il possesso grande

[ora che ne avete visto mezzo, visto che il signor sky lo ha anticipato di mezz’ora rispetto all’orario da me indicato (e ne aveva ben donde!) vi sottopongo gli appunti sul Barbablu di Bartok che vi avevo promesso, in modo da poterle verificare nel prossimo passaggio di venerdì.]

Nell’opera Il castello del principe Barbablu Bartok, a mio parere, si interroga sulla valenza tendenzialmente omnicomprensiva dell’amore e della conoscenza ad esso legata con esiti spesso rovinosi.
La settima porta che Kekszakallu (Barbablu) non vuole aprire viene poi dischiusa solo a seguito dell’insistenza di Judit, che nel resistere alla dissuasione di K. è simile all’Oedipus rex di Starvinskij ed al suo esiziale "sciam!".
Dietro la settima porta ci sono tre donne che rappresentano il passato; coloro che "tutte" ha amato ed omaggiato con ogni sua risorsa. Proprio come è pronto a fare con J., offrendole se stesso e simbolicamente ogni materialità, sublime o terribile (ma per Rilke non coincidono forse i due concetti?), che sta dietro le porte precedenti. "Tutto ormai ti appartiene, dall’alba al tramonto", le dice K. allo schiudersi del suo regno senza confini oltre la quinta porta.
La sequenza cronologica delle donne di K. (mattina, pomeriggio, sera) rappresenta quella temporalità normale che però è immediatamente negata quando la successione degli eventi si sposta dal piano cronologico al piano interpersonale, del rapporto a due. Su questo piano la dimensione tempo si perde, e l’esperienza, il vissuto, è un detrimento. Assistiamo a quattro assoluti tra loro insanabili e contraddittori, incompatibili; proprio perché la dimensione temporale – che logicamente dovrebbe contare – non è vista come pertinente nell’impeto onnivoro dell’amore assoluto e della conoscenza assoluta.
Il nostro modello culturale e sociale rende estremamente problematico se non impossibile reggere un concetto completo di appartenenza e conoscenza, verso le quali naturalmente tendiamo.
Indossando il diadema e relegandosi, come sposa della mezzanotte, nel silenzio della settima porta, J. diviene passato, cioè irrealizzabilità del proprio progetto esistenziale e relazionale, proprio nel preciso momento presente in cui conosce. Dal canto suo K. la costringe ad abitare questa dimensione per riconsegnarle il suo significato, il suo progetto, ma in un’ottica fatalista di passato, di fallimento.
J. rappresenta la forza cieca volta alla affermazione di amore e conoscenza; K. la consapevolezza pessimistica, filosofica, dello squilibrio tra l’esperienza e le nostre più intime istanze motrici.

La resa di questi aspetti delicati si ottiene anche attraverso un linguaggio intriso di cromatismi, gigantescamente tardoromantico, dal sapore apertamente mitteleuropeo: libero dalle marcate istanze popolari come pure  dalla severità formale, elementi questi che reciteranno la parte di protagonisti nella produzione successiva. Potremmo parlare di quest’opera come dei "Gurrelieder di Bartok": una tavolozza infinita, voluttuosa – ed insieme un Abschied, una separazione da questa tavolozza, che in futuro, salvo forse l’ultimissimo periodo americano, non verrà utilizzata se non in modo spurio, amalgamata appunto con formalismi bachiani, elementi folkloristici, modalità estese.

La svolta del 1919 col Mandarino meraviglioso – svolta espressionista, violenta, iconoclasta e sessocentrica fino allo scandalo – vuole fare gioco non solo sulla rinnovata cifra musicale, ma anche spostare l’orizzonte da una indagine antropologica che porta a risultati di dolore e crisi. Naturale quindi la leva sull’istantaneo della conoscenza più marcatamente sensoriale, vitalistica, carnale! dotata anche di un surreale potere taumaturgico e risolutivo.

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4 Risposte

  1. anche solo per la musica in sottofondo è no spasso a passare qui…poi leggi i tuoi post e puoi fare il macho con le donne parlando anche di musica classica…eh eh…
    armando

  2. mannaggia mi sono scordato di settare la licenza creative: in caso di rimorchio mediante conversazione classica è obbligatorio citare la fonte. E mica solo se va buca!!! 😀

  3. Beh, uno può fare il *macho* (…………) solo con quelle che però sono interessate all’argomento.. le altre mi sa che cadrebbero addormentate 😉
    Chiaro che la tecnica si presta bene per una selezione preventiva delle seducende.. 🙂

    (.. ma perchè hai tolto i commenti pop-up?)

  4. potrei anche approfittare dello stato narcolettico 🙂
    i pop up li ho tolti perché qui c’è il link anche al singolo commento, ah che bel blog di servizio, altamente professionale…

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