
    🙂

  4. domanda intrigante e di risposta non facile, ci penserò in giornata.

  5. grazie bob, ci conto!
    🙂

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